Dica Duca (recensione)

Divertitevi, come noi, a cercare le tante citazioni che hanno guidato la scrittura di Simone Luciani

immagine "seppiata" di un giovane seduto in poltrona
m&s - Simone Luciani è il giovane duca Alberto (foto di Enrico Paravani)

Roma, 1918, la Prima Guerra Mondiale è appena finita. Nel palazzo dei Duchi degli Ulivi, nobile famiglia romana (decaduta), le giornate trascorrono una sull'altra, nel ricordo dei fasti del passato e con la consapevolezza dei disagi del presente. Adelmo (Patrizio De Paolis) è - vorrebbe essere - il capofamiglia, ma finisce per essere succube dei voleri della intransigente papista e duchessa madre, donna Adelaide (Rosaria Caruso). A fare da bilanciere e paciere tra i due nobili si interpone la genuina schiettezza di Mario (Matteo Tusculano), lo scaltro e fedele cameriere tuttofare, anche unico rimasto al servizio della famiglia, visto che di tutta l'altra servitù non vi è più traccia.

La tragica situazione economica viene attenuata, se non cancellata, dall'opportunità di combinare un matrimonio di interesse tra Scarlett (Sara Gianvincenzi), la figlia americana di una lontana cugina, che ha trovato fortuna e marito in America, e l'ultimo erede della casata Alberto (Simone Luciani), andato volontario in guerra, fortunatamente atteso a breve di ritorno a casa incolume. I 2 milioni di dollari della dote della giovane ragazza mettono immediatamente d'accordo nonna e padre, ma non hanno fatto i conti con la volontà di Alberto e con i particolari comportamenti dell'amico d'armi (Daniele Bonamano) che Alberto ha portato a casa con sé.

Quello che i due genitori (l'una dell'altro) non sanno è che il nipote/figlio è omosessuale e il conte Tonino non solo non è titolato (visto che prima della guerra pascolava capre), ma è anche il fidanzato di Alberto. I due ragazzi vogliono giustamente trasferirsi in America dove vivere felicemente e alla luce del sole il loro amore. Ulteriore e fondamentale tassello: Alberto e Tonino vorrebbero sostenere economicamente la loro fuga d'amore con i proventi ricavati dalla vendita delle preziose posate d'argento, cesellate da Benvenuto Cellini, possedute gelosamente dalla duchessa madre, unico simbolo sopravvisuto e prezioso della precedente situazione del nobile casato.

Per venirsene fuori facendo tutti felici non rimane che una soluzione: Mario (che ha immediatamente compreso quali siano i reali rapporti tra Alberto e Tonino) si scambierà di identità con il rampollo degli Ulivi e, diventando duca, sposerà l'ingenua Scarlett, permettendo al duca padre di mettere le mani sulla tanto auspicata dote., salvando quello che resta della famiglia dal disatro totale. Ma ovviamente il tutto non potrà essere così semplice come ipotizzato, altrimenti non farebbe ridere.

Sono veramente tanti i "sentiti omaggi" (citazione della citazione) che hanno guidato la tastiera di Simone Luciani, che immaginiamo essersi molto divertito nello scrivere una farsa in stile scarpettiano, ma con temi (l'accettazione dell'omosessualità) assolutamente moderni e putroppo non ancora risolti, almeno nella vita reale. Al centro della sua composizione ha ovviamente messo Totò, a partire dal titolo assegnato alla commedia (il duca Gagliardo della Forcoletta dei Prati di Castel Rotondo di Totò lascia o raddoppia?, 1956, di Camillo Mastrocinque), per proseguire con il servizio di posate cesellate da Benvenuto Cellini, che in Sua Eccellenza si fermò a mangiare, 1967, di Mario Mattoli, erano però d'oro (la svalutazione si sente anche in teatro). E poi le parentele del capolavoro Fantasmi a Roma (1961, di Antonio Pietrangeli) e l'eredità di Arrivano i dollari (1957, di Mario Costa). E noi ci fermiamo qui, ma sicuramente qualche altra citazione (o sentito omaggio) ci sarà sfuggita, ma non importa.

La sostituzione di persona, l'inganno a fin di bene e gli scambi di ruolo - fulcro centrale della commedia - sono un must di quasi tutto il genere comico, a partire da Plauto in poi, ma Luciani ha guardato a caratterizzazioni molto più vicine alla nostra contemporaneità, mescolando forti dosi di Alberto Sordi a lievi spruzzate di Mario Brega, Mario Riva e Lydia Johnson, riuscendo a confezionare un racconto agile e ben strutturato, volutamente non originale, che ha come scopo "nobile" quello di far passare in serenità e risate due ore della nostra vita (la citazione qui probabilmente non c'è, ma la facciamo noi facendo riferimento a I dimenticati, 1941, di Preston Sturges). Da parte sua ha messo, e non è poco, tutte le battute di raccordo alle varie situazioni, realizzando un arrangiamento comico e divertente, ben sostenuto dal cast artistico che ha contribuito con mestiere a non abbassare il ritmo (la velocità è una necessità assoluta per questo genere di spettacolo).
Se volete passare due ore di spensieratezza, rigorosamente a cellulare spento (meglio se lasciato fuori dalla sala teatrale), non possiamo che suggerirvene una successiva replica.

Blue in the Face
presenta
DICA DUCA
di Simone Luciani
con Simone Luciani, Patrizio De Paolis, Rosaria Caruso, Sara Gianvincenzi, Matteo Tusculano e Daniele Bonamano
aiuto regia Matteo Tusculano
costumi Sartoria Teatrale Blue in the Face
impianto scenico Luca Garramone
regia Simone Luciani
direzione artistica Enrico Maria Falconi
durata circa 2 ore, escluso intervallo

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
Change privacy settings