Se è vero che cast (tecnico) vincente non si cambia, non stupisce che lo stesso gruppo di lavoro che ha portato al successo italiano le principesse Disincantate! di Dennis T. Giacino, si sia dedicato - al gran completo - ad un nuovo progetto, stavolta di provenienza iberica. Basta infatti verificare l'elenco dei professionisti coinvolti. per rendersi conto che "ci sono tutti" in questo musical dalle atmosfere fortemente ispirate dal thriller.
Piacevole l'incontro, prima dello spettacolo, con cast artistico, parte di quello tecnico, produttore e autore, arrivato espressamente dalla Spagna per assistere all'adattamento italiano del suo show. La presentazione dà così modo di comprendere meglio quello che si vedrà da lì a poco, essere messi a conoscenza ed apprezzare il lavoro di rielaborazione compiuto. Importante la rielaborazione musicale, visto che, ha dichiarato Eleonora Beddini, "abbiamo cercato di prendere la bellezza del materiale e portarlo alle estreme conseguenze. Trascinarlo ancora di più dentro quei mondi emozionali che erano intrinseci alla musica e al testo. Abbiamo provato ad esaltare ancora di più il thriller ed abbiamo utilizzato per questo delle transizioni musicali applicate sui temi, travestendoli in un contesto più elettronico, cercando un imprinting più cinematografico, che andasse ad arricchire maggiormente lo showcase del piano solo. Su queste congiunzioni digitali sono state costruiti i movimenti scenici di passaggio da una scena ad un'altra. Lo spettacolo è costruito su una anti-linearità temporale e narrativa e questa forma espressiva è stata applicata anche sulla musica. Si tratta di cornici che consentono di comprendere meglio il dipanarsi del racconto, anche dal punto di vista visivo". Fa sorridere il fatto che il direttore musicale chiuda il suo intervento con un "tutto qua", come se quello che è stato fatto sia stato "semplice". Tutto risulterà pienamente comprensibile, in ogni caso, dopo la visione del musical che - ricordiamo - in patria ha vinto il premio come miglior spettacolo off 2017 agli Oscar dei Musical spagnoli.
John (Danilo Brugia, recentemente visto in Casalinghi Disperati) è un medico chirurgo, sposato da 6 anni con Emma (Elena Mancuso), avvocato in un grande studio, come ne esistono tanti negli Stati Uniti. La coppia è in forte crisi e trascorre le giornate tra continui litigi, Emma è convinta che il marito la tradisca e le frequenti bugie dell'uomo sui propri turni ospedalieri non fanno altro che rafforzare questa convinzione. Quello che Emma non può sapere è che il tradimento avviene sì, ma con il tavolo da gioco, ovviamente illegale, dove John si è fortemente indebitato. Il medico è assillato dai suoi creditori e deve assolutamente rientrare della somma dovuta che è cresciuta ben al di sopra delle sue possibilità. Come ogni giocatore, prova a vincere per risolvere e naturalmente non risolve nulla.
Fortuitamente Emma rimane bloccata in ascensore con un ragazzo, all'interno del palazzo che ospita il suo studio legale. Il giovane è gentile, premuroso anche se vistosamente accigliato. Risolve con logicità un'impasse lavorativa della ragazza che si lancia nel dirgli che "è la cosa più bella della sua giornata", salvo poi pentirsene immediatamente dopo, ma oramai ha detto. Quello che Emma non sa è che Mark (Luca Giacomelli Ferrarini) è un paziente di John e questa strana coincidenza potrebbe rendere l'incontro in ascensore (che ci ha fatto venire in mente il testo tutto italiano di Xanax) non così casuale come potrebbe sembrare. Inutile spingersi ancora avanti nel racconto, come sempre diciamo, è ora necessario entrare nella sala teatrale, anche se i fan della cinematografia di Alfred Hitchcock non faranno fatica ad individuare la pellicola di riferimento (Masegosa si è dichiarato ammiratore del geniale maestro del cinema ed ha anche citato "Psyco", anche se riferito al contesto musicale). In ogni caso non è poi così importante ai fini della godibilità generale dello spettacolo.
E' l'aspetto musicale quello maggiormente caratterizzante e più piacevole, anche sorprendente per la potenza espressa da voci, pianoforte e "congiunzioni digitali". Man mano che "L'Ascensore" sale al suo piano acquista in velocità narrativa, i tre performer sono convincenti da solisti e lo sono ancora di più quando si uniscono assieme: canti e controcanti avvolgono lo spettatore e imprimono una forza al racconto che stupisce possa provenire solo da 3 voci (i due uomini sono tenori, la protagonista femminile è un soprano) e uno strumento. Eleonora Beddini sembra addirittura avere un'altra sé che la dirige, per quanto è attenta ad ogni particolare. Ben studiati i riavvolgimenti scenici che permettono di passare da una consecutio del racconto ad un'altra: apparentemente semplici, ma di grande effetto. Alla stessa maniera abbiamo apprezzato la scena su più livelli. Se proprio dobbiamo muovere un appunto allo spettacolo, l'aspetto "thrilling" è subordinato a quello musicale, ma considerando quanto sia soddisfacente quello che abbiamo ascoltato, riteniamo sia uno "scotto" più che sopportabile.
Luciano Lattanzi
L'ASCENSORE
di José Léon Masegoza
adattamento Matteo Borghi
direzione musicale e vocale Eleonora Beddini
traduzioni Nino Pratticò
movimenti coreografici Luca Peluso
con Danilo Brugia, Luca Giacomelli Ferrarini, Elena Mancuso
regia Matteo Borghi
produzione Giuseppe Di Falco per “i perFORMErs - produzioni artistiche”, in collaborazione con Altrove Teatro
durata 80 minuti senza intervallo








