Exile Lonelidays #2 (recensione)

Ma se tu non sei più felice, perché resti ancora con me? / Perché tu sei felice con me. (dialogo tra Paul e Sally)

Siamo tornati in sala per una regia di Lorenzo De Liberato, dopo averlo apprezzato alle prese con Un marito ideale (recensione) di Oscar Wilde. Stavolta non si limita a dirige, ma è sua anche la scrittura, il testo è di ambientazione contemporanea e anglosassone, ma se fosse geograficamente più vicino, cambierebbe veramente poco. Non saremmo in un motel ma in una pensione e poco più.

In un piccolo albergo, che ribadiamo potrebbe essere dovunque, si incrociano e confondono le vite di quattro persone, due coppie, una adulta e l'altra molto giovane. Da una parte abbiamo il rapporto che oramai si è disgregato di Sally (Barbara Folchitto) e Paul (Marco Quaglia). Dall'altra la freschezza e bellezza interiore dei sentimenti di Carol (Michela De Rossi) e Larry (Emanuel Caserio). I primi sono alla ricerca di uno stimolo qualsiasi per continuare a rimanere assieme, i secondi vivono ogni attimo di vita in perfetta simbiosi, perennemente ebbri di respirarsi addosso.

Eccessivi i primi, nel loro avere gettato alle ortiche un amore che - almeno in passato - dovrebbe esserci stato? O eccessivi i secondi nel loro essere la trasposizione sognante e illusoria dei fidanzatini di Peynet? Di certo i primi due soggiornano - per una sola notte - nell'albergo gestito dai secondi due (lui alla reception e lei come unica cameriera). Due relazioni a loro modo intossicate, ma con un proprio equilibrio interno che si frantuma nel momento in cui la prima coppia si insinua nella vita della seconda (o il contrario), utilizzando come reagente chimico una quantità enorme di denaro, stivato dentro una valigia della prima coppia.

Paul non si pone più all'ascolto delle istanze di coppia avanzate da Sally (sempre che lo abbia mai fatto), nel suo non essere totalmente cresciuto è in perenne attesa di una indicazione precisa da parte della donna, atteggiamento risolutore che non è arrivato finora e che probabilmente non arriverà mai. Aridità d'animo e timore della solitudine costituiscono un mix che si trascina giorno dopo giorno, notte dopo notte. Non rimane che provare a rivitalizzare il rapporto, indossando dei giochi di ruolo, fingendo di essere quello che non si è, ma se è semplice cambiare l'abito, è cosa diversa cambiarsi d'animo. Non rimane che fare leva sulla giovanissima età e ingenuità di Carol e attraverso lei attrarre ovviamente anche Larry. Il ragno Paul tesse la sua tela e attende che i due piccoli e innocenti insettini ci cadano sopra, mentre Sally... Il suo ruolo, come il dipanarsi della vicenda va scoperto e analizzato in teatro, magari chiedendosi "io che cosa avrei fatto?" oppure "come avrei reagito?". Le risposte come sempre sono del tutto personali.

Lorenzo De Liberato ha avuto il merito di scrivere (e dirigere) una delicata storia di "amori" che diventano rapporti interpersonali, evitando di giudicare o prendere una posizione netta, che non avrebbe avuto senso ma avrebbe inficiata la drammaturgia. Si è limitato (e non è poca cosa) a guidare con la necessaria attenzione i suoi quattro protagonisti, impegnati nel dipanare una stimolante "piccola" vicenda che sembra aver preso vita propria ed essersi appropriata dello svolgimento del testo, come un bicchiere d'acqua rovesciato, con il liquido che su un piano perfettamente stabile prende strade forse inattese per raggiungere terra. E visto che due affermazioni sono una certezza, anche se non sempre, almeno nel mondo dello spettacolo, aspettiamo la terza prova registica/autoriale di De Liberato. Noi siamo qua.

EXILE LONELYDAYS #2
di Lorenzo De Liberato
con Barbara Folchitto, Marco Quaglia, Michela De Rossi, Emanuel Caserio
regia Lorenzo De Liberato
scenografia Laura Giusti
costumi Giuseppe D’Andrea
disegno luci Matteo Ziglio
assistente alla regia Luisa Belviso

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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