Nell'apparentemente lontano 2005 debutta nelle sale italiane Love's Kamikaze di Mario Moretti, da allora sono passati 19 anni con un fisiologico avvicendamento di protagonisti (ne abbiamo veduti in totale quattro, i più recenti) e, purtroppo, nessuna flessione, nemmeno minima, per l'attualità raccontata, anzi. Ogni anno che passa sembra sempre più necessario che ci siano teatri che lo vogliano (o rivogliano) mettere in scena e tanto pubblico che desideri applaudire, riapplaudire e commuoversi davanti ad un racconto così infinito e drammaticamente allineato con il pensiero filosofico di Giambattista Vico.
Siamo a Tel Aviv, oggi (ma ieri o domani sarebbe lo stesso), nei sotterranei di uno dei tanti alberghi della catena Hilton presenti nel mondo. Qui lavora il palestinese Abdel (Kabir Tavani), elettricista responsabile di uno dei settori dell'edificio, secondo suo padre invece avvita lampadine per gli ebrei in un albergo americano, ma è risaputo che i palestinesi che nella vita hanno visto solo sconfitte politiche e militari non siano proprio inclini alla reciproca e pacifica convivenza (almeno a parole) con il nemico di sempre. Nella stessa struttura lavora, ma come receptionist, anche l'ebrea Naomi (Giulia Fiume). Abdel indossa una tuta da lavoro (come tanti suoi coetanei e come tanti altri elettricisti o operai in tutto il mondo), Naomi veste in tailleur, indossa un probabile tacco 12 del quale si sbarazza non appena possibile e completa il suo outfit con una lunga sciarpa di seta bianca (come tante altre ragazze che fanno un lavoro simile, dovunque).
I due innamorati (è stata lei, come succede molto spesso, a fare il primo passo) potrebbero vivere come tanti altri giovani nelle loro stesse condizioni, lavorando e lamentandosi dei colleghi, vedersi ogni qualvolta sia possibile e fare l'amore, bisticciare anche e soprattutto a causa delle proprie famiglie (ottuse), decantare - lui - il modo unico con il quale sua mamma prepara il caffè. Niente di nuovo o di diverso di quanto accade a tanti ragazzi della loro età, ma Abdel e Naomi sono a Tel Aviv e attorno a loro, continuamente, respirano l'aria resa acre dagli attentati e la consapevolezza del raid di risposta nei territori occupati. Avrebbero diritto all'amore, ma attorno a loro tutto parla di morte.
Love’s Kamikaze si innesta naturalmente nel fertile ceppo dell’attualità e dell’impegno civile, a dimostrazione che il teatro non racconta solo favole, ma può essere anche carne, viscere, sangue della nostra impietosa esistenza, scriveva a suo tempo nelle sue note l'autore. Lo spettacolo continua quindi a mostrare la sua tragica attualità e rappresenta oggi, da parte nostra, la disperata volontà di continuare a contrapporci alle barbarie e alle ingiustizie con le uniche armi a nostra disposizione: il teatro e la poesia, è l'eco successiva del regista. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma, recita il postulato di Antoine-Laurent de Lavoisier (XVIII sec.), ma in questo caso specifico trova applicazione la certezza che non sia possibile creare una situazione di pace (due stati per due popoli), che "tutto" si distrugga (vite innocenti su vite innocenti) e che l'unica trasformazione possibile sia quella dell'odio all'infinito, almeno fino a quando non ne rimarrà uno solo (cit). Contro tutto e contro tutti, si scagliano Romeo e Giulietta del XX e XXI secolo, ma anche - con le dovute differenze fisiche e mentali - Don Chisciotte e Sancio Panza, scagliati contro quel Potere immondizia della storia degli umani (cit.).
Assistere ad una replica di Love's Kamikaze costituisce una necessità sociale per le nostre coscienze, oramai assefuatte al tanto, troppo, male che ci circonda e che è oramai diventato una inevitabile quotidianità, che stupisce solo quando non si ripresenta, tutti convinti che non sia e non sarà mai possibile che l'uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare (cit.). Partecipare dalla sala al dramma di Abdel e Naomi, vivere la disillusione di lui e l'entusiasmo per un possibile futuro di lei è un privilegio, sia per la prova attoriale - non facile - di entrambi (vi suggeriamo di prendere appunti sulle tante sfumature espresse da Giulia Fiume), sia perché avrete di fronte a voi un testo difficile e senza freni, che lascia gli spettatori con un’esplosione di emozione che solo il teatro vero ti lascia dentro. È il pensiero che abbiamo scelto di un addetto ai lavori che comunque rappresenta pienamente quanto abbiamo osservato e che riteniamo sia condivisibile da chiunque avrà il piacere e la possibilità di vederlo (o lo abbia già fatto). Se una volta lungamente applauditi i due protagonisti vi indignerete e/o vi commuoverete, sarà significativo del fatto che forse ancora un barlume di speranza esiste in tutti noi: non permettiamo a questa fievole fiammella di umanità di spegnersi.
Associazione culturale PEX
presenta
LOVE’S KAMIKAZE
di Mario Moretti
con Kabir Tavani e Giulia Fiume
regia Claudio Boccaccini
musiche Antonio Di Pofi
scene Eleonora Scarponi
costumi Antonella Balsamo
tecnico luci e fonica Andrea Goracci
organizzazione Daniela Rotunno
durata 90 minuti senza intervallo








