Non siamo (forse) impazziti, ma abbiamo giocato di fantasia immaginando l'impossibile, ma solo perché dei tre protagonisti uno purtroppo è scomparso ed un secondo vive solo nella letteratura. Peccato!
Che i testi di Luigi Pirandello si adattino perfettamente ad una loro versione filmata è sicuramente un'ovvietà, basta cercare su YouTube l'eccellente "Questa è la vita" (1954, di Giorgio Pàstina, Luigi Zampa, Aldo Fabrizi, Mario Soldati) per rendersi conto di come si possa perfettamente coniugare la grande letteratura con un cinema di altrettanta qualità. In teatro, poi, la nostra ovvietà si trasforma in pura "sciocchezza", considerando che - anche escludendo le più grandi e conosciute opere - i temi trattati dal Premio Nobel agrigentino si prestano ad identificare uno specifico settore artistico, dove sono pochi, e sempre loro, gli autori non solo presenti, ma necessari alla stessa sopravvivenza del mestiere dell'attore.
Giancarlo Fares ha, di conseguenza, esplorato un Pirandello meno diffuso e rappresentato, senza comunque poter essere considerato di minore importanza (questa affermazione sì che sarebbe stata una pura eresia), portando in scena, in una piacevole e convincente forma di teatro di narrazione, una propria versione de “I quaderni di Serafino Gubbio, operatore”, aiutato in questa condivisibile operazione da Sara Greco Valerio per la regia, e da Daniele Romeo per le musiche originali. E' lo stesso compositore a eseguire le partiture - live - durante lo spettacolo, anche prestandosi come spalla "muta" al bisogno. Sulla scena ci sono solamente due sedie, un attore e un chitarrista, tutto quello che visivamente potrebbe mancare lo aggiungono parole e note.
Il romanzo pirandelliano e l'adattamento teatrale (quest'ultimo scritto dal suo stesso protagonista sempre con Sara Greco Valerio e assieme a Giorgio Cardinali) analizzano il comportamento umano filtrato (poco) dalla lente di una macchina da presa a manovella, azionata da Serafino Gubbio, operatore del secolo scorso per la Kosmograph.
Soprannominato "si gira", il povero Serafino si trova sempre più infelicemente costretto nel ruolo di appendice umana (necessaria visto il periodo) di una macchina, diventando così paradossalmente il "motore" di un mezzo meccanico. Una forte sensazione critica, espressa dal suo autore, che viene amplificata dall'inserimento nel racconto di un violinista che è costretto ad "accompagnare un pianoforte automatico".
La presa di posizione, vista a distanza di quasi un secolo (il romanzo è del 1925), suscita naturalmente la domanda "e se Pirandello fosse vissuto ai giorni nostri"? Domanda a cui ovviamente non è possibile dare risposta. Ma il teatro non deve dare risposte, quanto fare domande.
Quello che comunque si porta a casa, assistendo alla pièce, è il costante piacere di entrare in una sala, sedersi ed assistere all'esercizio del mestiere dell'attore che facilmente, come in questo caso, si trasforma in mera arte. L'uomo sul palco non è semplicemente un interprete di testo altrui (per quanto sia nobile la nascita), su cui è stato piacevolmente innestato Fabrizio De André ("Bocca di rosa") e Trilussa ("Ninna nanna della guerra"), ma un portatore privilegiato di riflessioni che, differentemente dalla macchina da presa di Serafino, non entrano, ma escono.
Giancarlo Fares gira la manovella, ma lo fa al contrario. Impugna una "mitragliatrice di pensieri" e le sue riflessioni non vengono registrate e impresse su pellicola, ma raggiungono il pubblico, perché poi ogni spettatore sia libero di farne quello che più desidera, anche lasciarle nel foyer, in attesa che altri se ne impossessino e ne facciano un migliore o diverso uso. In attesa della prossima replica e del prossimo "chi è di scena", che tanto molto presto arriverà.
SERAFINO GUBBIO OPERATORE
tratto da I quaderni di Serafino Gubbio operatore di Luigi Pirandello
adattamento Giorgio Cardinali, Giancarlo Fares, Sara Greco Valerio
con Giancarlo Fares
chitarra dal vivo Daniele Romeo
regia Giancarlo Fares e Sara Greco Valerio
costumi Mariella D'Amico









