Una zitella da sposare (recensione)

Dopo una certà età le nubili sono come il pesce, è quello che pensa la mamma di Marta, figlia single e felice di esserlo (lei)

Marta e i suoi fidanzati
m&s - Marta e i suoi fidanzati (foto © media & sipario)

La Compagnia AMO (acronimo di Attori Momentaneamente Occupati) ancora una volta cambia vesti, dopo essere stati "insegnante e genitori" (in La storia d'Itaglia) o "disinteressati fratelli" (in Morta zia, la casa è mia) ed avere anche raccontato l'amore in quadri (in Ti amo, sei perfetto, ora cambia). Anche in questa specifica occasione si parla, ma in altra maniera, di amore, prima non desiderato, poi fortuitamente e inspiegabilmente trovato e infine dubbioso. Ma andiamo per ordine, per non fare eccessiva confusione.

Marta (Valeria Monetti) è una bella psicologa di 39 anni, totalmente appagata dal suo lavoro e dalla sua condizione di single, felicemente accettata sulla base del vecchio detto popolare "meglio sola che male accompagnata". E a giudicare da quello che la piazza le riserva, non possiamo che darle ragione. Purtroppo per lei, Marta ha letteralmente sopra di sé un'ingombrante e genitoriale presenza: la mamma Maria Sole (Maurizio Paniconi) che, forte della complicità del domestico romano-cinese Bartolo (Alessandro Tirocchi), compie un vero e proprio stillicidio psicologico sulla povera figlia "zitella", fino a riuscire a strapparle una fatale promessa. Marta, grazie all'aiuto del particolare vicino/amico Luigi (Daniele Derogatis/Andrea Palotto), viene iscritta ad un servizio di appuntamenti al buio e accetterà per tre settimane - le più lunghe della sua vita - di incontrare tutti i "maschi" che le si proporranno. Il nickname scelto è "zitella da sposare", così non possono crearsi equivoci.

E' un allievo del Botticelli: il Tavernello! / Faccio due passi a piedi, così prendo una boccata d'ansia.

Ovviamente, trattandosi di una commedia brillante, coloro che si propongono ai primi appuntamenti sono tanto improponibili in scena, quanto possibili nella vita reale: ma questo sposterebbe il focus su altro argomento, che non riguarda il nucleo centrale del racconto. Lasciamo che siano i lettori, anzi le lettrici, a trarne propri spunti di riflessione.

Quando oramai si stanno perdendo tutte le speranze e Marta sta - finalmente - per riconquistare la propria libertà di single, un imprevisto porta sulla sua strada due persone che più diverse non potrebbero essere: il primo è Marco (sempre Alessandro Tirocchi), un ladro di appartamenti, rozzo ma per questo ancora più affascinante; il secondo (ma a distanza di pochi minuti) è un suo vecchio compagno di scuola, Enrico (sempre Maurizio Paniconi), del quale da adolescente Marta era segretamente innamorata, ma Enrico - allora - non aveva occhi che per Lucrezia, che nel frattempo lo ha lasciato. Enrico è garbato e romantico, anche se fa un uso eccessivo di medicinali per tenere a banda l'insicurezza e contrastare il dolore da abbandono.

Finalmente Marta prova qualcosa, da una parte il romantico farmacista e dall'altra il selvaggio motociclista. Entrambi hanno quel qualcosa in più che le piace e molto, finalmente. La sua scelta è quella di prendere tempo e di non scegliere (per tre mesi), frequentando i giorni pari l'uno e i giorni dispari l'altro. Ovviamente i due uomini sono inconsapevoli l'uno dell'esistenza dell'altro, fino a quando... galeotta fu la caldaia e il tecnico chiamato per ripararla. Quale sarà la scelta finale di Marta? Vi suggeriamo di andarlo a scoprire in teatro.

Una commedia brillante e frizzante, che strizza l'occhio, in forma contemporanea, sia alle pochade francesi dell'Ottocento che alle commedie cinematografiche americani del Novecento. Sul palco quattro ottimi interpreti che evidenziano la loro sicurezza e gli anni di lavoro assieme, in grado di assicurare quella complicità e supporto che si vorrebbero sempre trovare dai propri compagni di lavoro. E questo vale anche per la regia di Marco Simeoli, sempre presente in questo fondamentale ruolo, almeno nelle piecé che abbiamo visto finora. Arricchisce la sottolineatura visiva il disegno luci, puntale scena dopo scena, personaggio e stato d'animo. Se nell'acronimo scelto dalla Compagnia per il proprio nome quel "Momentaneamente" doveva essere scaramantico, continuando su questa strada non abbiamo molti dubbi che si possa cambiare in "Permanentemente". Sono gli applausi e le risate del pubblico a decretarlo.

Compagnia AMO
presenta
UNA ZITELLA DA SPOSARE
scritto da Maurizio Paniconi e Alessandro Tirocchi
diretto da Marco Simeoli
con Valeria Monetti, Daniele Derogatis/Andrea Palotto, Maurizio Paniconi, Alessandro Tirocchi
scenografia Mariagrazia Iovine
aiuto regia Stefano Lauro
durata 90 minuti, escluso intervallo

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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