Feste comandate (il Natale su tutti) e poi gli avvenimenti familiari importanti, da festeggiare assieme (come i matrimoni) o da sopportare assieme (come appunto la scomparsa attorno alla quale ruota tutta la vicenda), stringendosi l’una all’altra, perché così il grande dolore non passa, ma almeno si attenua. Questo, però, a casa delle altre, non in quella delle “Sorellastre” di Ottavia Bianchi (autrice e attrice nel ruolo di Emma).
Quattro consanguinee molto diverse fra loro, a parte la naturale e flebile comunanza biologica, si rivedono in occasione della morte della loro genitrice. Da tempo le strade affettive e professionali si sono volontariamente divise, ma le quattro devono riuscire a sopportarsi almeno per un ultimo saluto alla loro mamma prima del funerale, momento in cui potranno felicemente riprendere ad ignorarsi, come hanno fatto finora.
Emma (Ottavia Bianchi) è la più grande delle quattro, è l’unica "orgogliosamente" sposata (con un medico, Guido), insegnante di lettere con due bambini piccoli e un’odiosa suocera. Potrebbe essere - nei dettami sociali imposti e difficili da scalfire, anche nel XXI secolo - la più realizzata, forse la sola. E invece, la “brava di casa” (così sempre definita dai genitori) ha molti motivi per non sentirsi felice. Emilia (Giulia Santilli), ma chiamata Lia (e questo invece che favorire l’intimità la fa arrabbiare) è la più concreta, è assistente sociale ed anche quella con i piedi saldamente in terra. Apparentemente non ha avuto o trovato spazio per gli affetti. Difatti “Lia” è in famiglia il “bastone della vecchiaia”, almeno fino a quando i genitori sono stati in vita. Elvira (Beatrice Gattai) è colei che ha tagliato più drasticamente i ponti con la famiglia, sfruttando carattere e bellezza (e difatti lei è la “bella di casa”) si è trasferita a Milano dove ha intrapreso una carriera di successo (“immobiliarista civetta”). Ma i successi e gli insuccessi si sa che camminano sempre parallelamente, almeno fino a quando non si incrociano. La quarta e ultima è Ughetta (Patrizia Ciabatta), infantile (è l’unica che riferendosi alla madre la apostrofa sempre come “Mami”). Visionaria e sulle nuvole, una versione femminile e contemporanea del Totò di Zavattini e De Sica di Miracolo a Milano. Come tutti gli animi semplici viene sottovalutata dagli altri, in primis dalle sorelle maggiori. Il suo appellativo è infatti la “strana di casa”.
Le "sorellastre" (per scelta) non avrebbero in realtà bisogno di doversi sopportare a ogni costo, se non fosse successo che la madre ha appena fatto loro recapitare una forma molto particolare di testamento: dovranno stare assieme, nella stessa casa, per 24 ore di seguito, vegliando e soprattutto giocando a una sorta di incrocio casalingo tra il Monopoli e il Gioco dell’Oca, dove la regola principale è "dire sempre la verità", costi quel che costi. Ne va di mezzo l’eredità insperata e finora rimasta sconosciuta di 800.000 euro. Chi non rispetta le regole, rinuncia alla propria parte che verrà divisa tra le rimanenti. Riusciranno a sopportarsi in cambio di circa 8.300 euro per ogni ora del loro tempo?
I familiari, quando si perdono volutamente di vista, sono costrette a riunirsi almeno in determinate occasioni. Tra queste, i funerali. Partendo da un incipit che con una spruzzata di noir avrebbe potuto ben figurare come un thriller britannico, oppure guardare al "Grande freddo" di Kasdan o allo "Speriamo che sia femmina" monicelliano, "Le Sorellastre" scorre agilmente con una struttura narrativa sicura e personale. Buona interpretazione e caratteri credibili, in questo testo non ci sono prime donne, perché tutte le attrici hanno un proprio spazio scenico ben equilibrato, quasi misurato con un bilancino di precisione. Ben curato il lavoro del regista (Giorgio Latini) che, secondo noi, conscio di avere in mano materiale di qualità, ha potuto applicare quella misura necessaria e fondamentale di delicatezza che ha evitato l’esaltazione di una a discapito di un’altra. “Corale” per "Le sorellastre" è un dato di fatto e non di maniera.
Ottavia Bianchi, indagando minuziosamente nella vita di chiunque le sia capitato a portata di copione, ha costruito un racconto divertente e “apparentemente” leggero, dal taglio comico, ma dai risvolti e approfondimenti che fanno riflettere, almeno una volta usciti dalla sala, quando si confronta la finzione della drammaturgia con le persone che ci vivono accanto e su noi stessi. Confessarsi in teatro? Perché no, costa sicuramente meno di un lungo periodo di analisi e può produrre esiti veramente inaspettati.
LE SORELLASTRE
di Ottavia Bianchi
con Ottavia Bianchi, Patrizia Ciabatta, Beatrice Gattai, Giulia Santilli
regia Giorgio Latini
scene Mario Amodio
disegno luci Francesco Bàrbera
aiuto regia Martina Paiano
riconoscimenti premio alla drammaturgia brillante Silvano Ambrogi, premio Internazionale Castrovillari città di cultura
patrocinio Accademia Nazionale D’Arte Drammatica Silvio D’Amico
durata 80 minuti (senza intervallo)








