Dal tenore di questo scambio di battute (leggermente differenti ma il succo è quello), il lettore/spettatore sa cosa attendersi al momento di entrare in una sala teatrale dove è programmato lo show La playlist più bella del mondo di e con Leonardo Colombati e Riccardo Rossi (invertendo l’ordine dei nomi non cambierebbe nulla).
Lo scrittore Colombati, ma sempre più prestato al palcoscenico, e lo showman Rossi si divertono – e noi con loro – a scambiarsi le proprie figurine musicali, riportando chi li ascolta alla propria di adolescenza, quando si sostenevano gli amatissimi idoli musicali (quasi sempre inglesi o americani) sciorinando dati e aneddoti, spesso di fantasia, e mettendo gli ignari artisti l’uno contro l’altro. Chi scrive ricorda la contrapposizione tra Led Zeppelin e Deep Purple (poi sono arrivati i Black Sabbath a mettere tutti d’accordo), oppure Pink Floyd vs Genesis (e successivamente Genesis periodo Gabriel contro Genesis periodo Collins o Waters contro Gilmour). Per farla breve la musica può anche diventare molto divisiva. Ma si ricorda con molta nostalgia quando i soldi in tasca erano pochi e i dischi da comprare veramente troppi, e si passavano ore nei negozi di dischi (perché esistevano ed erano anche tanti) struggendosi per la scelta, che avrebbe obbligatoriamente tagliato fuori “altro”.
La playlist di Colombati & Rossi è più un rimpallo di ricordi personali e aneddoti (verificati) su alcuni dei più importanti artisti mondiali, con la presenza di un unico intruso italiano: Gianni Morandi (ma non possiamo sapere se la setlist sia sempre identica, bisognerebbe vedere lo spettacolo più volte, anche perché dubitiamo che ci sia un copione ben strutturato).
Si naviga e si ascolta a vista, immergendoci nel passato della Musica rock e pop, potremmo elencare ulteriori generi e sottogeneri, ma evitiamo per non cadere nel didascalico e annoiare. Da Gianni Morandi, rilanciato negli anni ’80 da Mogol, un accenno al Gino Paoli di “Sapore di sale” e il doveroso applauso al più grande drammaturgo musicale per il cinema (cit. da Nicola Piovani), ossia Ennio Morricone, si prende un aereo e ci si posiziona – sempre di rimpallo – tra Regno Unito e Stati Uniti, con una predominanza (ovviamente musicale) del continente americano su quello europeo.
Le playlist dei due protagonisti si incontrano e si scontrano, con la stessa intensità – almeno immaginiamo – del loro passato con gli amici della giovinezza. Poco è cambiato. Colombati racconta del suo primo incontro con Bruce Springsteen a Colonia e mostra foto (però successiva). Rossi racconta del suo incontro romano con Quincy Jones e mostra foto. Colombati analizza “One for My Baby” di Frank Sinatra e Rossi mostra il biglietto del concerto di The Voice. Il gioco diverte molto, loro per primi, ma anche tutti i presenti che sottolineano con applausi e risate la discussione orchestrata per il palco. Ma il colpo che stende l’avversario, Rossi lo sferra sulle note di “Gonna Fly Now” di Bill Conti, dalla colonna sonora di Rocky, e mostra la sua foto con Sylvester Stallone. Applauso e chiusura del match.
Lo spettacolo scorre gradevolissimo, leggero e divertente, anche informativo per chi non conoscesse i retroscena che vengono commentati, ovviamente molto di più se si condividono gli stessi gusti musicali, o si è almeno lì vicino. La chiusura – per una volta possiamo arrivare raccontare fino alla fine nella nostra recensione – è con il meglio del meglio (o quasi, perché non erano tutti presenti) della musica a stelle, strisce e beneficenza: "We Are The World". E qui gli artisti sono veramente tanti, importantissimi, alcuni purtroppo scomparsi, ma la loro musica no, come scrive Ivano Fossati “la musica è passata” e rimarrà con noi per sempre, basta accompagnare la puntina del Technics e alzare – molto – il volume, vicini permettendo.
LA PLAYLIST PIÙ BELLA DEL MONDO
di e con Riccardo Rossi e Leonardo Colombati
durata una facciata unica di circa 80 minuti
bonus track esclusi








