Anna Karenina è un classico che la maggior parte di noi ha affrontato negli anni della prima giovinezza ed è sicuramente fra i più noti al grande pubblico. Molte le trasposizioni cinematografiche, fra le più significative quelle con Greta Garbo (1927 e 1935), Vivien Leigh (1948), Sophie Marceau (1997) e Keira Knightley (2012).
Non tutti però forse sanno che il Teatro dell’Opera di Skopje nel 2018, allora sotto la direzione di Vaso Ristov, ne ha presentato una versione coreografata da Leo Mujic, con le scene realizzate da Cvijeta Schwinn. Come riporta il sito del teatro: "Leo Mujić è un coreografo, insegnante e ballerino di fama internazionale, noto per le sue creazioni innovative e la sua capacità di interpretare i classici della letteratura in chiave moderna. Ha studiato alla prestigiosa École-Atelier Rudra Béjart di Losanna e ha lavorato con alcune delle più importanti compagnie di balletto del mondo, tra cui il Berlin State Ballet, il Slovenian National Theater e il Paris National Ballet. È stato anche invitato a creare opere per importanti scuole di danza, come l'Academy of Music and Dance di Zurigo".
Mujic è sicuramente uno dei coreografi più interessanti della sua generazione, conosciuto anche per altre splendide creazioni e interpretazioni dei classici della letteratura, come il Grande Gatsby, andato in scena nel 2025 sempre presso il Teatro dell’Opera di Sofia. L'Anna Karenina odierna, con la Compagnia diretta da Marta Petkova, non ha niente da invidiare alla trasposizione cinematografica, anzi, forse è addirittura più ricca perché ha evitato di epurare alcuni dettagli e personaggi che al cinema erano stati poco caratterizzati e in alcuni casi per nulla rappresentati.
La sfida è stata principalmente quella di trasferire il racconto nella sua interezza con il linguaggio della danza: Anna Karenina è un libro lungo e complesso, con una forte critica alla società russa dell’epoca e alla sue dinamiche, e il coreografo riesce a renderle tutte: la violenza di un marito geloso, che percepisce la moglie come una proprietà, lo struggimento di una madre divisa fra l’amore per il figlio e quello per l’amante e, infine (secondo chi scrive è lo scoglio maggiore di tutti), una coreografia che riesca a rendere il giudizio sociale, che schiaccia e infine uccide Anna.
La scena è essenziale, grandi porte ruotano su loro stesse e restituiscono a volte la casa di Anna e, in altre scene, i salotti dorati e mondani di Mosca. Le luci sono gestite in modo impeccabile, riuscendo con degli stratagemmi semplici ed efficaci a raccontare due momenti salienti: il ferroviere accidentalmente morto investito da un treno all’inizio del romanzo e la fine, volontaria ma non meno drammatica, di Anna.
Per quanto riguarda gli interpreti, questa compagnia è tutto ciò che ci si aspetta da una compagnia dell’est Europa. Tutte le scene in cui il corpo di ballo è coinvolto incantano per l’assoluta sincronia e precisione dei movimenti, esaltati dai costumi che contribuiscono a restituire l’atmosfera di fine ottocento del romanzo. Le performance solistiche sono tutte convincenti. Katerina Petrova è stata intensa nel ruolo di Anna, così come Tsetso Ivanov nel ruolo del conte Vronskij e Boryana Petrova (Kitty). Plauso speciale a Emil Yordanov, interprete di Karenin, e a Maria Yordanova, nel ruolo della madre di Vronskij: un ruolo complesso perché oltre a richiedere una notevole predisposizione al linguaggio della danza contemporanea, necessita anche di notevoli abilità attoriali, requisiti che la ballerina dimostra di possedere in abbondanza.
Il Teatro dell’Opera di Sofia si conferma quindi un punto di riferimento anche per chi, in viaggio di lavoro o in visita di piacere, si trovi nella capitale bulgara e voglia godere di uno spettacolo di qualità.
C@L






