La vita è un viaggio non è una frase fatta o un luogo comune perché tutto dipende "da dove vieni e dove vai" (cit. Elisabetta Spada, alias Kiss&Drive). Potrebbe sembrare l'incipit di un saggio filosofico o di una rubrica di viaggi, invece è solamente uno dei deliziosi, freschi e semplici concetti che, mescolati in maniera omogenea a pensieri e riflessioni più profonde, hanno accompagnato "il viaggio" del pubblico che ha assistito all'opera. Sul palco lo scrittore/giornalista Beppe Severgnini, alla sua prima - molto buona - prova d'attore, nei panni di un uomo senza nome (o se stesso) che incontra di notte, nell'aeroporto chiuso di Lisbona, una ragazza di nome Marta. L'uomo è diretto a Boston per una delle sue innumerevoli conferenze, Marta invece in Brasile, dove "sembra" decisa ad aprire un bar sulla spiaggia insieme al suo - molto geloso - fidanzato Freddy.
Le scomode "seggiole" dello scalo aeroportuale - scenograficamente rappresentato da un aereo di carta e da una fila di sedute - sono in realtà un "non luogo" per eccellenza, di quelli che puoi trovarti a Madrid, a Parigi, a Londra e non sapere neppure di esserci, una sorta di agente "omologante". Seduta su di esse, ad aspettare, anche l'emotiva e discreta Elisabetta (Spada), che segue, fin dalle prime battute, il nascere del dialogo tra i due viaggiatori.
In realtà l'uomo più che un viaggiatore (è un "non turista", la differenza è sostanziale), iniziando a parlare con Marta, forse per noia, per curiosità nei confronti del genere umano, per passare la nottata che si preannuncia lunga nell'attesa della riapertura, si scopre essere (o si trasforma in) un "tour operator", chiacchierando, facendo domande, interessandosi della vita della ventottenne Marta che, come molti della sua età, è alla ricerca di "qualcosa" che dia un senso alla vita, mai come in questo periodo storico, per i giovani, così difficile. Un lavoro come attrice in Italia e in Inghilterra, lottando con la voglia di indipendenza anche e soprattutto con i compromessi e con ben poca fiducia nel "sistema", Marta esprime al maturo e saggio - come ama definirsi - cinquantenne dubbi e perplessità, convinzioni e desideri, scoprendo pian piano che poi, tra i quasi trenta e gli oramai cinquanta non c'è molta differenza.
Il "tour operator" Severgnini conduce lentamente Marta (e il pubblico) alla scoperta di nuove prospettive e di nuovi punti di vista, in un continuo e intelligente gioco di rimandi letterari e cinematografici. Ed ecco che piccole "regole di viaggio", come l'essere sempre leggeri e dotarsi di un trolley con 4 rotelle che possano muoversi in ogni direzione, si mescolano a quelle da tenere bene in mente all'inizio di un lavoro o nella vita di tutti i giorni. "Lavorare gratis? Si può fare ma tieni a mente PIPPO, Per scelta, con Investimento reciproco, con Persone serie, con Patti chiari e Occasionalmente e soprattutto ricorda le 4 T per la vita. Ci vogliono Tenacia, Talento, Tempismo e Tolleranza."
"Che film potremmo essere?" chiede Marta. "Facile! "Tra le nuvole" con George Clooney" ribatte Severgnini. Ma la giovane attrice, che sicuramente non ha bisogno di salire su un aereo per viaggiare, sia tra le nuvole che nella realtà di tutti i giorni, sorprende il "mentore" con citazioni di più ben alto livello (con tutto il rispetto per Clooney) e ribaltando a tratti i ruoli, perché può sempre capitare che anche il viaggiatore possa far vedere al tour operator scorci inaspettati. D'altra parte, come ben dichiara Fosco Maraini nel libro "Case, amori e universi", a volte serve il pellegrino, il viaggiatore, il viandante per riscoprire cose alle quali siamo abituati. E così Severgnini impara da Marta e Marta "assorbe" come una spugna le esperienze di vita del "saggio" in acrobazie e giochi di parole, che rispolverano la parola scritta del giornalista.
E considerato che ogni viaggio, sia fatto in auto, in aereo, in treno, ha per corredo e inciso una colonna sonora ecco l'altra "ospite suo malgrado" dell'aeroporto, Elisabetta Spada, a punteggiare delicatamente con una voce che sorprende, mai urla, piuttosto racconto in note, alcune pause dello spettacolo, anzi no, del viaggio teatrale con brani propri - Where do you come and go / da dove vieni e dove vai, che inizia e termina il viaggio - e alcune cover.
Un viaggio piacevole, della durata giusta (1 ora e venti): né troppo corto, né troppo lungo, anzi. Di quelli che vorresti continuassero, sia per i compagni di viaggio che per il panorama, in luoghi più mentali che fisici, dove non ti puoi comunque perdere perché "se non t'importa dove sei, non ti sei perso!".








