Dalla parte della cicala (recensione)

C'era una volta un uomo, Gianni Rodari, che stava "dalla parte della cicala" e noi vogliamo stare come lui

immagine di un copione
m&s - il copione di Dalla parte della cicala

In scena, seduta ad una scrivania, una giovane donna in camice bianco. La dottoressa (Veronica Liberale) attende l'ingresso del suo prossimo paziente. Ci troviamo in una clinica romana e Gianni Rodari (Marco Zordan) attende poco pazientemente che gli venga assegnata la sua stanza per subire nei prossimi giorni un intervento chirurgico alla gamba sinistra. L'uomo si muove con grande difficoltà ed è il 10 aprile del 1980. La dottoressa sembra (e forse lo è) poco interessata a chi si trova di fronte, occupata nel controllare meticolosamente la cartella clinica che ha sotto gli occhi e borbottare, comportandosi come un personaggio minore delle sue surreali e poetiche favole.

Le domande e le puntualizzazioni del medico - con Rodari sempre in piedi e sempre più sofferente, malgrado l'invito a sedersi (ma la sedia nella stanza non c'è! sì, siamo in una favola) - contribuiscono solamente ad accendere il nervosimo, più che comprensibile, dello scrittore, fino a quando non ne viene scatenata l'ondata del ricordo, attraverso il profumo del pane che penetra dalla finestra (nelle vicinanze della clinica c'è un forno) e la contorta calligrafia con cui un operatore deve aver trascritto il luogo di nascita dello scrittore, Omegna, in Piemonte. Da questo momento l'adulto Gianni, salito sulla macchina del tempo della sua eccezionale fantasia, torna ad essere il bambino Gianni e noi con lui assistiamo al debutto assoluto di "Dalla parte della cicala", nuovo e caparbiamente voluta (perché preparata durante il lockdown) opera di Veronica Liberale, con la regia di Fabrizio Catarci (lo stesso team creativo di "Questa strana voglia di vivere"). 

Ci ritroviamo sul Lago D'Orta, nel profumato e caldo forno di papà Giuseppe, l'attore indossa perfettamente i panni del personaggio (un abito su misura che non potrebbe calzare meglio) e ci racconta con espressività e movimenti la vita, non da tutti così conosciuta, dell'importante favolista del secolo scorso, unico italiano ad aver ricevuto come scrittore il premio internazionale Hans Christian Andersen per la letteratura per l'infanzia (1970). L'attrice si fa (volontariamente) da parte, portando in scena in brevi accenni tutte le fondamentali figure femminili: dalla mamma Maddalena alla moglie Maria Teresa. L'unico elemento della scena (firmata assieme ai costumi da Caterina Lambiase) si presta, come di norma in un qualsiasi gioco d'infanzia, ad essere trasformato in tutto quello che è necessario: dal forno di famiglia alle scrivanie delle redazioni, passando per la lavagna di una scuola. D'altra parte la fantasia a questo serve, a vestire l'impossibile di possibile, anzi di certezze totalmente bambinesche.

Marco Zordan ripercorre così tutta la vita di Gianni Rodari, dall'entusiamo per aver ricevuto dei libri in dono da sua madre (compreso il prezioso dizionario della lingua francese), alla disperazione per la morte del padre (uscito sotto il maltempo alla ricerca del gatto scomparso), dai contrasti per la sua insofferenza ad una assurda sudditanza alle regole clericali. Ma anche l'insofferenza ai dettami del "partito" (uno spirito libero in testa pensante è tale a prescindere da chi arrivino gli ordini) e allo stesso tempo la grande attenzione per i bambini, per quegli stessi bambini che una volta cresciuti lo avrebbero costantemente ringraziato per aver contribuito alla loro formazione culturale. E' affascinante la vita di quest'uomo così attento e così intelligente ed è ancora più affascinante questo modo di raccontarla, anche se ci sarebbe piaciuto vedere il risultato con Marco Zordan seduto al centro del piccolo palco come un Rodari impegnato a raccontare una delle sue tante favole, magari con anche il sottofondo di "Ci vuole un fiore" di Sergio Endrigo.

Lo spettacolo è vivamente consigliato ad un pubblico di tutte le età e fornisce un prezioso assist testuale alle doti attoriali (tante!) di Marco Zordan. Il protagonista restituisce la grande cortesia della sua autrice, mettendosi - sulle orme dei dettami (in alcuni casi, non questo, inascoltati) di Eduardo De Filippo - completamente al servizio del suo personaggio, imprimendo grande poesia ed emozioni al racconto di vita del favolista. Una bella chicca è costituita dalle voci fuori campo, affidate a professionisti dello spettacolo (Antonia Di Francesco, Pietro De Silva, Pia Engleberth), un giovanissimo aspirante attore (Federico Corradini) e alcuni veri insegnanti, presumibilmente in debito di riconoscenza per quella preziosa "Grammatica della fantasia" che chiunque, prima di entrare in una classe, dovrebbe leggere. Meglio ancora provare a capire!

DALLA PARTE DELLA CICALA
di Veronica Liberale
con Marco Zordan e Veronica Liberale
regia Fabrizio Catarci
scene e costumi Caterina Lambiase
selezione musicale Pietro De Silva
durata 75 minuti senza intervallo

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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