Amleto. Un granello nell'occhio della mente (recensione)

È possibile raccontare l'Amleto shakespeariano ancora in un altro modo? Forse. Ci si può provare

Amleto. Un granello nell'occhio della mente
m&s - Diletta Masetti e Manuele Morgese in Amleto. Un granello nell'occhio della mente (foto © media & sipario)

Jared McNeill e Manuele Morgese firmano l'adattamento essenziale per solo tre attori in scena, il primo cura anche traduzione e regia, mentre il secondo è fondamentalmente Amleto. La sottolineatura musicale, importante e imponente (e probabilmente la vera novità assoluta), è di Béla Bartók.

Ambientato nella notte infinita di un incubo ricorrente, questo adattamento di Amleto riduce la storia all'essenziale, esplorando la discesa nella paranoia di un principe negato mentre segue il fantasma di suo padre nel decadimento. Si addentra nella psiche di Amleto mentre naviga in un paesaggio di rovina nella sua morte morente, confondendo i confini tra realtà e allucinazione attraverso il linguaggio visivo del sogno e dell'ombra, ed esaminando la sua complicità in atti orribili come guidata da un'ossessione senza prove concrete di alcun crimine.

Le note che accompagnano non ci aiutano molto nella visione di uno spettacolo minimalista e gotico, dalle tinte oscure che sarebbero potute piacere anche a Cristopher Nolan. Dalla scena si toglie tutto o quasi, lasciando che siano le parole (di William Shakespeare) a condurci, ancora una volta, nella tragedia del principe di Danimarca e della sua sfortunata e disgraziata famiglia. Riteniano perfettamente inutile addentrarci nel racconto che - immaginiamo - chiunque scorra lo sguardo sugli articoli di un periodico di settore come il nostro conosce perfettamente e che avrà visto - sicuramente - almeno 3 o 4 volte, negli anni/decenni trascorsi all'interno dei teatri, in Italia o all'estero. 

Ci concentriamo di conseguenza sul particolare abbinamento musicale, realmente nuovo e curatissimo, al punto tale che si dà l'impressione che Bartók (1881-1945) abbia consapevolmente dedicato sue composizione al Bardo. Considerando, invece, che da nostre ricerche non abbiamo trovato conferma alla teoria, riteniamo sia stato questo il valore aggiunto (che merita un complimento a chi abbia effettuato gli abbinamenti) che permette di prolungare il ricordo piacevole per quello che si è visto.

Prova attoriale senza difficoltà o inciampi, il terzetto in scena conduce con sicurezza la vicenda con Amleto "fisso" su Manuele Morgese, mentre Diletta Masetti e Matteo Ciccioli indossano tutti quei ruoli di cui non si può assolutamente fare a meno: Gertrude e Ofelia la prima, Orazio e Claudio il secondo. I quadri scenici si susseguono costruendo e accentuando la lucida e spietata follia di Amleto, che si può agevolmente paragonare a quella di tanti altri protagonisti dei casi di cronaca più efferrati dei quali sono piene le testate giornalistiche e le trasmissioni di approfondimento "crime" che - inspiegabilmente per chi scrive - hanno oramai totalmente conquistato l'attenzione del pubblico, ma a quanto sembra così è sempre stato.

E se al posto di Amleto avessimo avuto in scena il dottor Lecter o il Joker di atmosfera nolaniana? Cosa sarebbe cambiato? Come avremmo interagito con il protagonista? Probabilmente alla stessa maniera. Ancora una volta emerge l'eccezionale contemporaneità senza tempo o collocazione geografica dei versi/testi di William Shakespeare. D'altra parte non si è il più grande drammaturgo di ogni tempo per caso. 

Amleto
Un granello nell'occhio della mente
da William Shakespeare
traduzione e regia Jared McNeill
adattamento Jared McNeill e Manuele Morgese
con Manuele Morgese, Diletta Masetti, Matteo Ciccioli
costumi Isaura Bruni
musica Béla Bartók
produzione Teatro Zeta
durata un atto unico di circa 65 minuti

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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