Il Club Anzichenò (recensione)

Una compagnia teatrale necessariamente giovane al servizio di un testo surreale e visionario

Il Club Anzichenò (scena)
m&s - Il Club Anzichenò (foto © media & sipario)

Perché le gambe si accavallano e i cavalli non si aggambellano? Perché possiamo fare il morto a galla e non il vivo a fondo? E soprattutto, se si vive una volta sola e si muore una volta sola, perché il postino suona sempre due volte? A questi interrogativi, compreso quello - fondamentale - di cosa mangiare il martedì e il mercoledì, "non" prova a dare risposta l'interessante pièce presentata da Artisti Beremberg, scritta da Gino Varù, per la regia di Alessandro Cardaruso, che ha sottoposto a un duro allenamento fisico i suoi quattro performer.

In un tempo e in un luogo indefiniti, quattro improbabili (e atletici) personaggi cercano soluzioni continue e surreali per risolvere un problema contingente: salvare il povero professor Baldi che giace, agonizzante, nell’altra stanza. Perché salvare quel pover’uomo? Perché continuare a sostenere il peso di una responsabilità così grande? E soprattutto, chi è il professore?

Capita spesso che si senta il bisogno di estraniarsi dalla realtà nei momenti difficili: trovare un luogo sicuro, fantastico, che ci permetta, almeno temporaneamente, di non pensare. Ma cosa succede se questo rifugio diventa l’unico mondo in cui si sceglie di vivere? Cosa succede se si sceglie di rifugiarsi quasi esclusivamente lontano dalla realtà?

I quattro sono artisti, o tentano di esserlo, sono una cantante, uno scrittore, un attore e una pittrice; tutti accomunati, dunque, dalle stesse ferite: la paura del fallimento, il giudizio dei genitori e di chi li circonda, la ricerca spasmodica di approvazione, la lotta per creare qualcosa di significativo; ma sono anche, a loro volta, tutti individui con i loro fantasmi che riemergono dal passato: l’abbandono da parte dell’uomo amato, la dislessia, la paura di non aver concluso nulla, la troppa fantasia scambiata per follia. Raccontato così, sembrerebbe di trovarci di fronte a un lavoro intimo ed esistenziale, invece il testo non è un dramma: Gino Varù, l’autore, lo definisce un “testo dell’assurdo contemporaneo” o meglio “un demenziale d’autore”. E per quel poco che conti, siamo perfettamente in linea con le sue parole.

Lo spettatore viene accompagnato all’interno dei deliri lucidi dei quattro personaggi che rimbalzano di argomento in argomento in un turbine di informazioni ed emozioni apparentemente senza senso e fonte di risate, ma che nascondono la più cruda delle realtà. Il loro tentativo di estraniarsi e cercare universi pieni di avventura e personaggi fantastici crea la situation comedy esilarante che è la colonna sonora di tutto lo spettacolo. Tentativi goffi, grotteschi, liberi da filtri, scevri di ogni pudore, tutto ciò che un essere umano vorrebbe vivere nella vita reale deve essere confinato in un cerchio di persone che condividono lo stesso gioco, riescono a avere i loro spazi perché fortunatamente… sono estraniati.

La regia, movimentata e acrobatica, sostiene il ritmo del racconto, a volte frenetico come una partitura musicale (anche se nella realtà della messa in scena si staglia perfettamente riconoscibile la celebre Rapsodia in Blue di Gershwin), scandita dai movimenti attoriali, che confluiscono in una vera e propria coreografia che si mette a disposizione del testo, esaltandone e accrescendone il significato. I continui cambi di costume, anche in scena, e i giochi di luce legano tutti i personaggi tra loro e, anche se diversi, rappresentano forse ognuno una sfumatura di un personaggio unico, chi lo sa? Il finale è sicuramente d’impatto. E ricordiamoci che "Il professor Baldi non deve morire!"

Artisti Beremberg
presenta
IL CLUB ANZICHENÒ
di Gino Varù
regia Alessandro Carvaruso
con Nicole Mastroianni, Matteo Magazzù, Elena Elisa Miotto e Marco Fabrizi
scene e costumi Ianni Altamura
luci e audio Roberto Di Maio
durata un atto unico di 40 minuti, massimo 45 (non è vero!)

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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