La scrittura di Patrizio Pacioni ha affrontato, attraverso una minuziosa verifica delle fonti di archivio, la notissima vicenda del processo svolto a Viterbo nel 1950 e che vedeva sul banco degli imputati Gaspare Pisciotta (poi assassinato in carcere con un caffè avvelenato, quattro anni dopo).
Dopo la lusinghiera anteprima a Brescia, in cartellone nella stagione teatrale 2014, "La verità nell'ombra" della Compagnia Stabile Assai (compagine "passionale" nata nel carcere romano di Rebibbia e portata ai vertici della cronaca attraverso il "Cesare deve morire" dei fratelli Taviani) si appresta - come ogni spettacolo teatrale che si rispetti - ad andare in tournée, iniziando dai luoghi che - realmente - videro svolgersi i fatti. Ha sottolineato infatti l'autore: "Una suggestione assolutamente unica: la magia della storia che si fa spettacolo e dello spettacolo che racconta la storia. Un privilegio per chi questa storia racconterà e per coloro che dopo oltre sessant’anni, a questa storia diventata teatro-verità, avranno l’occasione e la fortuna di assistere".
Ricostruita scenograficamente la gabbia degli imputati, reali le atmosfere percepite nell'ex Tribunale di Viterbo dove, più di 50 anni fa, le vicende processuali si intrecciarono con depistaggi, sistematiche coperture, attenzione dei media dell'epoca per la cittadina laziale, conosciuta e non da molti, solo per essere stata città papale e aver ospitato il primo conclave della storia pontificia. Un ritratto "verosimile" dell'Italia nella ricostruzione post bellica che aiuta a definire personaggi appartenenti a un’epoca confusa e contraddittoria, in cui si è andato consolidando il rapporto di potere tra stato e mafia.
Attori e musicisti si mescolano e confondono in scena, impegnati - ora come allora - nella ricostruzione di una verità che non verrà svelata, neppure accennata. Molto piacevoli gli innesti musicali e la bella voce di Barbara Santoni, anche se, apparentemente, scollegati dal racconto. La ricostruzione che Pacioni ha fatto (è anche un libro edito dalla Casa Editrice Serena) è rigorosa, frutto di ricerche sulle fonti ufficiali dell'archivio di stato, ma non per questo risolutiva. Sono troppe le ombre che la Stato ha nascosto, troppi gli interrogativi che una semplice rappresentazione teatrale (anche se di qualità) può spiegare. E non è il suo compito.
Chi ha ucciso il bandito Giuliano e perché? Chi ha voluto la strage di Portella della Ginestra? Chi ha fatto promesse di impunità alla banda del bandito? Chi ha avvelenato Gaspare Pisciotta? E i punti interrogativi potrebbero sicuramente continuare e costituire un punto di infelice contatto tra quelli del passato e quelli, tristemente, più recenti. L'Italia nei decenni ha cambiato governanti, ma sono sempre rimasti numerosi, troppi, nodi ingarbugliati che i governati non hanno saputo o potuto o voluto dirimere, poi arriva l'assuefuazione.
La Compagnia Stabile Assai non ha consegnato risposte, non doveva neppure, ma ha contribuito, assieme al bellissimo film di Francesco Rosi a mantenere attenzione sul probabilmente primo episodio oscuro (e volutamente tale) della allora appena nata Repubblica Italiana, ma già viziata dei tanti orrori di chi aveva preceduto. Una necessità perché i più giovani sappiano che cosa è successo nel loro Paese e, magari, possano indignarsi al punto di continuare a cercare e scavare per avere risposte.
Compagnia Stabile Assai
presenta
LA VERITÀ NELL'OMBRA
di Patrizio Pacioni
adattamento di Antonio Turco e Patrizia Spagnoli
regia Francesco Cinquemani









