Oltre il muro (recensione)

Un testo interessante che porta in scena una visione distopica del nostro futuro, sperando che sia e rimanga sempre irreale

immagine di una ragazza dai capelli rossi
m&s - Sofia Chiappini è Dunja, protagonista femminile di Oltre il muro

Il Teatro ci consente di fare un salto avanti nel futuro di 70 anni: il racconto è ambientato nel 2089, a distanza di 100 anni dalla "caduta" strategica di un "Muro" reale (quello di Berlino) e a 110 anni dalla "pubblicazione" di un altrettanto celebre "Wall" musicale (quello di Roger Waters e dei Pink Floyd).
Nel 2089, dopo che le apparenti società "civili" hanno continuato ad ignorare gli alert scientifici, la Natura si è letteralmente stancata di tutti noi ed ha colpito - e affondato - la vecchia Europa con una serie di sconvolgimenti climatici. Chi è rimasto non ha trovato nulla di meglio da fare che costruire un muro al centro di quello che è rimasto dell'Europa, dando vita ad un nuovo stato, militarizzato, dal nome Eutòpia. Ovviamente gli emarginati sono rimasti fuori e premono ai confini presidiati per entrare e trovare una speranza in più di sopravvivenza. Esattamente il contrario di quanto raccontato da John Carpenter con il suo "1997: Fuga da New York". La scelta di chi può entrare e chi no in Eutòpia è affidata a dei parametri di sbarramento e al raggiungimento di un punteggio, chiamato "coefficiente di accessibilità".

Dunja (Sofia Chiappini) è una giovane serba che vive non lontanissima dal confine, ha poche speranze di poter essere accettata dall'altra parte perché la sua "etnia" (che brutta parola!) si è resa colpevole di ribellioni e di conseguenza la ragazza si trova a pagare "colpe" di altri. Viene raggiunta da Alek (Pavel Zelinsky), un russo che sta cercando ad ogni costo di raggiungere il muro. I due si studiano, lei poco si fida, anzi affatto, lui è più disperato. Insieme hanno poca scelta e soprattutto scarse possibilità di rimanere a lungo in vita. L'unica soluzione percorribile, o almeno apparentemente tale, è quella di fingersi una coppia e aumentare così il proprio coefficiente di accessibilità, acquisendo i "punti" della famiglia. Poco importa se per fare questo Dunja e Alek dovranno continuare a mentire e mentirsi, tacendo alcuni fondamentali punti oscuri e tragici che hanno indelebilmente segnato, con cicatrici tanto invisibili quanto dolorose, la loro esistenza. Se i due ragazzi riusciranno a valicare il muro, come sempre scriviamo, va scoperto in teatro, sperando in una futura messa in scena della pièce. Possibilmente senza dover aspettare il 2089: non riusciremmo a garantire una seconda recensione! 

"Oltre il muro" è senza dubbio un'opera ben riuscita, di non semplicissima fruizione (visto l'argomento trattato), dalla tanta cura, dimostrata nelle scelte registiche, nei giochi di specchi (la sala romana ha specchiere laterali che consentono di prendere le espressioni dei due attori anche in una forma meno usuale) e di luci sui volti, negli innesti musicali che fanno da contrappunto sonoro al tessuto narrativo. Il testo, anche se molto lineare, si presta a molte interpretazioni e citazioni che possono spaziare nei linguaggi cinematografici e letterari (Ray Bradbury, Alan Moore e George Orwell), ma ancora di più - purtroppo - in quelli reali, quando la cronaca va a sovrapporsi alla politica e sovrasta con la crudeltà assoluta dell'uomo contro l'uomo su ogni possibile fantasia artistica. E' un racconto che va "metabolizzato" (citazione) per poterne cogliere e assaporare le sensazioni, che poi rimarranno persistenti.

I due attori (valore aggiunto: lei ha la mamma serba, lui ha vissuto in Russia fino ai suoi 11 anni) si prestano ottimamente nel dare anima, voce e credibilità alle difficoltà di tanti altri disperati, cui il mondo dei più fortunati guarda con estrema sufficienza, se non con totale disprezzo. Non a caso lo "spettacolo" è andato in scena nello stesso periodo in cui, 30 anni fa, si "incrinava" e successivamente veniva abbattuto l'incomprensibile Muro di Berlino. Hanno saputo imprimere forza e drammaticità, approcciando allo stesso tempo con delicatezza e poesia ai due personaggi. Pavel Zelinsky, recentemente applaudito in "Nodo alla gola", è una piacevole conferma. Sofia Chiappini, invece, è una bella scoperta, da seguire con interesse. La Compagnia dei Masnadieri, se è questa la loro cifra stilistica, ci rivedrà sicuramente come loro ospiti, sperando di essere graditi e di non trovarci mai di fronte ad un muro, in teatro è più che sufficiente la "quarta parete".

La Compagnia dei Masnadieri
presenta
OLTRE IL MURO
di Massimo Roberto Beato
regia Elisa Rocca e Jacopo Bezzi
con Sofia Chiappini e Pavel Zelinskiy
musiche originali Giorgio Stefanori
ufficio stampa Maresa Palmacci
durata atto unico di 65 minuti

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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