Una pagina di storia, "volutamente" controversa, che ha bisogno del Teatro di Narrazione per non essere dimenticata.
Roma, marzo 1944. La corte sabauda da circa sei mesi ha abbondonato città e cittadini al proprio destino, badando esclusivamente alla propria sopravvivenza, senza curarsi di avere la stessa accortezza per i tanti romani che improvvisamente diventano ostaggi dei tedeschi, che da alleati si erano trasformati in occupanti. E fino a qua non abbiamo fatto altro che condensare la stragrande maggioranza dei libri di storia o scolastici: anche i più convinti revisionisti (sinonimo di coloro che rifiutano le oggettività storiche) avrebbero difficoltà a sostenere il contrario.
Ascanio Celestini restituisce alla memoria dello spettatore contemporaneo l’eccidio alle Fosse Ardeatine e non lo fa in "una settimana" (come fa dire al suo primo narratore, quello disturbato dalla "bassetta") o "in un minuto", ma nello spazio molto più corretto di uno spettacolo di teatro di narrazione, genere nel quale ha qualche eguale (pochi) e molti distanti. Una distanza che aumenta in forma importante quando la storia raccontata si svolge, come questa, nella sua immensa città.
Il racconto prende il via dalla fine dell'800, dalla costruzione di Roma Capitale, non quella che conosciamo noi, ma quella che materialmente viene costruita da tante maestranze all'unità di Italia. La storia dei 335 uomini uccisi dai nazisti e sepolti in una cava sull’Ardeatina viene ripercorsa e anticipata attraverso la memoria orale, attraverso i ricordi di tanti piccoli personaggi, attraverso i coloriti racconti così efficaci anche nella loro drammatica veridicità, per poi essere riconsegnati a noi contemporanei, attraverso il teatro, perché nessuno dimentichi o modifichi. Il fascino della parola di Celestini, del suo tono di voce, della curatissima scelta delle parole, tra perfetto italiano e idioma romanesco, fanno tutto il resto. Roma, le Fosse Ardeatine, la Memoria (sottotitolo dello spettacolo) si trasformano in una lunga pagina di storia, asciutta ma completa, che meritebbe il posizionamento in un audiolibro per le scuole superiori, ma probabilmente creerebbe qualche imbarazzo di troppo.
Celestini si muove agile nella storia del primo Novecento e della sua città: il fascismo, il manifesto della razza, con cui - per legge - gli italiani dichiarano guerra a 40.000 italiani, la guerra d'Africa (e le stragi dimenticate) e "finalmente" la Seconda Guerra Mondiale. Un conflitto affrontato, non da tutti, in maniera entusiasta, perché schierati accanto all'esercito più forte del mondo, un conflitto destinato a terminare nel giro di due anni, con l'Italia vittoriosa con il massimo del risultato e il minimo dello sforzo. Come è poi andata a finire lo sappiamo tutti, anche i revisionisti.
I romani sono fiduciosi, vivono nella stessa città del Papa, dei monumenti più importanti d'Italia, non può succedere loro nulla ("suonano le sirene, ma i bombardamenti non ci stanno"). E arriviamo, infatti, al bombardamento di San Lorenzo e alle migliaia di morti (per il governo in carica sono 717) sotto le bombe americane. Le dimissioni e l'arresto di Mussolini, lo sbarco degli americani in Sicilia e infine l'armistizio dell'8 settembre 1943, poco più di un mese e 1.022 romani (ma ebrei) vengono deportati in Germania. Ne faranno ritorno in 16. E siamo ancora lontani da "Via Rasella", ma ci arriviamo, perché il 23/24 marzo 1944 si avvicinano.
Radio Clandestina nasce da un testo non di Celestini, da “L’ordine è già stato eseguito” di Alessandro Portelli, vincitore del Premio Viareggio. “Il libro si fonda su circa 200 interviste a singole persone” , non è semplicemente la storia dei tre giorni dell'attentato, rastrellamento ed eccidio, ma qualcosa di vivo e ancora riconoscibile nella memoria di una intera città, malgrado alcuni, sempre quelli. Fortuna nostra c'è anche Ascanio Celestini, con la sua arte narrativa, a ristabilire il giusto equilibrio.
FABBRICA
presenta
ASCANIO CELESTINI
in
RADIO CLANDESTINA
Roma, le Fosse Ardeatine, la Memoria
uno spettacolo di e con Ascanio Celestini
a partire da L’Ordine è già stato eseguito di Alessandro Portelli
distribuzione Mismaonda
durata un'ora e 15 minuti senza intervallo








