Abbiamo deciso di comportarci alla stessa maniera di George Lucas con Guerre Stellari, quindi siamo partiti - ma senza saperlo - recensendo per primo il terzo episodio scritto e interpretato da Ascanio Celestini, Rumba (recensione), per poi andare a ritroso assistendo ai primi due, ricomponendo così - anche se a modo nostro - trilogia.
In questa seconda recensione (doppia ma unica, vista la comunanza di temi), almeno li abbiamo messi nel corretto ordine. Purtroppo, vista la scarsa umanità che ci circonda, il risultato non cambia ed è - secondo noi - destinato a non farlo, negli anni a venire, anzi solo a peggiorare. Ma magari potremmo essere noi dei pessimisti. In ogni caso Ascanio Celestini è il consueto ammaliatore di parole, la brutta gente è e rimane brutta gente e i Poveri Cristi tali erano e tali rimarranno. E anche questo è un dato di fatto, incontrovertibile.
La Trilogia dei Poveri Cristi, di e con Ascanio Celestini, accompagnato dalla musica dal vivo di Gianluca Casadei, nel solo caso di Laika anche con la voce fuori campo di Alba Rohrwacher, si compone - come accennato - di tre "conversazioni" teatrali (Laika, Pueblo, Rumba), scritti in momenti diversi (2015, 2017, 2023), ma uniti da uno stesso tema centrale: portare attenzione su chi attenzione non ne riceve mai se non in forma totalmente negativa, fatta di prevaricazione del forte sul debole, dell'ingiusto sul giusto e, se non avessimo timore di annoiare, continueremmo con altre coppie in scontro ancora per molto.
Come succede spesso nei racconti celestiniani abbiamo un personaggio centrale che abilmente - la sua capacità in questo è incredibile - ci fa letteralmente "vedere" quello che succede, la mente segue le parole e istante dopo istante le stesse si trasformano in immagini, anzi in un film con scene, attori e dialoghi. Quello che costituisce il copione diventa vissuto da parte dello spettatore. Celestini accende lo schermo e lo spegne, nel momento in cui ha deciso che il racconto si possa fermare.
Casadei è la spalla semimuta cui raccontare quanto ogni giorno il narratore Celestini, vestendo i panni dei suoi personaggi, è costretto a notare, e noi con lui. Se Rumba si discosta appena, presentando la figura di Francesco, poverello di Assisi e ostinatamente controcorrente, dalla sua nascita alla morte, Laika e Pueblo costituiscono un primo e secondo atto di una stessa rappresentazione, ma troppo lunga per essere proposta in una sola serata teatrale, escludendo le maratone.
In Laika, il fulcro centrale è costituito da un barbone, un classificato "ultimo" da coloro che con ambizione e una punta di orgoglio si definiscono "primi", stabilendo una gerarchia tra sé e gli altri, dove non c'è posto per i "pari". Assistiamo - perché lo vediamo chiaramente - a una trasposizione amara e contemporanea di "Miracolo a Milano" di Vittorio De Sica (su romanzo di Cesare Zavattini) che si miscela, però, con la durezza dell'Accattone pasolinianio o l'altrettanta dura realtà dei tossici di Claudio Caligari. Anche se in questo specifico caso (ma anche nell'altro) gli ultimi nella società sono i primi nella vita. Purtroppo però non si campa con la moralità.
... Laika è soprattutto questo: un piazzale nel quale si incontrano la fatica e l’umiliazione del lavoro, la rabbia e la solidarietà di chi non ha nulla da perdere e per questo riesce ad alzare la testa. In Pueblo invece il personaggio attorno a cui tutto ruota un nome ce l'ha ed è quello di Violetta, che ci ricorda un altra figura femminile di Celestini, senza nome ma comunque tratteggiata benissimo: la "bassetta" di Radio Clandestina (recensione), cui si aggiunge Domenica, i licenziati, il bambino rom, il ludopatico e la "vecchia" del bar. Poi abbiamo Pietro, l'inesistente a cui il narratore si rivolge.
"Di questi personaggi mi interessa l’umanità. Voglio raccontare come sono prima della violenza che li trasforma in oggetto di attenzione da parte della stampa, ma voglio raccontare anche il mondo magico che hanno nella testa. Il mondo che li rende belli e che, solo quello, può aiutarli a non farli scomparire", scrive l'autore nelle sue note, ma le sue parole a sostegno non riescono a cancellare l'indifferenza (quando va bene) dei tanti privilegiati che guidano le scelte che poi si ripercuoteranno su quei Poveri Cristi assurti a protagonisti teatrali. Una magra consolazione per loro, peccato che non sia minimamente sufficiente. Poveri Cristi è anche un libro, edito da Einaudi.
LAIKA / PUEBLO
di e con Ascanio Celestini
e con Gianluca Casadei
due atti unici di circa due ore l'uno








