Quali dinamiche si innescano all’interno di una coppia consolidata, nel momento in cui uno dei due coniugi subisce una perdita di memoria? Cosa accadrebbe se improvvisamente, a causa di quello che sembra un banale incidente domestico, una moglie diventasse una perfetta sconosciuta per l’uomo che ha avuto al fianco per oltre vent’anni? La vecchia personalità del marito tornerà a fare capolino o verrà sostituita da una meno cinica, meno distaccata, più comprensiva? Su queste e su molte altre domande (e le rispettive, molteplici risposte) poggia l’impalcatura di uno dei più famosi testi teatrali francesi, per la regia di Michele Placido, che ne ha curato anche l’adattamento.
La situazione paradossale in cui si muovono i due protagonisti dello spettacolo è amplificata dall’estrema sensazione di straniamento che viene istantaneamente trasmessa al pubblico dai due attori che si muovono sulla scena, lo stesso Michele Placido e Anna Bonaiuto. Il gioco dialettico che prende vita appare coinvolgente sin dalle prime battute e - pur essendo una danza a due - si avverte la presenza di un terzo, invisibile personaggio, che pian piano diventa sempre più ingombrante: la figura di ciò che lui, il marito, Marco, era prima dell’incidente. Dallo scambio sempre più serrato, fra una donna innamorata e un uomo che sente di aver perso tutto ciò che era, emerge l’essenza di un rapporto con molte ombre, in cui il non-detto ha condotto a un logorio della vita coniugale al quale Lisa non vuole sottostare. E quale occasione migliore che trovarsi improvvisamente ad essere l’unico appiglio nell’opera di restauro della memoria per provare, almeno in parte, a ricostruire ciò che giorno dopo giorno si stava perdendo?
Placido e Bonaiuto mettono in atto un continuo e reciproco gioco di attrazione e repulsione, dove la passione fra i due continua a riaffiorare tramite gesti e parole per poi, però, venire ripetutamente rigettata. Questo andamento ondivago, esplicitato dall’attrazione sessuale prima accolta e poi respinta, per essere poi nuovamente riproposta, è una dinamica che permea l’intera struttura narrativa, nella quale il rapporto fra vittima e carnefice viene continuamente rovesciato. Il ribaltamento dei ruoli all’interno della relazione matrimoniale, inizialmente frutto di suggestioni ispirate dall’atteggiamento sospetto e remissivo di lei, diventa poi evidente man mano che lo scambio dialettico fra marito e moglie continua, diventando sempre più intenso.
I due protagonisti sono perfetti nell’incarnare sentimenti e personalità contrapposte, costrette a ricominciare da zero una relazione ventennale, forzate a rivivere momenti dolorosi, insieme alle paure e incertezze che ogni relazione si porta dietro. Le due voci in movimento sul palcoscenico sono riuscite a dare vita a un ballo, metaforico oltreché letterale, capace di catalizzare la concentrazione degli astanti su ogni singola parola, cambio di tono o di intenzione. D’altronde, ciò che colpisce durante la visione di questo spettacolo è la graduale evoluzione dei due personaggi, sui quali vengono proiettate ombre sempre più inquietanti. Il personaggio di Lisa, una donna succube del marito e capace di accettare con condiscendenza la sua idea liberale (e libertina?) sul matrimonio, acquista una forza sempre maggiore, diventando in alcuni passaggi la personalità forte e dominante della coppia. Marco, invece, passa dall’essere tormentato dall’idea di aver perso ciò che era prima dell’incidente, all’esserlo nello scoprire che tipo di persona fosse. I segreti che, da una parte e dall’altra, vengono alla luce, uniti allo spaesamento di una situazione tutt’altro che facile da affrontare, rendono l’atmosfera opprimente e satura, anche la scenografia ariosa e imponente che domina la scena sembra collassare su sé stessa, rendendo lo spazio di manovra, emozionale più che fisico, ridotto al minimo. Anche in questo, l’interpretazione dei due attori in scena è perfetta. Placido e Bonaiuto hanno restituito l’intera e variegata gamma di sensazioni provata dai personaggi di cui indossano i panni e sono capaci di far parteggiare il pubblico per l’una e per l’altro, a fasi alterne.
In questo continuo gioco di rimandi, di avvicinamenti e distacchi repentini, di lente danze in ricordo di tempi passati in cui l’amore fra i due era appena sbocciato, l’idea dominante è che la strada intrapresa dai coniugi all’inizio dello spettacolo per trovare una soluzione ai loro (tanti) problemi sia destinata a rimanere senza uscita. Dopo tanto girovagare, la loro scelta è quella di intraprendere un vicolo cieco. Senza rendersene conto, ma ne siamo sicuri?
PICCOLI CRIMINI CONIUGALI
di Éric-Emmanuel Schmitt
con Michele Placido e Anna Bonaiuto
scene Gianluca Amodio
costumi Alessandro Lai
luci Pasquale Mari
musiche Mauro Di Maggio & Luna Vincenti
adattamento e regia Michele Placido
produzione Goldenart Production
durata 100 minuti senza intervallo







