Cetra... Una Volta (recensione)

Grazie al gruppo vocale “Favete Linguis” rivive il mito di un Quartetto che ha fatto la storia della canzone italiana

Favete Linguis in scena
m&s - Favete Linguis in scena (foto © Franco Sassara)

Voglia di ieri, di Tv in bianco e nero, di garbo e buon gusto, di virtuosismo vocale, di ironia, di aria pulita. E’ l’atto d’amore al Quartetto Cetra suggellato dal gruppo “Favete Linguis” (Non parlate) da trent’anni sulla scena, con Emanuela Fresi, Stefano Fresi e Toni Fornari (assente giustificata la musicista Cristiana Polegri) per la regia di Augusto Fornari, nel concerto-spettacolo “Cetra… Una Volta”, approdato al teatro Unione di Viterbo dopo i successi in ogni parte d’Italia. Stessa dichiarazione d’amore da parte degli  spettatori accorsi numerosi (teatro esaurito): quelli d’antan, col bagaglio ripieno di tanti ricordi ingialliti, e quelli che non hanno vissuto quegli anni Quaranta-Ottanta con un grande peso sulla coscienza.

Ecco i Cetra di allora. Tata Giacobetti (basso e autore dei testi), Lucia Mannucci (voce poliedrica tuttofare),  Virgilio Savona (ricerche e trascrizioni musicali), Felice Chiusano (mattacchione della brigata).  Come avrebbero cantato oggi senza gli assist iniziali di mostri sacri come Wanda Osiris, Garinei e Giovannini, Isa Barzizza, Delia Scala, Gorni Kramer, Renato Rascel? Sono stati loro agli  inizi del Cinquanta a battezzare il debutto dei Cetra in riviste di grande successo come Gran baraonda, Un paio d’ali, Trapezio per Lisistrata ed altre. Augusto Fornari ha provato a spiegarcelo senza ricorrere a trucchi, banali imitazioni o pretese filologiche, ma con garbo ed ironia, adatti  al sentire di oggi, mai melanconici, semmai salutari occasioni di compiacimento.

I tempi tecnici delle gag, intrise di ammiccamenti, voci alterate, allusioni, battute improvvisate, occhiate col pubblico, silenzi, ammiccamenti, sono attualizzati, ma mai banali, come le parodie dell’Otello e del  Giulio Cesare di Shakespeare (tratti dalla “Biblioteca di  Studio Uno”  di Enrico Falqui), o lo zapping tra vari telegiornali che punta a gustosi e ricercati malintesi su fatti e personaggi della politica di oggi, peraltro del tutto  bipartisan. Ai Cetra quella satira non era concessa. Spassosa la scena del vecchio grammofono con 78 giri a ritmi ora veloci, ora gracchianti e rallentati. Struggenti gli inserti di filmati d’epoca con i Cetra e le impreviste  intromissioni vocali e visive di Luca Ward, Francesco Pannofino e Lillo (Pasquale Petrolo).

Augusto Fornari ci ha messo tanto del suo con una regia attenta ai tempi del  palcoscenico, abile  nel gestire sorprese e colpi di scena grazie alla professionalità degli artisti del “Favete Linguis” cui non manca nulla: intonazione, recitazione, mimica facciale, armonia, simpatia. E grazie anche all’audio impeccabile, alle scene di Alessandro Chiti con due mega arpe a mo’ di quinte  e ai costumi di Aurora Damanti.
E poi un quadro rassicurante di canzoni e motivi,  trascritti ed eseguiti secondo l’ironia del celebre Quartetto che merita di essere incorniciato. A caso: Concertino (con il faccione in bianco e nero di  Gorni Kramer alle prese col suo ottavino), In un palco della Scala, Un disco dei Platters, Abbassa la tua radio,  Bellezze in bicicletta, Maramao perché sei morto, Baciami piccina, Mille lire al mese, Un bacio a mezzanotte, Romantica, Vecchi America, I ricordi della sera e Alla vecchia fattoria con una sequela di animali che oggi ci appaiono più familiari. Applausi interminabili e richieste di bis.

Vincenzo Ceniti

Stefano Fresi, Toni Fornari, Emanuela Fresi
in
CETRA… UNA VOLTA
dedicato al Quartetto Cetra
di Toni Fornari
regia di Augusto Fornari
scene Alessandro Chiti
costumi Aurora Damanti
produzione A.T.P.R.

Giornalista
Direttore per oltre trent’anni dell’Ept/Apt. Ha curato l’organizzazione di numerose edizioni del Festival Barocco di Viterbo e di altre iniziative di ogni genere. Console di Viterbo del Touring Club.
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