La compagnia artistica (composta da 5 danzatori) si raduna sotto una delle tante fontane del centro cittadino, come elemento di scena l'acqua che scorre e rumoreggia, scontrandosi con la pietra, e l'acqua che batte nella plastica delle bottiglie che i performer hanno in mano. Attorno a loro gli spettatori (non tantissimi, ma questo genere non è attrattivo di larghe platee) e le macchine, tante macchine che, incuranti, si muovono, "respirano", rumoreggiano e scorrono, diversamente ma complementari all'acqua della fontana.
Il primo quadro danzato è più di appannaggio tecnico della compagnia, il rumore delle bottiglie battute tra di loro attira l'attenzione del passante, il gruppo si compatta e si avvia,va incontro alle auto (che vengono opportunamente fermate da una pattuglia della polizia locale), snodandosi lungo le vie del centro cittadino.
Il pifferaio di Hamelin semplicemente cambia strumento, il magico suono ammaliante viene sostituito dal ritmico battere della plastica sulla plastica e dalla plastica sulla strada, dai sinuosi movimenti che attraversano l'aria, disegnando pennellate effimere. Il pubblico segue silenziosamente i danzatori, l'altro pubblico - quello del passeggio del sabato pomeriggio - osserva incuriosito, in alcuni casi ammirato e in altri (meno) derisore. I cinque artisti, concentrati e apparentemente incuranti di chi li circonda, incrociano danze, coreografie e brevi corse al ritmo, costante, delle loro bottiglie. Oggetti così banali e scontati, prodotti con il materiale forse più consumistico esistente, che però consentono il trasporto dell'elemento centrale dell'opera, l'acqua, e permettono alla compagnia di aprirsi un varco nelle strade e liberare il loro percorso d’arte da macchine, chiacchiere e buste dello shopping. Consumismo vs consumismo, con la sola differenza dell’uso con cui viene esercitato.
Una sinestesia talmente originale da catturare l’attenzione di altri passanti che, anziché proseguire la loro passeggiata nell'ora dell’happy hour, decidono di fermarsi, probabilmente incuriositi dall'apparente non senso, e poi proseguire e seguire i ballerini nel loro andare sconosciuto. L'attenzione si sposta da chi è chiamato ad interpretare la coreografia (ideata e diretta da Loredana Parrella) a chi si è trovato, inconsapevolmente, a rivestire il ruolo di quinta scenica. Nuovamente, ci sono sguardi incuriositi, volti infastiditi, labbra sorridenti e, purtroppo, anche se “normale”, voci canzonanti. Tra conducenti affrettati e automobilisti incuriositi, forse grati per quei 5 minuti di pausa “fuori dalle righe”, la squadra dei coraggiosi continua la sua strada a “suon di bottiglie”, con danze improvvise che fermano e catturano l’attenzione delle varie piazzette attraversate.
Ogni danzatore ha uno sguardo diverso, uno sguardo attento, mai distratto, ma sempre focalizzato su ciò che sta facendo. Una concentrazione difficile da raggiungere, ma soprattutto da mantenere quando dolcissimi bambini si svincolano dal controllo dei genitori e si avvicinano incuriositi. La loro attenzione, contro lo scorrere del tempo, focalizza anche quella degli adulti che decidono di fermarsi e godere dell’incanto che i loro figli dimostrano nell'osservare la maestria di questi artisti così originali, capaci, i piccoli, molto più degli adulti di liberare la fantasia.
Nell'ultima pausa, sempre su una piazza e sempre vicino ad un fontanile, Elisa Melis e Maeva Curco Llovera, dimostrando un magistero raro, sintonizzano menti e corpi in un’esplosione d’arte di fronte alla quale non si può far altro che fermarsi ad osservare. Qui un’accortezza molto gradita, nel pieno delle danze un residente della piazza, uscendo dal cancello della propria abitazione con la macchina, decide di arrestare l'auto ed assistere. Un gesto di cortesia, 5 minuti di attesa che di certo non sono tali. C’è spazio a sufficienza affinché possa passare con la sua automobile, forse rovinando la concentrazione, ma sicuramente “evitando di perdere” i cinque minuti… ma è questo il bello dell’arte, con essa il tempo non si perde, lo si ferma.
Lo spettacolo si conclude con l'ultimo quadro in una piazza molto più grande, in assenza totale d'acqua, con un racconto di corpi molto più articolato, un exploit di recitazione, danze e movimenti, ognuno dei quali trasmette emozione, passione, un diverso sentimento. Un climax di riflessioni che sorgono e si moltiplicano, si perdono e si confondono. Quando l'arte ci permette di fermare sguardo e pensiero, ci permette di immaginare e sollevare la più recondita delle questioni al proprio sé, quando l'arte ci permette di tornare a riflettere, quando l'arte permette tutto ed il contrario di tutto ottiene la sua più grande vittoria, anche contro i clacson delle macchine.
ALLE ACQUE UOMINI E DEI
regia e coreografia Loredana Parrella
testo e drammaturgia Loredana Parrella, Yoris Petrillo
con Yoris Petrillo, Elisa Melis, Luca Zanni, Maeva Curco Llovera, Gianluca Formica
musiche AA.VV
produzione Twain Centro Produzione Danza Regionale 2017
coproduzione Festival QDA Quartieri dell’ Arte – Viterbo









