Anagni e Viterbo, nel Lazio, si contendono il titolo di "città dei papi", entrambe hanno ospitato in passato la residenza pontificia, ma solo a Viterbo è stato coniata l'espressione "cum clave", con la quale dal 1271 viene indicata la "segregazione" dei cardinali, riuniti per l'elezione del nuovo vicario di Cristo. Ma ad Anagni sono nati ben 4 papi, tra il 1161 (Innocenzo III) e il 1230 (Bonifacio VIII). Il testo scritto e diretto da Francesco Cerra, frutto di ricerche storiche e messo in scena dalla compagnia teatrale Tetraedro, ha abbracciato circa 30 anni della seconda metà del XIII Secolo, intrecciando le figure spesso poco cristalline di vari papi e molti intrighi politici (ma la fede dove sta?), con il relativo riflesso sulla città di Viterbo, scelta da Alessandro IV (papa dal 1254 al 1261) come sua sede maggiormente confortevole, vista la sua dedizione "alle pratiche religiose a scapito degli interessi temporali" (cit. Mario Signorelli, "Storia breve di Viterbo"). Luogo dove porrà fine alla sua vita e dove dovrebbe - ma non si sa dove - essere stato anche tumulato.
Lo spettacolo si apre sfruttando la scenografia naturale offerta dal Palazzo dei Papi, l'imponente struttura architettonica in Piazza San Lorenzo dove Alessandro IV aveva trasferito la propria ingombrante corte, dopo essersi allontanato dalla pericolosa Roma, anche per la poca salubrità dell'aria. I cinque attori scendono lentamente dalla scalinata illuminati solo da torce a fiamma viva. Attraversano la piazza e salgono sul palco, posizionato di fronte al duomo cittadino, dove si svilupperà tutto il racconto. Attraverso le loro parole vengono ricostruite - non senza una leggera confusione da parte nostra per seguire i tanti personaggi rappresentati - le vicende che appartengono ad un'epoca molto lontana, quando si viveva (poco) e si moriva (presto) con una leggera e costante indifferenza generale e con chiunque altro - dal piccolo faccendiere alla nazione maggiormente strutturata - pronto ad approfittare del caos politico che di volta in volta viene a determinarsi.
La ricostruzione teatrale, utilizzando un linguaggio agile e contemporaneo, riesce a dare il senso del periodo, sviluppando in velocità i tanti intrighi delle varie famiglie nobili dell'epoca, ovviamente interessate esclusivamente al potere temporale e a tutti i relativi vantaggi politici nel mettere un papa "amico" sul soglio di Pietro, meglio ancora se parente. Sfortuna per loro i fratelli Lumière verranno tra alcuni secoli, quindi non è stato possibile - allora - prendere appunti dopo la visione del "Parenti Serpenti" di Mario Monicelli, la cui conoscenza avrebbe sicuramente giovato. Il recitato ha così la corretta velocità necessaria per offrirsi al pubblico contemporaneo, indipendentemente dal fatto che si va in scena nel luogo protagonista e per i discendenti di quello stesso popolo guelfo, anche se "Viterbo formicolava sempre di Ghibellini e di eretici, che non andavan troppo riguardosi in condurre le loro trame, né si davan troppa pena di dissimulare i loro audaci intendimenti" (cit. Cesare Pinzi, "Storia della città di Viterbo").
"Clausi cum clave" è piacevolmente ironico e i soli cinque attori in scena riescono a sintetizzare le tante guerre nel nome (spesso dimenticato) di Dio, sovrapponendo e ruotando nomi, situazioni e date, quasi in stile Oblivion. Abbiamo percepito una lieve dilatazione didascalica, necessaria per soddisfare l'aspetto storiografico, ma è comunque piacevole l'agilità con cui i performer vestono l'avvicendarsi dei papi e del corollario che ne circonda le gesta. La parte più importante del racconto - il conclave durato "appena" tre anni senza trovare un accordo, la reclusione dei "grandi elettori" e il tetto scoperchiato per costringerli alla "resa" - riceve l'attenzione necessaria e vengono forniti agli spettatori alcuni dettagli storici oramai probabilmente dimenticati (ammesso che siano stati in precedenza conosciuti). Una piacevole trasposizione della "storia" in teatro che ha come pregio, almeno per noi è stato così, anche quello di "costringere" a sfilare via dalla libreria i volumi necessari, da consultare per saperne qualcosa di più. Ma non è poi così strano: dopotutto il teatro è da sempre cultura (anche se non tutti sono sempre in grado di comprenderlo).
CLAUSI CUM CLAVE - VITERBO E I PAPI
di Francesco Cerra
con Franco Heera Carola, Moira Persi, Andrea Fabi, Lorenzo Garufo e Italo Della Reda
costumi Daniela Rotili
regia Francesco Cerra
durata circa 65 minuti








