Più ho voglia di piangere e più gli uomini si divertono, ma non importa, io li perdono, un po’ perché essi non sanno, un po’ per amor Tuo, e un po’ perché hanno pagato il biglietto. Se le mie buffonate servono ad alleviare le loro pene, rendi pure questa mia faccia ancora più ridicola, ma aiutami a portarla in giro con disinvoltura. C'è tanta gente che si diverte a far piangere l'umanità, noi dobbiamo soffrire per divertirla. Manda, se puoi, qualcuno su questo mondo capace di far ridere me come io faccio ridere gli altri. (da Il più comico spettacolo del mondo, 1953, di Mario Mattoli)
Basterebbe questo per decretare Antonio De Curtis, per tutti noi - molto più semplicemente - Totò, come il più grande Maestro italiano della comicità del XX secolo, è questo solo perché è mancato nel 1967. Una vita totalmente votata al palcoscenico, fin dall'infanzia, resa difficile dallo status di figlio naturale non riconosciuto di Anna Clemente e del marchese Giuseppe De Curtis (da Totò: la maschera di un principe, Giampaolo Infusino, 2003, Solemar Edizioni).
Evidentemente non sofferente dell'inevitabile confronto, Antonio Grosso ha deciso di raccontare al pubblico del Terzo Millennio i primi anni di vita, i primi successi e parte della vita privata di Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio (tanti nomi per una sola persona). Un omaggio, il suo, che non può non trovarci concordi, da avidi consumatori dei tanti film (100) interpretati in carriera, alcuni buoni, altri meno, alcuni dimenticabili, altri capolavori, tutti con una fondamentale caratteristica: la presenza di Totò e/o della sua voce (a volte doppiata da Carlo Croccolo) a dare smalto, anche se in presenza di un soggetto esile, raggiungendo picchi di comicità impossibili per chiunque altro. Sia durante che, soprattutto, dopo.
Con Il Piccolo Principe in arte Totò... si vuole omaggiare la grandezza del mattatore in tutte le sue forme, scrive Antonio Grosso in una sua nota, ed emerge infatti nel racconto la forza di volontà, la voglia di emergere e di riscattare una vita difficile nel modo maggiormente consono al giovane Antonio: il palcoscenico. Come spesso succede, accompagnato dal suo "Peppino" (Antonello Pascale, chiamato a interpretare tutti i personaggi collaterali), l'autore Antonio Grosso ci ha confezionato una storia agile che non presenta particolarità sconosciute, ma esalta la figura dell'uomo, non avendo la necessità di celebrare l'artista, specialmente ora, quando i critici che hanno a volte anche pesantemente stigmatizzato le capacità attoriali di Totò hanno dovuto mestamente arrendersi di fronte a tanta grandezza.
Quella di Totò è una sorta di favola. Una di quelle che potrei raccontare a mia figlia. E invece fu tutto vero: c’era questo bambino e giovane povero che conquistò il mondo con la sua arte. E con lo spirito della favola a lieto fine che va visto questo spettacolo, il lieto fine è il successo, l'amore del pubblico, il rispetto dei colleghi e di tutto il mondo artistico, la percezione che - tra decine e decine di anni - ci vorrà poco per farci tornare il sorriso, ci basterà vederlo (bonariamente) maltrattare uno dei tanti attori colossali che vicino a lui non erano spalle ma grandi interpreti.
Nello spettacolo non se ne fa menzione, ma Totò, Principe della risata, è dal 2017 anche dottore, avendo ricevuto - su proposta di Renzo Arbore - la "laura" (cit.) honoris causa dall'Università Federico II di Napoli. Alla cerimonia, avvenuta in occasione dei 50 anni dalla scomparsa, rammarichiamo solo l'assenza dell'onorevole Trombetta, sarà sicuramente stato impegnato in altri doveri istituzionali.
La Bilancia Produzioni
presenta
UN PRINCIPE, IN ARTE TOTO'
scritto e diretto da Antonio Grosso
con Antonio Grosso e Antonello Pascale
scene e costumi Marco Maria Della Vecchia
disegno luci Giacomo Aziz
durata 75 minuti senza intervallo








