Risate, applausi e una valanga di commenti in corso d’opera. È la reazione del pubblico di fronte allo spettacolo con Emilio Solfrizzi e la regia di Guglielmo Ferro. Nonostante siano passati 350 anni dalla nascita dell’opera di Molière, da cui è tratto, la vena polemica e sarcastica che la contraddistingue continua a riscuotere approvazione. A dare man forte, senza ombra di dubbio, un cast ben orchestrato e amalgamato, che ha donato agli spettatori un risultato all’altezza delle aspettative.
Solfrizzi, con la sua inconfondibile mimica facciale, nei panni dell’ipocondriaco protagonista Argante ha portato a una vera e propria standing ovation. Un’interpretazione straordinaria, articolata, al contempo leggera e divertente, in cui l’attore ha dato sfoggio delle sue abilità alternando magistralmente momenti di serietà e presa di coscienza, con passaggi assurdi e surreali. Tra le figure che si sono relazionate con lui, di particolare importanza e presenza è la serva Tonina, interpretata da Lisa Galantini, che in alcune occasioni ha retto interamente la scena calcando il palco a grandi passi. Un personaggio in grado di brillare sotto i riflettori, grazie proprio alle doti dell’attrice.
L’opera risulta davvero molto complessa, per la lunghezza, circa due ore, e per i dialoghi. Divisa in due atti, alcune scene hanno richiesto molta abilità da parte del cast, per la presenza di veri e propri monologhi. Esempio lampante di ciò è il momento in cui Tommaso Diaforetico (Luca Massaro), promesso sposo della figlia maggiore di Argante, Angelica (Viviana Altieri), si presenta alla fanciulla e alla sua famiglia per porgere i propri omaggi, con una sequenza di frasi articolate espresse a una velocità davvero notevole e senza sbagliare una parola, mostrando così le doti non indifferenti dell’attore. Uno scroscio di applausi anche per Viviana Altieri che, nel momento della finta morte del padre, trasmette le emozioni del suo personaggio coinvolgendo tutto il pubblico.
Oltre le meravigliose musiche di Massimiliano Pace, degni di nota sono gli abiti, tutti bellissimi e raffinati, tranne l’outfit di Argante volutamente trasandato in quanto malato immaginario cronico nonostante le ricchezze, e tutti in linea con i personaggi. L’austera e opportunista moglie Belinda (Antonella Piccolo) indossa un vestito scuro, simbolo di una personalità anaffettiva; la figlia piccola Luigina (Cecilia D’Amico) entra in scena con un abito rosa acceso, in netto contrasto con la scenografia. Molto d’impatto, nell’incontro tra Tommaso e Angelica, sono i colori dei costumi indossati dai vari personaggi presenti sul palco: la ragazza e il suo amato Cleante (Cristiano Dessì) sono abbinati con lo stesso tono di blu; Tommaso e suo padre vestono di rosso e nero. Il colpo d’occhio, quando i futuri sposi sono vicini, è impressionante: volutamente mal assortiti sia nei colori dell’abbigliamento che nella presenza scenica.
L’intera opera è una satira nei confronti di medici e farmacisti che, invece di trattare un paziente in maniera efficace (in questo caso un ipocondriaco che non ha davvero bisogno di farmaci ma di comprensione e rassicurazione), prescrivono medicine senza cognizione di causa e, come fa presente Beraldo, il fratello di Argante, sarà proprio il suo amato dottor Purgone a ucciderlo con tutte le purghe e i clisteri che gli dà costantemente, quando in realtà non necessita di nulla. Lo stesso protagonista talvolta si dimentica di “stare male”, ma da bravo egoista sceglie comunque un medico, per giunta poco intelligente, come marito per la figlia, togliendole la possibilità di decidere chi amare, in modo da assicurarsi cure a vita. Seppur datata come opera, si può notare un certo parallelismo con i tempi odierni, in cui i dubbi espressi da Beraldo sulla medicina non sono lontani da quelli espressi durante la pandemia, quando innumerevoli virologi si sono susseguiti in televisione affermando tutto e il contrario di tutto.
Emilio Solfrizzi
in
IL MALATO IMMAGINARIO
di Moliere
con Rosario Coppolino, Lisa Galantini, Antonella Piccolo, Sergio Basile, Viviana Altieri, Luca Massaro, Cecilia D’amico
adattamento e regia Guglielmo Ferro
costumi Santuzza Calì
scenografie Fabiana Di Marco
musiche Massimiliano Pace









