Agosto 1990, Los Angeles. Maude (Francesca Chillemi) è un medico con specializzazione in psichiatria. È appena tornata nella sua casa, una villetta che si affaccia - fuori città - su una collina residenziale. Come capita spesso a chi fa la sua professione non è riuscita a lasciare il lavoro in ospedale e continua nervosamente a esaminare la cartella clinica della sua ultima paziente: una ragazza molto sfortunata, ridotta quasi a un vegetale da un "quasi" assassino seriale, conosciuto come il Giocattolaio. L'uomo, perché questo dovrebbe essere, ha finora "quasi" ammazzato 11 ragazze, facendole ritrovare sempre vive, ma lobotomizzate; è intervenuto sulle poverette con una capacità chirurgica e una manualità che sembrano collocarlo nella professione medica, con un nostro immediato rimando al più classico dei personaggi di genere.
Maude è stanca, esausta mentalmente dalla mancanza di risultati e dalla "quasi" consapevolezza che si sta avvicinando il tragico destino per una dodicesima e al momento ignara vittima. Una nuova bambola andrà ad aggiungersi alla già troppo lunga scaffalatura del macabro negozio di giocattoli di "soggetto ignoto". Per fortuna della sanità mentale della giovane dottoressa, arriva una distrazione attraverso il suono al campanello della porta di ingresso e dalla voce di Peter (Kabir Tavani, già visto in Love's Kamikaze). Si tratta di un trentenne che le ha dato poco prima una mano con la macchina. Vista la situazione, probabilmente anche suggestionata dal proprio isolamento, Maude non apre del tutto la porta, si inventa anche la presenza di una coinquilina che dorme e che non può essere disturbata. Peter non vuole violare la sua intimità casalinga: ha solo bisogno di un pezzetto di fil di ferro per rendere la ripazione di fortuna del veicolo maggiormente efficace. Uno sconosciuto che si sta semplicemente preoccupando per lei: un miracolo per la fine del XX secolo.
Sistemata l'auto, Peter chiede, con la massima naturalezza, la cortesia di poter fare una telefonata: deve chiamare un locale gay dove "dovrebbe" incontrarsi con quello che "dovrebbe" essere il suo ragazzo, che nel frattempo, si scoprirà a breve, ha pensato bene di uscire con un altro. Peter è loquace, forse un po' troppo invadente, sicuramente dal piacevole aspetto e dalle buone maniere (anche se ha appena sbirciato nei cassetti della scrivania di Maude). Si interessa della ragazza, così come si preoccupa dello strano visitatore a distanza, un "voier" (cit.) che si limita da tempo a sbirciare nella casa. Probabilmente disturbato, ma innocuo - almeno finora - visto che si accontenta di spiare i movimenti e i cambi di abito dell'avvenente medico. Ma sarà veramente così? Peter è quello che dice di essere o sta mentendo? E se lo sta facendo, per quale motivo?
Arrivati a questo punto, rendiamo edotto il lettore/spettatore del fatto che, trattandosi di un thriller, abbiamo preferito raccontare il meno possibile, dando allo stesso il piacere di scoprire tutto il resto (massima attenzione ai particolari e ai numerosi cambiamenti di fronte) nelle sale dove immaginiamo il romanzo di Gardner McKay, trasformato in un testo teatrale da Tony Richardson, troverà nuovamente e giustamente spazi, visto che il primo anno di tournée si è appena concluso.
"Lo spettatore sarà voyeur e sarà giudice di sorprendenti capovolgimenti che svelano la profonda umanità e la fragilità dei protagonisti", ha scritto nelle sue note il regista Enrico Zaccheo, ed è questa - dopo la visione - una delle caratteristiche che meglio emerge dal racconto e dal suo adattamento per la sala teatrale. Abbiamo apprezzato l'intensità emotiva che entrambi gli attori hanno saputo trasmettere, immergendosi in due personaggi dalle diverse sfaccettature e diversi stati d'animo. Il silenzio totale del pubblico, fino all'applauso finale, è stata la più immediata, semplice ma efficace sottolineatura di quanto appena visto. Come ogni giallo di qualità, meriterebbe un reiterato passaggio dello stesso spettatore, per approfondire i particolari non notati in precedenza, almeno secondo noi. D'altra parte Profondo Rosso di Dario Argento lo abbiamo visto e rivisto almeno 5/6 volte prima di notare "quel" particolare fotogramma. Perché negare questa stessa attenzione al Giocattolaio?
Stefano Francioni Produzioni
Savà Produzioni Creative
presentano
IL GIOCATTOLAIO
di Gardner McKay
traduzione Giovanni Lombardo Radice
con Francesca Chillemi e Kabir Tavani
regia Enrico Zaccheo
disegno luci Daniele Savi
scene Claudia Cosenza
assistente alla regia Marco Balboni
service Suonovivo
produzione esecutiva Claudia Dastoli
comunicazione Savà Produzioni Creative
con il patrocinio di Fare x Bene ets
durata un atto unico di 75 minuti







