Sfogliando il nostro album dei ricordi teatrali, abbiamo ritenuto fattibile accostare due opere degli stessi autori/performer, lontane alcuni anni (7 per la precisione), ma accumunate da una stessa, coerente e irriverente linea drammaturgica, logica quanto senza speranza (almeno per ora) di miglioramento nei temi sociali che vengono narrati con i due spettacoli. Non è la qualità degli spettacoli che mettiamo in dubbio (tutt'altro), almeno noi, altrimenti non saremmo andati in teatro, consapevoli che ci saremmo trovati di fronte a tante "identità" che caparbiamente entrano a gamba tesa sulla superficialità, ma il senso di riscatto del genere umano che oramai sembra invece essersi totalmente assefuatto ad una condizione di indignazione di pura facciata e senza ricadute nel mondo reale.
Antonio Rezza e Flavia Mastrella sono preceduti da un unanime e costante consenso che mette d'accordo pubblico (che affolla i loro spettacoli) con (parte della) critica e non fa altro che aumentare il nostro interesse per il loro "teatro inclassificabile". Questo scrivevamo come nota introduttiva per Pitecus e questo non riteniamo sia necessario modificare per Hybris.
La scena del 2016 si apre su una lunga sequenza - attraversa in lunghezza tutto il palcoscenico - di tende colorate e tagliate, una sorta di lenzuolata che nasconde il fondale e ricorda le distese di panni stesi ad asciugare al sole. Dai tagli "fontaniani" escono (o meglio irrompono) i tanti personaggi interpretati da Antonio Rezza, in voce, viso e altre parti del corpo. Sono tanti, sono cattivi, sono pieni di nevrosi e contraddizioni, sono la "normalità" portata in scena e in "scema", spezzettati e triturati e ributtati con la massima asprezza scenica contro il pubblico. La scena del 2023 è costellata di porte che si aprono e si chiudono (e sbattono con fragore) contro tanta e diversa umanità, stavolta più familiare, più protetta dall'esterno ma non da sé stessa. Cosa è cambiato? Probabilmente nulla e se un cambiamento c'è stato è solamente un peggioramento.
Gidio, Saverio, Roscio, Mirella confondono e si confondono dal palcoscenico, mettendo profondi dubbi. Fanno sicuramente divertire, biascicando dialetti quasi incomprensibili, prendendosi gioco di qualsiasi cosa e chiunque, soprattutto di loro stessi. Il "paradosso è paradossale", la satira diventa una "dolce" perfidia che non ha sconti per nessuno, come la vita, e si prende gioco anche dell'handicap, suscitando il grande divertimento di una signora disabile presente in sala, segno inequivocabile che drammaturgo intelligente attrae pubblico molto simile.
In Hybris ci si fa gioco delle pruderie sessuali, dei tabu e della morte. Pitecus analizza il rapporto tra l'uomo e le sue perversioni: laureati, sfaticati, giovani e disperati alla ricerca di un'occasione che ne accresca le tasche e la fama, pluridecorati alla moralità che speculano sulle disgrazie altrui, vecchi in cerca di un'identità che li aiuti ad ammazzare il tempo prima che il tempo ammazzi loro, persone che tirano avanti una vita ormai abitudinaria, individui che vendono il proprio corpo in cambio di un benessere puramente materiale, esseri che viaggiano per arricchire competenze culturali esteriori e superficiali. Con entrambe le opere Mastrella-Rezza ci "sputano" (ancora metaforicamente) addosso le nostre miserie: non le giudicano, non le esasperano (non c'è bisogno), né le addolciscono. Ci sono, se ne rendono perfettamente conto e si limitano a restituirle a chi le ha generate.
Tutta la drammaturgia dei due artisti unici «per folle e lucida genialità» (Leone d’Oro alla Carriera alla Biennale di Venezia) è la messa su piazza del difetto umano, reso in iperbole ma sempre perfettamente riconoscibile, sempre come parte di una umanità che volontariamente è sprofondata allegramente nel baratro, collezionando account di piattaforme in cambio di pensiero.
I drappi colorati di Pitecus e le porte sbattute di Hybrys rendono più allegro lo sprofondare, ma il baratro continua, inesorabilmente, ad avvicinarsi. E poi? come si risale? probabilmente non si risalirà più. Loro ci stanno provando ad inviare un messaggio, ma chi li ascolta?
HYBRIS
di Flavia Mastrella, Antonio Rezza
con Antonio Rezza
e con Ivan Bellavista, Manolo Muoio, Chiara Perrini, Enzo Di Norscia, Antonella Rizzo, Daniele Cavaioli, Cristina Maccioni
e con la partecipazione straordinaria di Maria Grazia Sughi
(mai) scritto da Antonio Rezza
habitat Flavia Mastrella
assistente alla creazione Massimo Camilli
disegno luci Daria Grispino
luci e tecnica Alice Mollica
organizzazione generale Marta Gagliardi, Stefania Saltarelli
macchinista Andrea Zanarini
produzione RezzaMastrella, La Fabbrica dell’Attore - Teatro Vascello, Teatro di Sardegna
coproduzione Spoleto, Festival dei Due Mondi
durata 1 ora e 10 minuti








