La strada che va in città (recensione)

Valentina Cervi è la protagonista del testo tratto dal romanzo di Natalia Ginzburg, regia di Iaia Forte

Valentina Cervi
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Aspro, pungente, pieno di sapori nuovi come un frutto appena un po’ acerbo, “La strada che va in città” è uno dei libri più belli di Natalia Ginzburg. È un libro senza rughe: non perde mai di freschezza, e mantiene intatta, a ogni rilettura, attraverso gli anni, la sua ruvidezza selvatica e adolescente, Cesare Garboli, 1993.

La strada che va in città, esordio letterario di Natalia Ginzburg, è un romanzo breve che racconta la storia di Delia (interpretata da Valentina Cervi), una giovane donna che vive in un piccolo paese del Nord Italia durante i difficili anni del fascismo. La vicenda si svolge lungo la strada che collega il paese alla città, luogo di sogni e aspirazioni della ragazza che, come molti altri e in forma del tutto legittima, desidera fuggire dalla povertà e dalla miseria in cui vive la sua famiglia. Lo spazio scenico rappresenta, aiutato da innesti video, la strada che va in città, un luogo di passaggio e di cambiamento su cui Delia/Valentina Cervi, unica artista in scena e in abbigliamento dell'epoca, alterna momenti di pura narrazione (aiutandosi con un leggio) a momenti di recitazione.

Il racconto si apre con la descrizione della casa di Delia, una grande cascina fatiscente, simbolo della condizione sociale della famiglia. Delia è una ragazza vivace e irrequieta, che non si riconosce nella vita che le è stata assegnata. Sogna di sposarsi e andare a vivere in città, dove potrà avere una vita migliore. Un giorno, Delia incontra Giulio, il figlio del dottore del paese. I due si innamorano e iniziano a frequentarsi in segreto, perché la famiglia di Delia non approverebbe la loro relazione. Dopo un anno, causa una improvvisa e non programmata gravidanza, i due sono costretti a sposarsi e a trasferirsi in città.

Delia è finalmente riuscita a realizzare il suo sogno, ma la realtà si rivela ben diversa da come se l'era immaginata. In città, non trova la felicità tanto agognata, Giulio è un marito freddo e distante, e Delia si sente sola e abbandonata. La vita in città è costosa e difficile, e Delia si ritrova a fare i conti con la sua inesperienza. Con il passare del tempo, Delia inizia a rimpiangere la sua vita in campagna. Si sente estranea alla città, e sente la mancanza della sua famiglia e dei suoi amici. Non rimane che progettare l'unica soluzione possibile: il ritorno al suo paese. Ma ritroverà quello che a lasciato? i suoi affetti l'accoglieranno o la respingeranno?

La strada che va in città è un romanzo di formazione che racconta le aspirazioni e le delusioni di un'adolescente che si affaccia al mondo adulto. La scrittura della Ginzburg è semplice e diretta, ma allo stesso tempo ricca di sfumature e di introspezione. La storia di Delia è universale e toccante, e il romanzo è un'opera importante della letteratura italiana del Novecento. Valentina Cervi offre un ’interpretazione intensa, capace di descrivere la solitudine di un’esistenza fragile, mostrandoci il lungo e faticoso cammino con cui Delia diventa donna e poi mamma, alla ricerca di un riscatto sociale.

Valentina Cervi
in
LA STRADA CHE VA IN CITTÀ
di Natalia Ginzburg
regia Iaia Forte
opere Giovanni Frangi
costumi Francesca Di Giuliano
scenografia Katia Titolo
tecnico disegno luci e audio Gianluca Meda
video Stefano Bergomas e Marco Falanga

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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