Ce lo chiede l'Europa (recensione)

Se "Ce lo chiede l'Europa" non possiamo non sorridere, o applaudire, ma solo se ci troviamo in un teatro

Una commedia divertente e piacevole, sia musicalmente che artisticamente, con una sequenza di situazioni sicuramente dalla connotazione comica, ma che mettono l'accento sull'arte di arrangiarsi tipica dell'italiano e della quale non ci si riesce a liberare. Ma l'Europa veramente ci chiede questo? O più semplicemente è questo quello che preferiamo provare a dare, anche per evitare di metterci realmente a confronto?

Fabio Avaro mette in scena l'archetipo dell'italiano "contro", convinto che sia sempre di altri - in questo caso una non ben identificata Europa - la colpa di ogni male. Sempre ben disposto verso di sé e sempre eccessivamente critico nei confronti di non si sa chi, ma l'importante è individuare sempre un colpevole esterno, assolvendosi in forma costante. Assolutamente coinvolgente e divertente, nella sua assoluta convinzione che a tutto si può trovare un "rimedio" (ma nella formula sdoganata prima, più ingenuamente ma magistralmente, da Totò in "Chi si ferma è perduto" e molto più recentemente da Checco Zalone in "Quo Vado?" - vedi Quo Vado?, piaccia o non piaccia l'Italia è drammaticamente così), Gianni (è il nome del protagonista) si spende fino allo strenuo per convincere la malcapitata regista Katia (interpretata da Vanina Marini) a fidarsi di lui, millantando capacità artistiche e collaborazioni di alto profilo.

Lei d'altro canto ha la necessità di mettere su uno spettacolo, possibilmente decente, dopo la defezione del Maestro Albertazzi, per non perdere il lauto finanziamento europeo che il buon papà dovrebbe riuscire a procurarle, ovviamente soldi provenienti dalla tanto cattiva Europa (che quando elargisce capitali a fondo perduto, anche per prodotti "discutibili" tanto cattiva poi non lo è). In una più recente e sempre divertente replica l'irreprensibile Albertazzi (cit.) è stato, per ovvi motivi, sostituito con un altro ugualmente imponente Glauco Mauri. Così come - abbiamo rivisto la commedia a distanza di circa 9 mesi - sono state fatte piccole altre aggiustature e aggiornamenti di più stringente attualità.

La Banda dell'UKU (tre strumentisti dal vivo a supporto dello spettacolo) sostiene tutti i tentativi di "improvvisazione" scenica con una perfetta sequenza di innesti musicali che - da soli - valgono il costo dell'ingresso a teatro. E Vanina Marini è abile a trasformarsi da "vittima" (ma consapevole di un segreto) del "mattatore" a divertente parodia della sexy-presentatrice. Meno convincente l'innesto metateatrale dello "spettacolo europeo" sulle disavventure di chi deve realizzarlo, ma non si può nemmeno pretendere che si riesca a sintetizzare al meglio i "Rumori fuori scena" e riuscire a farlo nello spazio di un affollato atto teatrale.

Con una sequenza veloce di battute si mescolano quindi quei sentimenti "antieuropeisti" che spesso aleggiano in alcune dichiarazioni politiche reali, ma che in questo contesto servono allo scopo, forse più superficiale ma fondamentale per chi realizza uno spettacolo brillante, di far sorridere il pubblico, facendogli trascorrere un paio d'ore di allegro divertimento teatrale. Scendendo un po' più in profondità nell'analisi del testo, ci si trova di fronte a quelle tipiche caratteristiche del carattere italico che lentamente ci stanno portando - giorno dopo giorno - sempre più in basso (o esattamente il contrario, secondo altri).

Il lettore-spettatore non rimanga comunque fuorviato, la commedia è principalmente un gioco per il divertimento di chi la guarda, senza avere la pretesa di voler necessariamente approfondire aspetti probabilmente di pertinenza più sociologica. Ma in ogni caso non fa male, una volta usciti dal teatro, provare a riflettere su come Gianni ha impostato la sua vita e magari anche tentare di comportarsi diversamente. Probabilmente questo sì che ce lo chiederebbe l'Europa.

CE LO CHIEDE L'EUROPA
di Fabio Avaro, Luca Sgamas, Vanina Marini 
con Fabio Avaro, Vanina Marini
e con la Banda dell'UKU (Fabrizio Sartini, Luca Sgamas e Emiliano Giuliano)
regia Vanina Marini

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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