Che fine ha fatto il mio io? (recensione)

Che fine ha fatto il mio "io" potrebbe essere una domanda esistenziale senza possibilità di risposta

Francesco Paolantoni
m&s - Francesco Paolantoni

Ma se a porsi la domanda è un noto artista comico, Francesco Paolantoni, e se la domanda costituisce titolo e incipit di uno spettacolo, ecco che l'incertezza si trasforma in spunto valido con cui affrontare il pubblico, sera dopo sera, per dare forma e sostanza ad un monologo divertente ed intelligente, sempre diverso e sempre uguale a sé stesso.

Alla prima domanda, segue anche Perché devo andare a parlare con una persona che devo pagare quando posso parlare con tante persone che pagano me? Dobbiamo, in conseguenza, ammettere che dal punto di vista di una stringente logicità non potremmo avere nulla da obiettare. Che fine ha fatto il mio io diventa così la geniale idea di un uomo che, superati i 50 anni, si rende conto di non possedere più alcuna certezza e deve - ad ogni costo - trovare un modo per reagire, trovandosi in piena crisi esistenziale, accentuata dai tempi in cui viviamo. 

Alla disperata ricerca del suo io, il personaggio Paolantoni decide, non riuscendo a ritrovarsi con le terapie suggeritegli dai suoi due psicoanalisti, di attuare una pubblico-terapia. Sarà dunque il pubblico ad accompagnarlo in questo suo percorso che prevede, tra le altre cose, l’idro-terapia, la favola-terapia, la musico-terapia, la sesso-terapia. È tra un metodo di cura e un altro che Paolantoni riesce nell’intento di far riflettere gli spettatori attraverso reiterate sessioni di risata-terapia.

Temi quali l’egoismo, il destino, l’amore, la donna, la fede e la spiritualità vengono toccati da Paolantoni con estrema disinvoltura e abbondante ilarità, il tutto sempre rapportato al reale e al quotidiano. Tra una battuta e l’altra c’è anche tempo per ragionare sulle differenze tra il mondo di ieri e quello odierno, capace perfino di spettacolarizzare le disgrazie, rendendo le persone insensibili e ossessionate dall’essere presenti a tutti i costi, un mondo in cui i rapporti umani sono sempre più distanti, le coppie si lasciano poco dopo essersi sposate e i bambini spesso sono frutto di scelte egoistiche da parte dei loro distratti genitori. Non mancano neanche divertenti ed espliciti riferimenti politici al nano italiano “mi consenta”, che entra insolentemente nelle sue favole-terapie.

E' il pubblico a decidere quali storie raccontare e reinventare ed è così che ogni spettacolo viene modellato dal rapporto che Paolantoni riesce ad instaurare con gli spettatori in sala, divenendo unico. Eccolo quindi interagire con una bambina, che se la ride di gusto di fronte al fallito tentativo di essere spaventata dall’interpretazione di un vampiro, ma anche con una coppia che lui cerca allegramente di scoppiare e singoli spettatori presi di “mira” in prima fila.

Proprio la sintonia creata con il pubblico è l’arma vincente di questa pièce teatrale e Francesco Paolantoni, che nella sua carriera di personaggi ne ha interpretati tanti, lo sa bene. Gli spettatori senza dubbio si sono divertiti e per una signora, a fine spettacolo, c'è pure scappata una foto sul palco con il protagonista della serata. A questo punto ci chiediamo se anche la foto-terapia faccia parte della cura. Proveremo a chiederlo alla prossima visita, pardon, replica.

CHE FINE HA FATTO IL MIO IO?
di Francesco Paolantoni e Paola Cannatello
con Francesco Paolantoni
musiche di Antonio Annona
regia di Francesco Paolantoni

content editor / social media manager
Scrivere mi piace, ma correggere i testi di più. Se mi cerchi e non mi trovi, è probabile sia andata a caccia di refusi. Quando non ho la penna rossa in mano, elaboro strategie per i social.
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