È in questo modo che Pierre, Jacques e Michel, protagonisti di “Tre uomini e una culla”, accolgono il pubblico, facendolo entrare immediatamente nella loro routine di single incalliti, tra scherzi e risate. La rivisitazione teatrale del film francese del 1985 di Coline Serrau, diretta da Gabriele Pignotta, è un carosello di situazioni esilaranti che rasentano l’assurdo.
A dare il via a una sequela di eventi ambigui e inattesi è Jacques, interpretato da Attilio Fontana, un assistente di volo girovago, scapolo con la s maiuscola, sciupafemmine, che a stento ricorda i nomi delle donne con cui sta e che ama il suo lavoro proprio per le innumerevoli occasioni che gli offre. Jaques parte per un viaggio di lavoro che lo terrà lontano da casa per tre settimane, e lascia ai suoi coinquilini Pierre, interpretato da Giorgio Lupano, e Michel, a cui dà il volto il regista stesso, l’incombenza di un “pacco” da ritirare e tenere in custodia alcuni giorni. Il contenuto del pacco è un mistero per i due, almeno finché qualcuno non suona alla porta e Pierre si trova di fronte una culla con all’interno una neonata, la piccola Marie, figlia dell’ignaro assistente di volo. A lasciare questo piccolo “dono”, con tanto di lettera allegata, è la madre della bimba, una modella che va in America per lavoro e decide di lasciarla a Jacques. Dopo l’indignazione iniziale dei due uomini (“l’ha chiamata pacco! È partito lasciandoci sua figlia!”), il panico, la completa ignoranza in materia (sottolineata abbondantemente dalla farmacista che vende loro il necessario per gestire la piccola), arriva il vero “pacco”, contenente droga, e da lì iniziano una serie di equivoci pazzeschi che portano gli scapoli a cambiare in modo permanente la propria vita.
Lo spettacolo è allegro e divertente, due ore a ritmi serrati che rendono leggera la narrazione, senza vuoti di scena o buchi di trama. Già note le doti attoriali di Giorgio Lupano, Attilio Fontana e Gabriele Pignotta, che hanno retto la scena con estrema naturalezza e divertendosi in prima persona, coinvolgendo il pubblico fin dalle prime battute. Ma un encomio speciale va ai comprimari Fabio Avaro, Carlotta Rondana e Malvina Ruggiano, che hanno solcato il palco passando nei panni di diversi personaggi a testa, senza mai sbagliare neanche un tono. Sono bravi gli attori che riescono a entrare in un personaggio e renderlo credibile e naturale; sono eccezionali quelli che hanno ruoli diversi tra loro, con caratteristiche, accenti, posture e movenze differenti per ognuno, e riescono a interpretarli tutti senza cadere in fallo, soprattutto in una commedia dai tempi così rapidi. Impressionante anche la velocità dei cambi d’abito dietro le quinte, quasi ai livelli di Arturo Brachetti, resi possibili con l’aiuto di personale addetto che è stato calorosamente ringraziato alla fine dello spettacolo.
Un elemento di assoluta genialità è la scenografia: apparentemente statica, un fermo immagine sul salotto dei tre scapoli per tutta la durata della commedia, apre le porte (letteralmente) ad altre ambientazioni attraverso l’anta scorrevole dell’armadio, che si trasforma in farmacia, poi in portineria, poi in cortile, per tornare ogni volta alla sua natura di guardaroba. Un modo astuto e inaspettato per cambiare scena senza togliere tempo allo spettacolo e far calare l’attenzione degli spettatori.
Altro elemento del tutto inatteso è stata la rottura della quarta parete alla fine, quando gli attori si rivolgono al pubblico per cantare insieme la ninna nanna alla piccola Marie. Se già gli spettatori si sentivano coinvolti grazie proprio all’abilità della regia e degli interpreti, con questo stratagemma la commedia si porta a casa uno scroscio di applausi più che meritati.
Degni di nota, infine, sono i messaggi che arrivano chiari, sebbene camuffati dalle battute esilaranti: non è necessario essere un padre biologico per essere un bravo papà (come dimostrano Pierre e Michel) e amare una bambina come fosse figlia propria; l’amore per un figlio cambia le priorità e le prospettive anche dello scapolo più incallito (come succede a Jacques).
Martina Venturini
produzione a.ArtistiAssociati-Centro di Produzione Teatrale
presenta
TRE UOMINI
E UNA CULLA
scritto da Coline Serreau | traduzione di Marco M. Casazza
adattamento teatrale Coline Serreau e Samuel Tasinaje
dal film omonimo di Coline Serreau
regia GABRIELE PIGNOTTA
con GIORGIO LUPANO, GABRIELE PIGNOTTA, ATTILIO FONTANA
e con FABIO AVARO, CARLOTTA RONDANA, MALVINA RUGGIANO
aiuto regia Alessandro Marverti
scene Matteo Soltanto | costumi Silvia Frattolillo | luci Eva Bruno
Vincitore del Premio Camera di Commercio delle riviere liguri della 55esima edizione del
Festival Teatrale di Borgio Verezzi
fino a domenica 28 gennaio 2024
TEATRO MANZONI
via Monte Zebio 14, Roma
da martedì a venerdì ore 21.00
sabato ore 17.30 e ore 21.00
domenica ore 17.30
martedì 16 gennaio ore 19.00 - giovedì 18 gennaio ore 17.30
Per informazioni e prenotazioni
Tel. 06.32.23.634 WhatsApp 327.89.59.298
https://www.bigliettoveloce.it/spettacolo?id=5820&idStruttura=13&layout=extern

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