Quelli che la vita l’è bela (recensione)

Giorgio Comaschi e Alessandro Pilloni si misurano in uno spettacolo al 90° minuto, per calciofili e non

(...) Non si portava dietro profumi / guadagni da terre lontane / solo una gran voglia di non raccontare / una vita spesa per mezza fetta di pane (...) /  Scrivere il vento, giocare a un cavallo perdente, scoprire il mare / grattarsi il mento / non c'è più saliva / scoprire che il mondo sta male! - Enzo Jannacci, L'Amico, 1983

Un'operazione nostalgia in cui risuona l'eco delle voci di Bruno Pizzul, di Gianni Rivera, di Cochi e Renato, di Enzo Jannacci, di Milano, con il suo Derby, inteso come locale di avanspettacolo e come eterna sfida tra Milan e Inter, della città operaia, e di quella industriale, di quella "nordica" e di quella "terrona", quella delle corse di cavalli, quella di San Siro e dei tram, quella nascosta nelle periferie e, soprattutto, quella di Beppe Viola, il giornalista e scrittore nato, ma soprattutto morto, troppo presto.

Uno spettacolo  - Quelli che.. la vita l'è bèla - in cui le voci e le facce (vere!) di Giorgio Comaschi e di Alessandro Pilloni si mescolano costantemente con quelle evocate e richiamate alla mente dello spettatore, anche di quello che di quei "tempi" (la Milano del dopoguerra, dell'inizio del Carosello) memoria non può avere, magari perché anagraficamente troppo giovane: un racconto a due voci, due monologhi che si intrecciano con il ritmo di una cronaca calcistica "al 90° minuto", nella quale la palla va sempre in/e comunque in rete e non ci sono avversari, ma solo compagni di squadra.

I due "compagni di gol" (e di gioco) rileggono la storia, attingendo a piene mani dai libri di Beppe Viola, che non tutti sanno essere stato, oltre che amico, anche co-autore di molti dei brani di Enzo Jannacci (Tira a campà, Rido), ma anche di quelli di Cochi e Renato, Teo Teocoli, Lino Toffolo, nonché sceneggiatore e dialoghista, ad esempio di "Romanzo polare" e di "Cattivi pensieri". Attingendo e leggendo, da "Incompiuter" (un libro su tutti) le annotazioni di viaggi impossibili e storie di personaggi improbabili, forse "difettosi", si ritrova una comicità surreale, un nonsense di un'attualità senza precedenti, che strizza l'occhio allo humour inglese (Scusi, quanti anni mi dà? / Se vuole le do l'ergastolo / Ma lei è innamorato? / No, faccio il benzinaio). 

Avanti e indietro nello storia e nei personaggi, Pilloni e Comaschi, con pochi piccoli oggetti, la proiezione di alcune foto d'epoca, delle sedie e due leggii, hanno dato (o ridato) vita a delle "persone" piuttosto che a dei personaggi, di quelle che ognuno di noi avrebbe voluto conoscere, quelle di un piccolo "Mondo Antico" forse più di città, che di provincia (come si poteva leggere nelle descrizioni di Giovannino Guareschi), che prendevano il tram e parlavano in dialetto milanese (e magari venivano intervistate da Beppe Viola), ma che, se anche parlavano in dialetto meridionale e non venivano comprese, rimettevano tutto a posto a tavola, davanti ad un bicchiere di buon vino e un piatto di pasta.

"… Era nato per sentire gli angeli e invece doveva, oh porca vita, frequentare i bordelli. (…) Povero vecchio Pepinoeu! Batteva con impegno la carta in osteria e delirava per un cavallo modicamente impostato sulla corsa; tirava mezzo litro e improvvisava battute che sovente esprimevano il sale della vita. Aveva un humour naturale e beffardo: una innata onestà gli vietava smancerie in qualsiasi campo si trovasse a produrre parole e pensiero. Lavorò duro, forsennatamente, per aver chiesto alla vita quello che ad altri sarebbe bastato per venirne schiantato in poco tempo. Lui le ha rubato quanti giorni ha potuto senza mai cedere al presago timore di perderla troppo presto. La sua romantica incontinenza era di una patetica follia. Ed io, che soprattutto per questo lo amavo, ora ne provo un rimorso che rende persino goffo il mio dolore..." (Gianni Brera, È morto Giuseppe "Pepinoeu" Viola. Aveva 43 anni!, la Repubblica, 19 ottobre 1982)

Giorgio Comaschi e Alessandro Pilloni 
in
QUELLI CHE LA VITA L'È BELA
progetto teatrale di Giorgio Comaschi e Alessandro Pilloni 
durata dello spettacolo: circa 90 minuti senza intervallo

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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