Lungamente preannunciato come l’evento dell’anno, l’opera (poco) rock (e molto pop) destinata ad arricchire l’offerta storico-culturale della Capitale, non è riuscita a convincere, almeno parte degli addetti ai lavori, malgrado le buone intenzioni di realizzare uno spettacolo di respiro internazionale, probabilmente pensato per un pubblico di famiglie (quindi un family show) e di turisti.
L’idea di creare uno spettacolo epico su uno degli imperatori più controversi della storia, il folle e sanguinario Nerone, condannato dopo la morte alla damnatio memoriae, poteva sicuramente essere interessante, con un lungo studio delle fonti per riabilitarne la figura, mostrando tutte le contraddizioni di un uomo costretto dalle circostanze e dall'ambizione della madre Agrippina a diventare imperatore. In più farlo rivivere, scenicamente, negli stessi luoghi dove era vissuto realmente, dove scelse di costruire la sua sfarzosa dimora, la Domus Aurea. Budget importante (con forte investimento anche di soldi pubblici), stretta collaborazione tra la Soprintendenza Speciale Archeologica, il Ministero dei Beni Culturali e il team dei creativi, tutti conosciuti internazionalmente e premiati con i massimi riconoscimenti. Le premesse per assistere a un capolavoro c’erano tutte, cominciando dalla scelta di occupare momentaneamente (da giugno a settembre 2017) un luogo unico come Vigna Barberini, terrazza sul Colle Palatino con affaccio naturale sul più importante e conosciuto monumento del mondo, il Colosseo.
Scenografia di un Premio Oscar, palco grande, per ricostruire un teatro romano che, all'occorrenza, si trasforma in un'insula, nell'interno di una casa e poi nella “Coenatio Rotunda”. Costumi meravigliosi, tuniche candide, un trionfo sontuoso di rossi pompeiani e di ori. Dimensione da kolossal che riporta alla mente la sontuosità della filmografia del passato, quando l'elettronica non era ancora presente ed era necessario "costruire" sapientemente invece che elaborare digitalmente. Bravura indiscussa del cast artistico: 26 tra ballerini e acrobati e 12 cantanti sottoposti al non semplice impegno di imparare il copione in doppia lingua, in considerazione che per due volte la settimana il musical è previsto nella versione in lingua inglese, per favorire l'afflusso del pubblico turistico (abbiamo la stessa riserva delle traduzioni dall'inglese all'italiano, ma forse siamo noi troppo intransigenti).
La struttura drammaturgica ha cercato di restituire umanità al personaggio di Nerone, evidenziando le incoerenze di Lucio Domizio Enobarbo, che avrebbe preferito di gran lunga continuare a dilettarsi con la sua musica. Il giovane imperatore deve però fare di necessità virtù, “quando gli negano la poesia, quando gli uccidono gli ideali” per cui, seppur a malincuore, sceglie di indossare un ruolo, essere quel dominatore del mondo che non avrebbe mai voluto "incontrare" nella propria vita. Scelte sofferte, l’incognita delle doppie possibilità che ogni uomo si trova ad affrontare quando è di fronte ad un bivio nella vita. Anche se con il passare del tempo la vera natura dell’imperatore ha il sopravvento sugli obblighi di corte, il ragazzo sogna di conquistare il mondo con l’arte, la poesia e la musica. Un rivoluzionario che avrebbe anticipato il concetto della "fantasia al potere".
Il progetto, per conquistare più larghe parti di pubblico, non solo quello più esigente e teatrale, sceglie di "alleggerirsi" e prova la carta dell'ironia ( Poppea), che però non risulta sempre percepibile, rischiando di offuscare un personaggio storico probabilmente troppo poco conosciuto. Si paga pegno verso la prima opera popolare in lingua (anche) italiana, Notre Dame de Paris di Riccardo Cocciante, ma senza mai riuscire a raggiungere lo spessore espresso da Pasquale Panella (autore dell'adattamento italiano delle liriche di Luc Plamondon), così come si tenta di ispirarsi al Jesus Christ Superstar di Andrew Lloyd Webber (cinematografico o teatrale poco importa) e, soprattutto, agli eccellenti spettacoli Disney. Si ha anche - ci è stato dichiarato - guardato al Rocky Horror Show di Richard O'Brien. Tante fonti di eccellenza che non hanno comunque restituito il risultato atteso.
Da spettatori (sicuramente noi più interessati al musical classico), presenti alla prima rappresentazione assoluta (abbiamo quindi visionato un prodotto non ancora rodato e con qualche difficoltà), resta la parziale delusione d’aver assistito a una importante operazione commerciale, studiata principalmente per un pubblico di largo respiro e meno avvezzo alla frequentazione teatrale, probabilmente avvicinato per i nomi coinvolti e per la location. Si spera che nel passaggio annunciato nelle sale teatrali, si riveda e riadatti lo show, limando molto e mettendo a frutto sia le tante critiche che i suggerimenti. In ogni caso, basta uscire da Vigna Barberini per ritrovarsi immersi nella bellezza unica di Roma, senza tempo e senza aver bisogno di commenti. Per godere della sua immensa vista, non è nemmeno necessaria la musica.







