Natale in casa Cupiello (recensione)

Eduardo De Filippo alla maniera di Vincenzo Salemme: quando la tradizione emoziona ancora

Natale in casa Cupiello
m&s - Vincenzo Salemme in Natale in casa Cupiello (foto © Anna Camerlingo)

Natale in casa Cupiello in versione televisiva, un classico natalizio che non conosce età, capace di attraversare generazioni e rinnovarsi senza perdere la sua identità, raccontando con semplicità e profondità le dinamiche familiari partenopee, un'opera che è ormai parte del patrimonio culturale collettivo e che Salemme ha rispettato, con mestiere e tocco personale, rendendola un omaggio affettuoso più che una rilettura.

Ha affrontato la figura iconica di Luca Cupiello, detto Lucariello, con misura e intelligenza, senza cercare imitazioni, ma scegliendo di interpretarlo con il proprio stile, lasciando riaffiorare di tanto in tanto la comicità propria, fatta di gesti, pause e guizzi improvvisi. Le "uscite di copione alla Salemme", che rompono lievemente la perfezione del testo eduardiano, non sono mai gratuite: portano leggerezza, rendono il personaggio ancora più umano e creano complicità con il pubblico. Si tratta di deviazioni minime ma percepibili, che hanno aggiunto al tutto un'impronta originale senza mai snaturarne la forza drammaturgica.

Lo spettacolo "salemmiano" ha mantenuto la struttura eduardiana, sia nei dialoghi che nella costruzione delle scene, pur introducendo una scenografia più moderna e pulita rispetto all'allestimento storico. L’ambiente è rimasto fedele nella sostanza – l’interno di una casa napoletana borghese – ma con dettagli più essenziali, linee meno cariche, e una resa visiva (televisiva) che ha alleggerito l’ambientazione, portandola verso una maggiore universalità, ma senza perdere il legame con la Napoli degli anni ’30.

La casa dei Cupiello, i suoi spazi angusti, i suoi riti quotidiani e le sue tensioni familiari si sono rivelati ancora una volta uno specchio di case "altre", di Natali di tanti, di incomprensioni familiari che possono appartenere a molte famiglie. Il presepe, simbolo di tradizione e rifugio spirituale, si trasforma in un pretesto per misurare le distanze affettive tra padre e figlio, tra ciò che si vorrebbe e ciò che si è.

Non abbiamo assistito a una semplice rappresentazione televisiva, ma a una vera esperienza teatrale trasmessa in diretta. La regia di Salemme ha evitato qualsiasi effetto speciale o virtuosismo tecnico, lasciando spazio al testo e agli attori. L’intimità della scena ha reso ancora più potenti i silenzi, le mezze frasi, gli sguardi. Tutto ha contribuito a creare un’atmosfera familiare, calda e riconoscibile.

È chiaro che Salemme conosce profondamente l’universo di Eduardo. Avendo lavorato in passato con la famiglia De Filippo, porta in sé una memoria viva di quella scuola teatrale che ha saputo trasformare la vita quotidiana in grande arte. E in questa messa in scena, lo si percepisce: c’è affetto, c’è conoscenza, c’è una scelta precisa di non reinventare ma di preservare lo spirito originario dell’opera.

Il Lucariello di Salemme è meno tragico, più istintivo, a tratti persino comico nella sua ingenuità. Ma forse è proprio questa sua umanità a colpirci. Non è l’eroe tragico, è l’uomo comune che cerca disperatamente di tenere unita la famiglia attorno al presepe, mentre tutto intorno sembra sgretolarsi. E noi, come spettatori, non possiamo che sentirci coinvolti.

La visione di Natale in casa Cupiello ci ha riportato a una Napoli che è anche simbolo di un’Italia intera: le tensioni generazionali, le aspettative deluse, i piccoli compromessi quotidiani, il peso delle tradizioni e il bisogno d’amore. Ogni elemento è al posto giusto per farci ridere, ma anche riflettere. E alla fine, come sempre accade con Eduardo, ciò che resta è un’emozione profonda, sottile, che ci accompagna ben oltre la fine dello spettacolo.

Natale in casa Cupiello è tornato a emozionare, con la sua umanità, la sua ironia, la sua semplicità. E noi, anche quest’anno, ci siamo sentiti parte di quella famiglia, tra un presepe da finire e un brodo da preparare, con negli occhi la malinconia e nel cuore una risata.

NATALE IN CASA CUPIELLO
di Eduardo De Filippo
regia Vincenzo Salemme
Vincenzo Salemme è Luca Cupiello
Antonella Cioli è Concetta, Antonio Guerriero è Tommasino, Franco Pinelli è Pasquale e Vincenzo Borrino è Nicola Percuoco
Sergio D’Auria è Vittorio Elia, Fernanda Pinto è Ninuccia, Oscarino Di Maio è Raffaele, Agostino Pannone è Luigi Pastorelli e Pina Giarmanà è Carmela, Geremia Longobardo è Il dottore, Nuvoletta Lucarelli è Olga Pastorelli, Gennaro Guazzo è Alberto e Marianna Liguori è Rita
scene Luigi Ferrigno
costumi Francesca Romana Scudiero
luci Cesare Accetta.
musiche Nicola Piovani. 
produzione Valeria Esposito per Chi è di scena
produzione esecutiva dello spettacolo teatrale Gianpiero Mirra e Daniela De Rosa per Diana Or.i.s.
regia televisiva Barbara Napolitano
durata tre atti di 140 minuti

teatrante
Attore, regista e formatore (docente di mimo, maschera e movimento). Svolgo attività teatrale in carceri, scuole e comunità, combinando arte e impegno sociale. Il mio tempo e le mie energie sono dedicate alla diffusione e alla pratica del teatro in tutte le sue forme.
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