Giocando con Orlando (recensione)

Stefano Accorsi "gioca" in scena con Orlando nelle parole di Ludovico Ariosto

Giocando con Orlando
m&s - Giocando con Orlando (foto © Alessandro Moggi)

Sullo sfondo di una scena praticamente vuota, solo qualche praticabile da utilizzare all'occasione, spicca il fondale composto dai mezzi cavalli di Mimmo Paladino (e mai più nome fu azzeccato per un'opera cavalleresca). Cavalli rossi, verdi e antracite - che mutano il cromatismo grazie al sapiente uso delle luci - che sembrano sia realizzazioni tridimensionali dei cavalli raffigurati sui vasi greci, sia cavalli di giostra. Cavalli di una giostra cavalleresca, tra uomini che cercano la vittoria (magari con in pegno il bacio della fanciulla amata), ma anche cavalli di un gioco di bambini, che si muovono circolarmente e che saltuariamente alzano le zampe anteriori per un "giro" ancora più inebriante.

E Stefano Accorsi sulla scena a declamare i versi di Ludovico Ariosto, insieme al regista e adattatore della scrittura Marco Baliani - ottimo interprete, vocina di Orlando/Accorsi - sembrano realmente dei bambini che "giocano", come giocavano i bambini di un tempo, nell'inventare storie, magari con una tovaglia al collo come mantello e con una spada di cartone o legno in mano. Ma le storie inventate, pardon, raccontate a se stessi e al pubblico sono le vicende di Orlando, che ha perso il senno per la bella Angelica, di Bradamante, donna che veste l'armatura, innamorata di Ruggero, di Medoro, della maga Alcina, di Brunello.

38.736 versi di 46 canti cinquecenteschi mantenuti e trasformati nel contempo dalla penna di Baliani che ha immaginato come potesse declamarli lo stesso Ariosto, scrivendoli e "provandoli", magari davanti al suo "sponsor", la famiglia d'Este. E della scrittura di Ariosto, oltre alla rima, Baliani mantiene anche il sapiente uso dell'ironia, calandola nell'età attuale. Giocando anche con i tempi, Baliani interrompe il compagno cantastorie Accorsi, mentre sta raccontando di Brunello - nano dalla chioma nera e la pelle fosca - che strappa la risata del pubblico per l'assonanza con un notissimo politico italiano. Ma tutta la pièce è costellata di risate e di apprezzamenti da parte del pubblico, come quando Baliani, disturbatore per eccellenza, interrompe Accorsi, reo di essersi fatto trascinare dalla narrazione, confondendo la selva oscura in cui si perde Angelica con quella del sommo poeta toscano o quando nel raccontare le vicende di Bradamante prende la palla al balzo per interrogarsi sul ruolo della donna.

Scudi, anelli, ippogrifi (la Rowling di Harry Potter non ha veramente inventato nulla) e mostri per un racconto che si racconta, una sorta di teatro nel teatro per narrare un pezzo di letteratura troppe volte relegata alla lettura svogliata di studenti sulle pagine di antologia. Un teatro che torna ad essere, in qualche modo, shakespeariano, elisabettiano, nel quale la scenografia è abolita, affidando allo spettatore (ma anche all'attore) il compito di riempire di immaginazione il narrato, costruendo spade, scudi, luoghi e abiti.

E Accorsi e Baliani, novelli Don Chisciotte e Sancho Panza (come magnificamente presentati in musica da Francesco Guccini), riempiono i vuoti della scena con notevoli doti attoriali di mimica, trasformismo e passione per "Provare a far sentire, dopo secoli (è Baliani a dirlo, ndr) quanto è preziosa la nostra lingua”. Scoprendosi "a proprio agio con la lingua dei padri", i due protagonisti "girano in giostra", narrando soprattutto dell'Amore, fino all'ultima battuta che conclude il poema epico narrato e lascia spazio, per il futuro, magari ad un altro "gioco", o alla lettura, se incuriositi, del poema cinquecentesco. Sicuramente spazio agli applausi, che il pubblico ha occupato e riempito di suono per quasi cinque minuti.

Nuovo Teatro
in collaborazione con
Fondazione Teatro della Pergola di Firenze
presenta
GIOCANDO CON ORLANDO
liberamente tratto da Orlando Furioso di Ludovico Ariosto
con Stefano Accorsi e Marco Baliani
adattamento teatrale e regia Marco Baliani
scene Mimmo Paladino
impianto scenico Daniele Spisa
costumi Alessandro Lai
disegno luci Luca Barbati 
foto di scena Alessandro Moggi

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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