Sfatiamo ogni possibile equivoco, in questo lavoro teatrale la coppia artistica costituita da Paolo Cevoli (attore) e Daniele Sala (regista), recentemente e lungamente applaudita per "La penultima Cena", non ha la minima intenzione di strutturare un racconto sul revisionismo, quanto sullo scambio di ruoli, già scritto da Alexandre Dumas (Il visconte di Bragelonne) e mirabilmente rappresentato cinematograficamente da Charlie Chaplin (Il grande dittatore), spostando l'attenzione dal nazista n. 1 al fascista n. 1, quell'uomo che "guidando l'Italia" durante il ventennio fascista, portò il Paese ad affrontare, totalmente impreparato, la Seconda Guerra Mondiale, con i tristi risultati che tutti, a posteriori, conosciamo bene. E chi non conosce o minimizza, evidentemente frequenta molto poco i libri di storia.
Cosa succederebbe a un uomo qualunque, magari ad un meccanico della provincia romagnola, dall'improbabile nome Pio Vivadio, se venisse ingaggiato per sostenere la parte di Mussolini, dando al dittatore l'opportunità di "trastullarsi" in attività altre e prendere così fiato dagli impegni della vita sociale? E' quello che ha cercato di raccontare Paolo Cevoli, in "Il sosia di lui".
Prendendo a pretesto l'identità mussoliniana, Cevoli dipinge un affresco della Riccione degli anni '30 e '40, tutta da ridere, con l'atteggiamento e il modo di parlare tipico del forse più conosciuto suo personaggio, l'assessore Cangini. E visto che "i fatti cosano", ecco che la pigra quiete estiva (siamo nel 1934) della costa adriatica viene "sconvolta" dal rombo di un idrovolante, trimotore modello Savoia Marchetti 66. Benito Mussolini ha deciso di trascorrere qualche giorno di vacanza con la famiglia ed il meccanico di bordo, sentendo un rumore strano, decide di coinvolgere quello locale, per aiutarlo nella messa a punto. Il "Nullo", soprannome di Pio, anarchico e allevato dalle "suorine", rassomiglia in maniera sorprendente al Duce, tanto da essere scambiato per "lui" anche dai figli. Presto fatto, Pio viene arrestato e trasformato nella perfetta controfigura del più noto politico italiano, catapultato a presenziare a prime teatrali o inaugurazioni. Le vite dei due, statista e meccanico, si mescolano e il ruolo viene utilizzato dal sosia anche per facili conquiste, fino ad una vera e propria confusione e al fatidico 25 luglio 1943.
Una piéce nella quale trova posto tutto: politica, tradimenti, paura, ma anche speranza e, ovviamente, una serie di "pataccate" che trasformano Pio Vivadio in Paolo Cevoli o nell'assessore alle varie ed eventuali Cangini. Sorprende l'attore Cevoli, per l'intensità dell'interpretazione delle scene drammatiche, che fanno da contraltare alle parti comiche, dove si trova, per maggiore frequentazione più a suo agio, e che letteralmente fanno "rotolare dalle risate", sfruttando abilmente l'accento e l'atteggiamento tutto romagnolo, aperto, genuino e gioviale.
Inusuale e divertente questo "Il sosia di lui" che, anche se non aggiunge molto alla dicotomia drammaturgica, risulta essere pienamente coinvolgente, portando allo spettatore leggeri afflati di riflessione. Se proprio volessimo muovere un appunto a questo lavoro è quello classico che sono molti altri a dover condividere, ossia la lunghezza. Anche per molte risate, 120 minuti pensiamo siano tanti.
IL SOSIA DI LUI
con Paolo Cevoli
regia Daniele Sala
durata un atto unico di 120 minuti








