Sarah. Le memorie di Sarah Bernhardt (recensione)

La memorie di Sarah Bernhardt sono la prova provata che in teatro non ci sono mai differenziazioni

Antonia Di Francesco
m&s - Antonia Di Francesco (foto © Massimiliano Martini)

La scena si apre su di una terrazza assolata nell'agosto del 1922, in Francia. Una donna (Antonia Di Francesco), scopriremo tra breve che si tratta di Sarah Bernhardt, ha molto caldo e la brezza che le arriva addosso nella sua casa al mare non sembra minimamente attenuare la forza del sole estivo che "picchia come un pugile". Per non andare completamente al tappeto, Sarah chiede al suo segretario (Alessandro Moser) di portarle il parasole, ma anche il grammofono, ma anche di prendere appunti, perché deve continuare a dettare le sue memorie. Inizia così una schermaglia tra la grande diva dell'Ottocento e il suo povero e (non del tutto) accondiscendente segretario Pitou.

L'uomo cerca - senza successo - di far rientrare la burbera Madame in casa, nelle sue condizioni di salute esporsi così al sole può farle solo male, ma questa sua premura non fa altro che "accendere" le proteste dell'anziana attrice, malgrado i suoi 78 anni e una gamba amputata (che comunque non le impedisce di andare in scena) è ancora in grado di tenere testa (e ottenere piena vittoria) a segretari, medici o qualsiasi altro uomo le capiti davanti. Vuole dettare le sue memorie e lo farà, anche sotto il sole, non appena il recalcitrante Pitou le avrà portato il suo parasole, perché è pagato anche per questo, per sottostare con rassegnata devozione ai suoi capricci. Ma non è solo questo il compito del segretario (oggi sarebbe una badante molto paziente), oltre che raccogliere le "memorie" deve anche farne parte, prestandosi ad interpretare - lui che non è un attore - i vari personaggi che hanno incrociato la vita privata e la carriera dell'attrice, nei momenti più difficili (la madre) e in quelli più stimolanti (Oscar Wilde), per citarne solo due.

Il povero Pitou, che in una sola occasione verrà chiamato con il suo nome di battesimo, Georges, si trova quindi a dover assecondare i desiderata di una donna che non si arrende e non si arrenderà mai alle vicissutidini che le si parano davanti, così volitiva e carismatica da essere in grado di conquistare chiunque, uomo o donna che sia, giovane e vecchio, innamorato o semplicemente sedotto. E gli spettatori che hanno avuto (e speriamo presto riavranno) il piacere di vedere "Sarah" sono sicuramente tra questi. In questa sua soverchiante personalità ci ha ricordato un altro omaggio teatrale, quello portato da Melania Giglio a Edith Piaf, un'altra voce di Francia dal successo planetario ma dal vissuto drammatico (entrambe troveranno poi riposo nel cimitero monumentale di Père-Lachaise a Parigi).

Come un elastico nella pièce ci si muove repentinamente tra sorriso (in alcuni casi anche risata) e melanconia (in alcuni casi anche occhi lucidi), assistendo ad una eccellente prova attoriale dei due interpreti, dove non esiste sbilanciamento, ma costante complicità. Tra i due personaggi è in atto, per tutti i 90 minuti, uno scontro che è allo stesso tempo incontro, un resistere e allontanarsi per poi tornare indietro e "amarsi", sembra di assistere ad una "eterna gara nella quale ognuno dei due vuole disperatamente arrivare primo, però se uno dei due s'attarda l'altro l'aspetta per continuare assieme il lungo viaggio fino al traguardo della vita". (cit.)

Su queste due grandi caratterizzazioni Luca Pizzurro dosa con precisione direzione e delicatezza narrativa, anche quella sonora, scegliendo per la drammaturgia musicale quanto di più adatto possibile: partiture - abbiamo riconosciuto la sola "Forbidden Colours" di Ryuichi Sakamoto - che sottolineano le voci e mai si sovrappongono ad esse. Suggestiva la scelta del colore bianco predominante, utilizzato, come spiega il regista nelle sue note, "come un velo che avvolge e copre le cose per proteggerle, nasconderle, preservarle dall’incedere degli anni". A questa stessa maniera va tenuto da conto questo racconto, per riassaporarlo anche in futuro, magari sorseggiando un buon cognac.

SARAH
LE MEMORIE DI SARAH BERNHARDT
dal "Memoir" di John Murrell
versione francese di Eric Emmanuel Schmitt
traduzione italiana di Giacomo Bottino
con Antonia Di Francesco e Alessandro Moser
regia Luca Pizzurro
assistente alla regia Angelo Alessandro Gallo
scene Guido Ghelardini
costumi Lucia Mirabile
attrezzeria di scena Rossella Nardini
luci e fonica Silvio Biagini
durata 90 minuti, escluso intervallo

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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