Umberto Orsini in Luchino (recensione)

Umberto Orsini legge la biografia di Luchino (Visconti) e ne fa un racconto impressionista o anche tardo romantico

Umberto Orsini
m&s - Umberto Orsini in Luchino (foto © Valerio Soffientini)

Umberto Orsini sale sul palco, inizia a leggere/recitare/ parlare e lo spettatore è automaticamente trasportato dentro le sue parole, cullato nella sua poltroncina teatrale come fosse su una sedia a dondolo mentre cadono le prime foglie d'autunno dagli alberi che circondano il portico dove si è seduti.

E' estremamente romantico, forse a tratti sdolcinato, descrivere con un’immagine che sembra tratta da un libro illustrato quanto è accaduto sul palco. Forse però è l’unica cosa che può essere attinente alla realtà rispetto all’ascolto della voce di Orsini. Se come ci è successo, invece di essere calato in un personaggio di una piéce, l’artista legge la biografia di un “altro” maestro dell'arte italiana, Luchino Visconti, in un gioco ad incastro perfetto tra attore, autore, scrittore non si trovano altre parole per descrivere la grandezza espressa se non metafore, o impressioni rubate ad altri linguaggi artistici.

Torniamo però alla realtà: Giovanni Testori (Novate Milanese, 12 maggio 1923 –Milano, 16 marzo 1993), nel 1972 scrive una biografia su Luchino Visconti, mentre è impegnato nell’Ambleto.  Il testo era la volontà di rendere omaggio ad un grande protagonista dell’arte teatrale e cinematografica italiana e alla pluriennale amicizia che li legava. Qualche mese dopo, giungendo ad una rottura nel rapporto, lo scrittore decise di distruggere il manoscritto. Azione che per fortuna non portò a termine l’intenzione, anche se per molti anni si è temuto che le pagine fossero andate perdute. Grazie alla ricerca di Giovanni Agosti – sul palco non a dividere la lettura, bensì a spiegare alcuni dei passaggi letti da Orsini con nozioni storiche relative ai momenti di vita vissuti - il racconto su Luchino può finalmente “vedere la luce”.

Ed è una luce che sembra ricoperta dalla bruma o dalla nebbia di Milano, dai ricordi della propria vita che vanno dall’amata madre Carla Erba agli arredi dei saloni milanesi che si fondono con quelli siciliani de “Il Gattopardo” quasi a voler dimostrare che nulla avevano da invidiare in ricchezza o “orpellosità” a quelli di scena.

Lo stacanovismo lombardo è il leit motiv del racconto. Un racconto letto da un’altra voce dello spettacolo italiano che, curiosamente ma non troppo, conosceva entrambi, sia Testori che Visconti. Nel 1960 infatti Orsini era tra gli interpreti de “L'Arialda”, un'opera teatrale scritta nel 1960 da Testori, fortemente criticata e censurata, e diretta da Luchino Visconti.

Un secolo di vita quindi, narrato da un cantastorie d’eccezione e riassunto nella lettura di circa sei capitoli su un palco vuoto: un leggio, due sedie di cui una da regista (ovviamente rimando simbolico al protagonista) una grande schermo sul quale si perdono immagini che servono solo come interpunzione.

Nelle parole di Testori c’è il ritratto di un amico (trasformatosi poi in acerrimo nemico per un provino fallito a un grande amore dello scrittore) descritto nelle gesta artistiche, ma anche in quelle sociali. Se nel 1972 Testori sta per suggellare il connubio shakespeariano con Franco Parenti, mentre Visconti è impegnato con “Ludwig” in Italia ci sono disordini e disobbedienza e testori ne accenna nella biografia insieme ad altri tratti salienti.

Ci sono i colleghi, gli amici, ma anche i cavalli, i cani e appunto anche la madre, la sua costante presenza in lui oltre la morte, una morte amica, una musa. C’è anche un po’ di autoritratto e c’è un gioco metateatrale e metalinguistico: Orsini parla di Visconti, di Testori ma anche di se stesso. E sul palco, oltre alla voce calda ed avvolgente dell’attore e la presenza di Agosti sembra ci siano anche Luchino e Giovanni, forse finalmente riconciliati dopo tanti anni che si perdono tra il suono della campane e la nebbia dell’ultima immagine che avvolge il loro ricordo.

LUCHINO
Visconti secondo Testori
Umberto Orsini
legge pagine della biografia ritrovata ed edita da Feltrinelli
a cura di Giovanni Agosti
regia a cura di Davide Gasparro
produzione Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa
in collaborazione con Associazione Giovanni Testori
l’evento fa parte del palinsesto del centenario di Giovanni Testori
durata dello spettacolo 90 minuti senza intervallo

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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