Solo (recensione)

In teatro "solo" Arturo Brachetti può trasformarsi in Arturo Brachetti. Sarà "solo" questo il significato del titolo?

Arturo Brachetti
m&s - Arturo Brachetti in Solo (foto © Paolo Ranzani)

Arturo Brachetti non è UN trasformista, ma è IL trasformista. Lo conosciamo ormai da tempo e da tempo applaudiamo ed osserviamo stupiti le sue rapide, anzi rapidissime trasformazioni, sgranando gli occhi come bambini e chiedendoci come e quanto loro - per fortuna presenti a teatro in un numero piuttosto importante - come possa quest'uomo magro e sorridente riuscire in così breve tempo a modificare non solo gli atteggiamenti ed il tono di voce (che fanno di lui anche un discreto attore) ma anche e soprattutto gli abiti e il trucco.

In questo spettacolo dal titolo "Solo", l'artista di origine piemontese con il ciuffo impertinente, apre simbolicamente le porte della sua infanzia e della sua casa di bambino - riprodotta in scala sul palcoscenico - mostrando gli oggetti che hanno fatto parte della sua crescita e le stanze che racchiudevano i suoi sogni e le sue speranze. Grazie ad una piccola telecamera portatile che proietta simultaneamente le immagini sul fondale del palcoscenico Brachetti accompagna il pubblico per mano in una visita virtuale alla sua casa, aprendo il suo "baule dei sogni".

La televisione - quella scatola magica attraverso la quale vedeva Star Trek, Sherlock Holmes, la Signora in Giallo, i Ghostbuster - è solo il pretesto per interpretare i personaggi che seguiva, anzi seguivamo, nei telefilm del momento. I libri o la macchina da cucire della madre - con il cui vestito a fiori Brachetti danza in un romantico e poetico momento -non sono che il trade union dello spettacolo con altri personaggi da interpretare tra i quali il più caro all'artista è sicuramente Peter Pan. Un Peter Pan che è Brachetti stesso, eterno ragazzo che discute con l'Ombra, la sua parte razionale che mai gli vuole stare attaccata e con la quale giunge sempre a compromessi. Un'Ombra che sul palco è interpretata da un "aiutante" dell'artista, simile ma non uguale a lui, che per tutto lo spettacolo diventa il Grillo Parlante porgendogli biglietti con "pensierini", gli fa i dispetti per poi chiedergli scusa, magari con un ombrello nel caso di pioggia improvvisa e con il quale comincia a combattere in una fantascientifica lotta a spade laser.

Personaggi che vanno da Biancaneve a Cenerentola, dai grandi della musica come Pavarotti o Elvis Presley, per non parlare di Michael Jacson o Freddie Mercury, ma anche interpretazioni di quadri famosi come "I Girasoli" di Van Gogh o "Le ninfee" di Monet, cambiando abiti, trucco e parrucco in un flash tanto che allo spettatore più grande sembra spesso di vedere Clark Kent che entra nella cabina telefonica per uscirne Superman, ma anche l'arte delle ombre cinesi, di un viaggio in 80 personaggi grazie solo ad un cappello e il disegno con la sabbia, ultima perla dei suoi spettacoli. Brachetti continua ad incantare spettatori di ogni età non solo per la sua innegabile capacità di trasformista, ma anche per quella di riuscire a toccare le corde più nascoste di ognuno di noi.

Aprire le porte di casa in "Solo" è condividere con il pubblico l'album dei ricordi ed è, nel contempo, dare ad ogni singolo spettatore l'opportunità di tornare per due ore bambino, ricominciare a giocare con la propria ombra senza averne paura, guardare con gli occhi pieni di meraviglia come quando si era effettivamente piccoli, stupiti di ogni cosa, affascinati da ogni nuova opportunità ed avventura. L'album dei ricordi di Brachetti, pur nella sua eccezionalità di artista, è come il proprio cassetto dei sogni di bambino; a guardare bene è ancora lì, magari tra quello delle cravatte e dei calzini, ma c'è ancora ed è pieno di pirati, di Peter Pan, di Biancaneve, Trilly e l'Isola che non c'è, di Cenerentola o di Mary Poppins: se si guarda con attenzione, si trovala brillantina da adolescente e il diario sul quale si scrivevano i propri desideri. Basta "solo" riuscire a ritrovare la magia di quei momenti. Magari non si diventerà mai Arturo Brachetti ma si riuscirà ad ad avere più spesso lo stesso sorriso che si ha uscendo da teatro dopo aver assistito a "Solo".

SOLO
The Legend of Quick-Change
di e con Arturo Brachetti
durata 90 minuti senza intervallo

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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