Boris Vian è stato un ingegnere della fantasia creativa e della contraddizione. Ce lo dimostrano Giangilberto Monti e Roberto Mercadini, il primo chansonnier e il secondo paroliere, nonché ingegnere.
Sette vite come i gatti e tutte vissute insieme in maniera frenetica, incastrate una sull'altra, una dentro l'altra in maniera reale, surreale ma, soprattutto, improvvisando. Nello stile del jazz, quando nelle session si parte in un modo, si arriva in un altro e si raggiunge un ritmo sincopato: è questa, in sintesi (ma ci si chiede come si possa sintetizzare una vita così piena) la storia di Boris Vian, paroliere, drammaturgo, scrittore, musicista e tante altre cose, raccontate in una forma di teatro-canzone da Giangilberto Monti e Roberto Mercadini.
I due artisti hanno in comune con l'autore francese, che già nel nome porta la contraddizione di un "suono" straniero per il paese d'origine - più attinente alla Russia che alla Francia - diverse caratteristiche: Giangilberto Monti è uno chansonnier come lo è stato Vian, del quale ha studiato canzoni, vita, parole, traducendo molte delle sue opere e scontrandosi con i neologismi o le invenzioni semantiche dell'eclettico artista. Roberto Mercadini è invece un ingegnere - come è stato Vian - che ha deciso di applicare i suoi studi alla "costruzione" di monologhi e dialoghi, invece che al software, dando ampio spazio al legame tra scrittura e oralità.
In una scena che potrebbe in qualche modo ricordare la Parigi degli anni '40, fucina dell'arte non solo a cielo aperto, ma anche e soprattutto dentro i cafè e i locali, con un tavolino e due sedie, Monti e Mercadini accolgono il protagonista "assente" Boris Vian dipingendo una serie di quadri che, grazie anche all'aiuto di Bati Bertolio (al pianoforte e alla fisarmonica), illustrano la vita del poliedrico e prolifico francese. Un uomo reale, ma così "personaggio" che avrebbe potuto vivere dentro un racconto di Pirandello, senza però dover andare alla ricerca di un autore essendolo egli stesso.
Dalla realizzazione del libro "Sputerò sulle vostre tombe" - scritto sotto lo pseudonimo di Vernon Sullivan - a "Le déserteur", canzone dal testo spiccatamente pacifista, scritta durante la Guerra d'Indocina e quindi oggetto di censura, il duo riesce a trasportare lo spettatore in quell'atmosfera un po' fumosa e noir della vita notturna francese, letteralmente divorata da Vian che, affetto da patologia cardiaca, sapeva di dover accumulare dentro le 24 ore di una giornata più tempo possibile come se avesse la capacità di stratificare ulteriormente secondi, minuti e ore.
Il movimento della mani di Monti mentre canta è ipnotico, quasi quanto la voce, e perfettamente coerente con l'aspetto da consumato chansonnier: completo scuro, cappello a coprire appena gli occhi azzurri, quasi trasparenti e pieni delle parole cantate. Mercadini è ironico e travolgente quanto Monti è pacato; il suo racconto è un fiume in piena e insieme riescono ad interpretare due di quelle che leggiamo e scopriamo essere state le molteplici sfaccettature del poliedrico Vian. Un uomo che avrebbe voluto vivere per sempre, o quantomeno riuscire a non morire prima di aver morso la vita, tutti i sapori, tutti i gusti tra i quali anche e paradossalmente, quello della morte.
Crepare ? Non puoi, come faccio? (come si fa?)
Come vuoi crepare senza che ancora si siano inventate le cose che contano: le rose eterne, le giornate di un’ora,
i monti marini e le spiagge, beh, le spiagge montagnose. (...) Dio, quante cose da fare, da intendere e volere
da contare e aspettare, mentre la fine già avanza,
in notti sempre più nere striscia, con la schifosa sembianza
di un rospo, non c’è più scampo, eccola gli occhi nei miei…(...) No, non voglio morire
prima di aver gustato
il gusto della morte.
Beatrice Ceci
BORIS VIAN
Vita, Parole, Canzoni
di Roberto Mercadini e Giangilberto Monti
con Roberto Mercadini e Giangilberto Monti
e con Bati Bertolio (pianoforte e fisarmonica)








