Vietato essere umani (recensione)

E vista la propensione a fare sempre peggio, non con gli stessi errori, ma inventandone di nuovi, forse il divieto non è proprio sbagliato

immagine disegnata di un attore in scena
m&s - Andrea Lupo in scena (disegno di Beatrice Ceci)

Abbiamo purtroppo raggiunto la consapevolezza che difficilmente la riapertura delle sale teatrali avverrà a breve pertanto – come già facciamo dall’inizio di questo lockdown – ci stiamo adoperando per rimanere uniti virtualmente a chi il teatro continua a farlo, proponendolo in streaming o ingegnandosi nello sperimentare nuove forme di “intrattenimento”. E’ questo il caso del Teatro delle Temperie di Calcara che offre, attraverso il social, diversi appuntamenti pressoché quotidiani, dalle Favole di Zia Titti, al CircoCasalingo agli aperitivi con letture. Tra questi si è appena conclusa la “prima stagione” della web-serie “Vietato essere Umani” di e con Andrea Lupo.

In un ipotetico futuro (che speriamo non avvenga)  - ma anche in un surreale presente senza tempo, quello in cui ci ha trasportato la “quarantena” – Luca (Andrea Lupo) non ha più nessuno: sono passati tre anni dall’invasione degli spietati alieni che, provenienti dal pianeta Covid-19, ha ridotto l’umanità a degli “alienati” abitanti di loculi solitari che devono mettersi in fila, a scaglioni giornalieri, per le provviste alimentari settimanali. Tutti con mascherina e guanti, tanto da assomigliarsi tutti senza riuscire a distinguersi. Non sa più neanche se la sua compagna Laura e sua figlia Marta siano vive.

Luca si è “creato” un amico, Chicco, una sorta di maschera plastificata senza bocca e con due occhi spalancati, l’unico “essere” antropomorfo che può tenere vicino in questo mondo di distanziamento sociale.  Sembra una sorta di cofano di auto in miniatura e insieme a lui Luca trova, rovistando in un negozio di elettronica abbandonato da anni, un vecchio trasmettitore audio-video che cerca di aggiustare, con la speranza di comunicare con qualcuno senza essere scoperto dagli invasori.
Lo battezza Franco – ovviamente sempre per la necessità impellente di condivisione, di vicinanza, di contatto - ed ogni giorno  - quando riesce a sottrarsi per pochi minuti al controllo - cerca di fargli trovare un canale, un segnale al quale agganciarsi per cercare altri umani simili a lui, che gli alieni non abbiano incatenato a questa “disumanità”.

Nello scorrere di minuti, ore, giornate uguali tra loro, dove il tempo sembra annullato nella sua dilatazione e lo spazio – pur diventando paradossalmente più ampio perché senza possibilità di contatto, in un ossimoro è assolutamente più stretto, quasi soffocante – Luca trova sollievo nella speranza di trovare qualcuno. E lo trova… trova dei dissidenti -  tra i quali c’è anche la “sua” Laura - che stanno organizzando una resistenza.

Lupo costruisce “puntate” di improvvisazione che stanno a metà tra il teatro e la fiction, a sé stanti per completezza drammaturgica, ma legate da un filo conduttore che permea non soltanto la web-serie ma la vita quotidiana attuale: la speranza di “trovare” un contatto, la libertà dall’invasore invisibile e velenoso che ha rinchiuso tutti nel proprio isolamento nel quale si cerca un qualsiasi barlume di luce, fosse anche solo “la spesa”.

Pesca a piene mani nella letteratura di fantascienza e strizza l’occhio alla cinematografia di passata e recente produzione: il suo Chicco è il moderno Wilson del “Cast Away” di Tom Hanks e la ricerca di rottami di Luca fa tornare alla mente la Rey de “Il risveglio della Forza” anche se invece di rivenderli al mercato nero come la protagonista della nuova trilogia di Lucas, Luca li aggiusta. La ricerca di essere viventi guarda all’”Io sono leggenda” di Will Smith e la creazione di una Resistenza ad un altro Star Wars. Spunti che abbiamo intravisto o che abbiamo voluto leggere in questo racconto visivo e che certamente possono essere diversi a seconda dello spettatore o dello stato d’animo con il quale ci si accosta a questa web-serie della quale aspettiamo la seconda stagione (anche senza isolamento). Intanto che la trama si dipana ed insieme ad alcuni personaggi si palesano riflessioni più profonde – sulle quali dovremo interrogarci una volta liberati dall’”invasore” – seppur mescolate ad alcuni momenti di ilarità.

VIETATO ESSERE UMANI
di e con Andrea Lupo
produzione Teatro delle Temperie

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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