La più strana delle meraviglie (recensione)

Un viaggio nel cuore del teatro shakespeariano secondo Roberto Mercadini

Roberto Mercadini
m&s - Roberto Mercadini in scena

C’è un momento, nel buio di una sala teatrale, in cui si avverte chiaramente che ciò a cui stiamo assistendo non è solo uno spettacolo, ma un’esplorazione. È accaduto con il monologo di e su William Shakespeare, portato in scena da Roberto Mercadini. Un’ora e un quarto di racconto ininterrotto, denso di passione e ironia, in cui l’attore – solo sul palco – riesce a tenere stretto il filo con il pubblico senza mai cedere a distrazioni o cali d’attenzione. Nessun artificio, nessuna scena, nessuna luce di taglio: solo parole. Eppure, è uno spettacolo pieno di immagini.

La semplicità dell’impianto si rivela tutt’altro che povera. Anzi, la nudità della scena finisce per esaltare ogni dettaglio del racconto, proprio come accadeva nel Globe Theatre del Seicento, cuore pulsante del teatro elisabettiano che Mercadini evoca e analizza con passione quasi contagiosa.

Fin dalle prime battute, siamo stati trascinati in un racconto che è insieme cronaca e riflessione, narrazione storica e personale, affresco e confessione. Con la sua consueta capacità di miscelare umorismo e profondità, Mercadini ci ha condotti nei meandri della Londra del XVII secolo, tra attori malpagati, spettacoli allestiti con mezzi di fortuna, e un pubblico variegato e instabile, fatto di nobili e ubriaconi, di appassionati e curiosi, di persone che venivano a teatro non per cercare la verità, ma per essere sorprese.

In questo contesto, William Shakespeare emerge non solo come genio letterario, ma come artigiano del palcoscenico, uomo del suo tempo, capace di leggere l’animo umano con una lucidità che ha attraversato i secoli. Mercadini ce lo racconta con rispetto ma senza soggezione, usando le sue stesse parole – tratte dai drammi e soprattutto dai sonetti – per restituircelo nella sua interezza. Alcune citazioni vengono pronunciate con tale forza e solennità da squarciare il ritmo pacato del racconto: la voce si alza, il corpo si tende, e sembra per un attimo che Shakespeare sia lì, vivo, a parlarci in prima persona.

“Ma questa è la più strana delle meraviglie!”, esclama Mercadini citando Amleto, nel momento in cui Orazio si trova di fronte al fantasma del re defunto. Ed è in fondo anche quello che pensiamo noi, nell’attraversare il labirinto shakespeariano attraverso la sua guida appassionata e ironica.

C’è un passaggio, in particolare, in cui Mercadini parla del proprio esordio teatrale, di quando, anche lui, portava in scena testi con pochi mezzi e tanta urgenza. È lì che si crea un cortocircuito fecondo tra il passato e il presente, tra il Globe e i piccoli teatri contemporanei, tra Shakespeare e l’attore-autore Mercadini. Il “teatro nudo”, senza effetti, senza fondali, senza altro che la forza della voce e della storia, diventa una linea continua che collega secoli e destini.

Il monologo scorre veloce, sostenuto da un ritmo narrativo impeccabile e da una struttura invisibile ma solida. La comicità, mai scontata, emerge in forma di paradosso, di intuizione brillante, di ironia colta. Si ride, ma con consapevolezza. E spesso, dopo la risata, resta addosso quella lieve inquietudine che solo i grandi testi riescono a lasciare.

Uno dei momenti più alti dello spettacolo è il passaggio dedicato ai sonetti. In quel frangente, Mercadini abbandona per un attimo il racconto storico per lasciarsi attraversare dalla bellezza pura del verso shakespeariano. Ne esce un ritratto intimo del poeta, che non è solo drammaturgo ma anche amante, testimone, fragile e assoluto come chiunque abbia mai provato a mettere la propria anima in una poesia.

Abbiamo avuto la sensazione, al termine, di aver partecipato a qualcosa di prezioso. Non a un’ennesima lezione su Shakespeare, ma a un’esperienza che ci ha restituito il senso originario del teatro: non quello che si osserva da spettatori passivi, ma quello che si attraversa, si vive, si riconosce. Uno specchio, come diceva il Bardo, che riflette la natura.

La più strana delle meraviglie è, a conti fatti, uno spettacolo che non si limita a raccontare Shakespeare. Lo usa come chiave per parlare di noi, delle nostre paure, dei nostri desideri, del nostro bisogno di storie. E riesce a farlo con una leggerezza che non scade mai nel superficiale, con una profondità che non diventa mai predica.

In un panorama teatrale sempre più affollato di effetti e di sovrastrutture, la scelta di puntare tutto sulla parola, sulla voce, sulla presenza, ci è sembrata non solo coraggiosa, ma necessaria. Mercadini, con questo lavoro, ci ricorda che il teatro è prima di tutto un atto di fiducia: nella potenza del linguaggio, nell’intelligenza del pubblico, e nella meraviglia – strana, certo, ma irrinunciabile – che nasce quando qualcuno ci racconta una storia, guardandoci negli occhi.

Emiliano Piemonte

Sillaba Teatro
presenta
LA PIÙ STRANA DELLE MERAVIGLIE
con Roberto Mercadini
testo e regia Roberto Mercadini
regia televisiva Andrea Tiani
tecnico luci e audio Michele Bertoni
durata 75 minuti

teatrante
Attore, regista e formatore (docente di mimo, maschera e movimento). Svolgo attività teatrale in carceri, scuole e comunità, combinando arte e impegno sociale. Il mio tempo e le mie energie sono dedicate alla diffusione e alla pratica del teatro in tutte le sue forme.
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