Marocchinate (recensione)

Marocchinate di Ariele Vincenti e Simone Cristicchi è come una medicina teatrale: tanto amara quanto necessaria

immagine di un uomo seduto su una balla di paglia
m&s - Ariele Vincenti è il protagonista di Marocchinate

I due protagonisti dello spettacolo, attore e musicista, arrivano assieme passando dal foyer, dandoci l'impressione, vedendoli entrare dal fondo della sala, che un non precisato problema tecnico possa far slittare l'inizio dello spettacolo. Ci stupisce il fatto che, malgrado il caldo esterno (ci troviamo sul finire di stagione), l'attore porti sulle spalle un maglioncino estivo, quello che normalmente si usa per la passeggiata al mare dopo un'abbondante cena estiva. Sarà un vezzo o un gesto scaramantico? In fondo non è così importante, il mondo dello spettacolo è pieno dei suoi piccoli rituali.

Ariele Vincenti e Marcello Corvino raggiungono lentamente il palco e si accomodano in scena, l'uno a distanza dell'altro. Da una parte c'è una sedia ed un violino (al musicista spetta la sottolineatura "live" dello spettacolo, ma anche di interpretare Filiberto, l'amico del protagonista), dall'altra due balle di paglia, un bastone e un gilet. Con studiatissima e scenica lentezza, Vincenti abbandona il 2018 e il suo essere romano per trasformarsi nel protagonista ciociaro (un'area laziale dai confini incerti che grossomodo corrisponde al frosinate) di "Marocchinate" e riportarci molto indietro nel tempo, quando la maggioranza di noi fortunatamente non c'era, alla Seconda Guerra Mondiale. Indossa il suo abito di scena, stando in scena e senza cambiarsi: le maniche della camicia vengono arrotolate, un piccolo risvolto sui jeans, coppola e gilet sostituiscono il maglioncino. Ci ritroviamo dopo poco nel 1944.

Angelino è un giovane semplice, ha 20 anni e tanta voglia che la guerra finisca presto. Silvina ha 16 anni e la medesima speranza. Tra le loro speranze di una vita felice si frappongono gli americani che cercano di avanzare da sud e i tedeschi che cercano di non indietreggiare verso nord. Poi ci sono anche loro, le "bestie con gli occhi rossi", quei "diavoli" che quando arrivano non lasciano scampo.

"Marocchinate" è esattamente questo, è il racconto, in appena poco più di un'ora (ma assicuriamo che il tempo è più che sufficiente), delle violenze subite da donne e ragazze della Ciociaria da parte delle truppe marocchine, inquadrate nei reparti francesi. Una sorta di "premio" per l'impegno che i "soldati" mettono, come carne da macello, nello smantellare la resistente Linea Gustav. Sprezzanti della morte propria, indifferenti alla vita altrui. Un "fate quello che volete" senza il minimo ritegno o rispetto delle vittime. Una resa incondizionata della civiltà di appena 50 ore - ma bastano pochi minuti per distruggere una persona indifesa - contro la popolazione civile, un assalto brutale che produce donne stuprate, assassinii e razzia. Ma soprattutto produce una devastazione profonda e incancellabile in chi ha la "fortuna" di rimanere vivo. Nelle tante "marocchinate", marchiate a fuoco indelebilmente per tutta la loro vita, anche dai loro "uomini" e dalle donne delle comunità che per puro caso sono riuscite a sfuggire alla mattanza. 

E' il racconto - scritto (bene!) dallo stesso Ariele Vincenti assieme a Simone Cristicchi e diretto con la stessa abilità da Nicola Pistoia - della "liberazione" vista con gli occhi di Angelino e della povera gente delle campagne. Ed è esattamente questo, senza imbarazzo o reticenza, che Angelino riporta al professore-giornalista (virtuale) che, anni dopo il conflitto, lo sta intervistando. Il testimone annota tutto, poi scopriremo essere... (andate a scoprirlo in Teatro) e sapremo anche che la lunga intervista verrà poi pubblicata sul settimanale Epoca. E' lucido, appassionato ma lucido, Angelino, nel ricordare e accusare per quello che è accaduto a tutte le ragazze e le donne che hanno avuto la grande sfortuna di trovarsi davanti i "diavoli". Tra cui anche la sua Silvina: "Presero una ragazza, la riportarono a mattina. Non era più la stessa, sembrava un cadavere ambulante". Guarda altrove, in alto, muovendo le sue accuse, le stesse che a pochi distanza dalla guerra vennero portate, inascoltate, in parlamento. 

Una narrazione emotiva e sociale che alterna momenti che fanno sorridere (la forma di formaggio offerta al giornalista o il conteggio delle pecore), dolcezza e tanta rabbia, un sentimento che si propaga civilmente all'interno della sala, tra le persone che assistono e che necessariamente provano sgomento, nel sentire qualcosa di così inverosimile, così sottaciuto o minimizzato negli anni. L'impotenza di Angelino è quella di ogni persona che si possa definire "civile" e assieme al personaggio in scena proviamo la stessa potente indignazione, rivolta contro chi ha permesso e chi ha coperto così tanta infamia, soprattutto contro chi ha negato che fosse avvenuta, e in queste proporzioni.

Il testo viene accolto dal pubblico con il massimo del silenzio, sempre, una forma di rispetto costante per la grande qualità attoriale espressa dal palco, ma anche per quanto viene correttamente e giustamente riportato alla nostra memoria. Uno "spettacolo" che è "necessario" vedere, rivedere, far vedere ai giovanissimi di oggi, ma anche a quelli che lo erano "ieri". L'applauso e la commozione che accompagnano la delicata (e confortante) conclusione è il minimo del tributo che si deve fare nei confronti di chi, veramente, ha dato molto più di quello che un biglietto teatrale può rappresentare come corrispettivo. 

"Grandissimo Ariele Vincenti. Uno spettacolo bello, necessario, magistralmente interpretato", il commento non è nostro, ma è esattamente quello che pensiamo dopo averlo visto. Quando lo spettacolo è terminato, Angelino viene inserito nel cassetto dell'attore, Ariele srotola il leggero risvolto dei jeans, recupera il maglioncino estivo e la sua identità. In tanti ci avviciniamo al palco per ringraziarlo, in molti asciugando prima una lacrima di commozione. "Una storia dimenticata..." leggiamo sulla locandina, fortunatamente non è così, grazie al Teatro.

MAROCCHINATE
di Ariele Vincenti e Simone Cristicchi
con Ariele Vincenti
con le musiche dal vivo di Marcello Corvino
regia Nicola Pistoia
costumi Sandra Cardini
luci Marco Laudando
aiuto regia Teodora Mammoliti
voci Massimo De Rossi, Elisabetta De Vito, Aurora Guido
ufficio stampa Teresa Bartoli
durata un atto unico di circa 70 minuti

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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