Giovinezza obbligatoria (recensione)

Una nuova produzione del Teatro delle Temperie di Valsamoggia, in collaborazione con Tedacà di Torino e Arti e Spettacolo de L'Aquila

immagine di un uomo e una donna che si contrappongono in scena
m&s - Luca (Andrea Lupo) e Franca (Tiziana Irti), i due protagonisti di Giovinezza obbligatoria (foto di Roberto Cerè)

Immaginate di vivere in un mondo dove sia necessario essere sempre giovani e produttivi per essere accettati dalla società. Immaginate un mondo dove si sia costantemente sotto l'occhio attento di "altri" che giudicano la nostra esistenza in base a degli standard di giovinezza e di energia e per i quali, raggiunta una determinata età, non si sia più all'altezza di un'esistenza degna di essere vissuta. Se pensate di non dover sforzare troppo l'immaginazione, perché in parte queste domande hanno come risposta il mondo attuale, avete sia ragione che torto. Il mondo attuale è legato all'apparenza e, purtroppo, pare anche alla produttività del singolo individuo, ma quello che ha generato questa nostra "richiesta di immaginazione" è lo spettacolo "Giovinezza obbligatoria".

Luca (Andrea Lupo) e Franca (Tiziana Irti) sono una coppia di mezz'età. Mezz'età dal solo punto di vista anagrafico perché apparentemente sono in formissima. Vivono insieme in un ovattato mondo di produzione e lavoro, lavoro e produzione perché, come si capirà dai loro discorsi, chi non produce ed è destinato al solo consumo, non ha ragione di esistere (a meno che sia all'inizio della "catena produttiva").

Tanto che che il "leit motiv" del trascorrere del tempo è "Giovani sempre - produci e consuma" (ma soprattutto "produci" aggiungeremmo noi). Le giornate si svolgono pressoché identiche le une alle altre - sveglia, controllo allo specchio, sirene che annunciano il turno lavorativo, quello della pausa, quello dell'attività fisica - con una serie di movimenti identici e sistematici in un ambiente domotico fatto di schermi che non sono solo utilizzati come enormi display, ma anche come costanti riflessi della propria immagine. Tutto è organizzato, calendarizzato - anche l'attività sessuale - e "l'essere produttivo" è equiparato all'ingranaggio di una macchina perfettamente oliata che, nel caso di malfunzionamento, usura, "vecchiaia", va sostituito per evitare che la macchina si fermi e che il ciclo possa perdere colpi. La "manutenzione", oltre che dalla pause di attività fisica, è garantita dagli Agenti Anti-Età e dal periodico controllo medico che "quantifica" la giovinezza.

Una mattina Luca, che sta per diventare nuovamente "dirigente del mese", si sveglia stranamente affaticato e incolpa lo stress dovuto al raggiungimento di questo obbiettivo. Franca però, appena lo vede, è terrorizzata; il Luca che ha davanti è improvvisamente un ottantenne! L'uomo non ci crede: qualsiasi riflesso gli rimanda un'immagine di sé giovane e vigorosa, non certo quella del "vecchio" che vede Franca e del quale entrambi devono avere paura; Franca non può avere sul "curriculum" una macchia come un marito vecchio - le farebbe perdere crediti e metterebbe in difficoltà i figli - e Luca, che continua a non "vedersi", teme l'intervento degli Agenti Anti-Età e della scelta che dovrebbe compiere - se giudicato vecchio - tra l'annullamento e il ritiro nella "città dei vecchi". Tutte le persone che ha conosciuto la coppia ha deciso per l'auto-annullamento perché, d'altra parte - che energie può avere un vecchio per vivere? Che desideri potrebbe avere senza la produzione? Che cosa potrebbe "fare" durante il giorno se gli fosse escluso il lavoro?

Il mondo distopico (e non così nel futuro come potrebbe sembrare) descritto da Lupo e sul quale Simone Schinocca (regista) appone la punteggiatura di luci, musica e ritmo, è una bolla i cui riflessi non prendono purtroppo i colori dell'arcobaleno passando sotto la luce, ma che anzi tende a rimandare sempre la stessa distorta immagine monocromatica. Luca e Franca sono all'interno di questa bolla e come i criceti dentro la ruota corrono costantemente verso un traguardo irraggiungibile. A che cosa porta la costante ricerca di giovinezza, ma soprattutto di produttività alla quale la società li ha abituati? Si potrebbe assimilare questo "traguardo" all'acqua della vaschetta dei criceti: un successo effimero. In più, se nessuno riempie la vaschetta di acqua, cosa diventa questo "punto di arrivo"?

Uno spettacolo ironico, a tratti divertente - com'è uso nella drammaturgia di Lupo - che fa sicuramente riflettere e che in ogni dettaglio enfatizza il messaggio veicolato dal testo. L'allestimento scenografico, curato da Giancarlo Gentilucci così come i costumi, è composto da una serie di piani riflettenti che possono essere usati all'uopo come maxi schermi tecnologici o come specchi. Ogni qualvolta il personaggio Luca è in scena senza Franca non è mai in realtà solo perché sempre in compagnia del suo riflesso, a volte accettato, a volte ingombrante e faticoso da sopportare in una sorta di moderno e rovesciato "Ritratto di Dorian Gray": mentre Luca vede il suo riflesso sempre identico e giovane, lui pare invecchiare e appare così agli occhi di Franca.
Sono tanti i momenti intensi, disseminati nella scrittura e quindi nella messa in scena ad hoc, ma quello che sicuramente coglie inaspettatamente lo spettatore è racchiuso forse nella più bella battuta di tutto il copione ed ovviamente pronunciata da Luca:
"Ho passato tutta la vita a vivere la vita come deve essere vissuta... non mi sono mai chiesto davvero come l’avrei voluta vivere io...". D'altra parte per molte persone questo è "solo" teatro...

GIOVINEZZA OBBLIGATORIA
di Andrea Lupo
con Tiziana Irti e Andrea Lupo
regia Simone Schinocca
scene e costumi Giancarlo Gentilucci
coproduzione Teatro delle Temperie, Tedacà, Arti e spettacolo
durata un'ora e dieci circa, senza intervallo

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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