Il mansplaining spiegato a mia figlia (recensione)

 

Il mansplaining spiegato a mia figlia
m&s - Il mansplaining spiegato a mia figlia (foto © Simone Di Luca, Teatro Rossetti di Trieste)

Il mansplaining (autorevole fonte Treccani.it) è quell'atteggiamento paternalistico (e fuori luogo) con il quale certi uomini pretendono di rappresentare e spiegare alle donne il loro stesso punto di vista e ciò che è lecito o non è lecito che le stesse facciano, il più delle volte senza che le dirette interessate abbiano espresso apprezzamento per questa cortesia.

Detto questo, dobbiamo però "spoilerare" che Valerio Lundini non ha figlie e che di conseguenza il titolo scelto è poco più di un pretesto per raccontare altro che, ovviamente, con il tema espresso sulla locandina non ha nulla a che fare, ma che suonava solamente bene, sue parole. E su questo Lundini ha sicuramente ragione.

Chiarito l'equivoco (solo nostro, visto che lo spettacolo è in circolazione da 3 anni e con molto successo), possiamo procedere annotando digitalmente le nostre valutazioni, scaturite dopo la data zero del tour europeo 2026 al Teatro Unione di Viterbo (in sold out). Ammettiamo, ci sembra necessario farlo, di conoscere solo di nome Lundini, di non essere mai stati suoi spettatori, differentemente dalle centinaia di persone che affollano la sala e che appartengono senza dubbi alla doppia schiera dei fan, quelli televisivi e/o social e quelli musicali (l'artista ha anche un gruppo, i Vazzanikki, dal 2009).

Di conseguenza questa nostra impressione (sarebbe stato eccessivo definirla recensione) alterna due diversi punti di vista e piani di approccio: quello del fan (che non siamo) e quello dello spettatore entusiasta, così da rappresentare anche tutti gli altri seduti in platea o nei palchi (il comunale di Viterbo è un teatro all'italiana di fine Ottocento). In ogni caso, dobbiamo dargli il primo merito di averci chiarito cosa sia il mansplaining, così da tenercene lontani.

La struttura dello show è la classica da "unico protagonista", un pianoforte sul lato e una iniziale e divertente proiezione di "improbabili" manifesti dei futuri spettacoli di Lundini, fino alla fine carriera. Concordiamo sul fatto che l'assurdità delle grafiche non sia solo nelle date o nei temi, ma sul fatto che probabilmente, ricercando nel sottobosco delle "proposte culturali" italiane, alcuni di loro siano anche stati effettivamente realizzati e fortunatamente dimenticati. Surreali ma non troppo, evitiamo di citare i riferimenti che ci sono venuti alla mente nel corso della carrellata.

Il pubblico risponde a ogni stimolo in maniera partecipata, grandi risate e applausi continui, anche irritazione se il compagno/compagna non è totalmente coinvolto/a (siparietto cui abbiamo assistito), confermando così alcune delle definizioni che originariamente avevamo trovato fin troppo cariche (interpreti più apprezzati e geniali della nuova generazione / spettacoli cult / impazzire migliaia di fan / trovate sorprendenti e geniali che hanno lasciato il segno del panorama comico italiano). Quadri separati di un racconto che è unico proprio perché non lo è, con trovate sicuramente piacevoli, come - tra tutte - il ribaltamento tra sesso e amore nei rapporti dei giovanissimi (con l'uso dei leggii) o la gestione degli hater. 

Il protagonista affronta il palco similarmente ad altri protagonisti del nonsense, come Lillo & Greg e Nino Frassica (con i quali ha lavorato), o la banda del Ruggito del Coniglio, senza scomodare o coinvolgere i geniali e inavvicinabili Fratelli Marx. Ineccepibile anche il tono di voce, continuo e correttamente modulato, senza mai avere eccessi, così da accrescere l'effetto comico e posizionare la sua differenza da altri attori/autori comici, ugualmente televisivi. Dire sciocchezze con serietà da sempre costituisce il fulcro essenziale della comicità (e scomodiamo un altro nome sacro, quello di Totò).

La nostra distanza dal mondo lundiniano arriva con una - opinabile - valutazione di eccessiva lunghezza totale dello show: 100 minuti ci sono sembrati troppi e la reiterazione di alcune battute (esempio la lunga sequenza dei nomi in Grease) decrementa e non amplifica l'effetto, ma ribadiamo, come sempre, che se al pubblico questo piace, fa sempre bene l'artista di turno ad assecondarne il gusto. 

Il mansplaining spiegato a mia figlia
di e con Valerio Lundini
produzione e distribuzione DO7 Factory
durata un atto unico di circa 100 minuti

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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