Determinismo (recensione)

Debutto assoluto, in forma di mise en espace, della versione italiana del testo di Mattias Andersson

X e Y
m&s - X e Y (foto © media & sipario)

X (Giulia Celletti) e Y (Giuseppe Orsillo) sono due ventenni, innamorati e complici. Forzando un ingresso e rompendo una finestra, entrano in una villa apparentemente vuota, riccamente arredata e con una profonda attenzione all'high-tech. Il primo impulso dei due giovani, di fronte a tanta opulenza, è quello di procurarsi un mezzo e rubare quanti più oggetti possibili.

C'è qualcosa di impalpabile che li trattiene. Provano il desiderio di andarsene, ma il fascino del luogo sembra essere ancora più coinvolgente del canto delle sirene per Ulisse e i propositi di furto si dissolvono. È la villa a soggiogarne la volontà o è il narratore (Fabio Rossi) a tenerli in quel luogo? La sua voce metallica e asettica ha infatti una doppia funzione, si rivolge al pubblico descrivendo le scene, così come costruite sul copione, e allo stesso tempo guida ogni azione dei due oramai  "prigionieri". Il testo teatrale si trasforma così in un romanzo, divenendo ancora più efficace ed evocativo di tanta letteratura (o cinematografia) di genere.

Il luogo è sicuramente accogliente, isola i due dal mondo esterno (quasi una sorta di ripetizione dell'incipit del Decamerone del Boccaccio), permette loro di rilassarsi, fare l'amore sui tappeti e mettere a nudo non solo i corpi, ma anche gli stati d'animo. X, malgrado l'età, inizia già a sentire il ticchettio, o meglio il frastuono, del suo orologio biologico. Y, rispettando completamente la propria età, ma anche quelle successive, non avverte gli stessi stimoli e non riesce a percepire i desideri della sua compagna, nulla di nuovo in una normale dinamica di coppia.

Dal "voglio un figlio" al "tu non mi capisci" il passo è brevissimo e comune a molti altri, quasi banale (se i due non si trovassero in quella villa). Quello che non è né comune, né usuale è il fatto che il figlio si materializzi improvvisamente, si chiama Benji e ha già l'età di 5 anni. Ovviamente la madre, che ora si chiama Sabina, circonda di affetto e attenzioni il bambino, mentre il padre, che ora si chiama Bartolomeo, si trova nella più naturale delle difficoltà maschili, anche nell'aiutarlo a vestirsi, per non fare tardi (per andare dove?).

"Fortunatamente" nella vita di coppia dei due ex giovanissimi, interviene il prezioso sostegno di Maria (Martina Galletta), domestica molto pratica che andando avanti nel racconto non nasconderà le proprie pulsioni sessuali per la sua temporanea datrice di lavoro. A dare maggiore forza al complicato affair, nel frattempo si scoprirà che il bambino è gravemente malato, entra ed esce dalla scena e dalle stanze della villa Bill (Matteo Bertolotti), rude uomo (di legge?) che non esita ad affrontare un sempre più sgomento prima Y ora Bartolomeo. I ruoli si invertono, prima X, poi Sabina, ora Michelle si ritrova a indossare gli abiti di servizio di Maria e a subire le angherie di colei che da domestica è divenuta astiosa padrona, come se ci fosse un sadico cartaio che si diverte a cambiare e far cambiare costantemente ogni forma codificata di rapporto sociale. Chi tira le fila - il narratore - entra nuovamente e si trasforma in "voce", da asettico diventa pienamente partecipe, il tono è profondo e il mazzo di carte continua a essere mescolato, senza che nessuna regola venga svelata (giustamente).

Estremamente interessante, anche se in lettura scenica, il testo del "burattinaio" Mattias Andersson analizza i comportamenti sociali dei suoi personaggi, divertendosi con la stessa sottile linea sadica dei creatori dei supereroi del passato, ponendoli davanti a superproblemi e a continue inversioni di ruolo che potrebbero facilmente condurli verso la schizofrenia. I cinque attori rispondono alle provocazioni con altrettanta efficacia e conducono così lo spettatore a esprimere in libertà assoluta il proprio pensiero su quanto hanno potuto vedere. Un'unica certezza: se la villa raccontata esistesse realmente, è probabile che il cartello "AFFITTASI" rimarrebbe esposto per molto tempo.

DETERMINISMO
testo e regia Mattias Andersson
traduzione Gianluca Iumiento
con Giulia Celletti, Giuseppe Orsillo, Fabio Rossi, Martina Galletta, Matteo Bertolotti
durata 85 minuti circa, escluso intervallo

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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