Che cos'hanno in comune un autore contemporaneo spagnolo (Benet i Jornet) e un pittore statunitense come Edward Hopper? Cos'hanno in comune una donna ormai avanti con gli anni, ma solo anagraficamente, e una "badante" giovane e disillusa dalla vita? Fondamentalmente l'atroce tarlo della solitudine, che può assalire improvvisamente chiunque, anche se circondato da un folla di persone.
E la solitudine è il sentimento che gli spettatori hanno applaudito lungamente al termine della piéce "Due donne che ballano", appunto di Josep Maria Benet I Jornet, messa in scena nella resa scenografica tridimensionale - ad opera di Barbara Bessi - di un dipinto di Hopper, reso ancora più verosimigliante dai tagli di luce operati da Gianni Starapoli sulla regia di Veronica Cruciani.
Maria Paiato è la donna "anziana". Una donna come tante (in un'interpretazione così eccellente che "poche" potrebbero starle al pari), che abita in un appartamento in affitto, mal tenuto - "Il padrone di casa non fa niente e mia figlia... eh quella! che cosa le importa!" - dentro al quale, a tenerle compagnia, ci sono solo una serie di fumetti che lei chiama "giornalini" e che ha collezionato durante gli anni conservandone ogni copia gelosamente. "Me ne manca solo uno" dichiara orgogliosa alla "badante" - Arianna Scommegna - che la figlia le ha "appioppato" credendola una "vecchia"! Una "badante" atipica per il conosciuto della società attuale: un'insegnante che ama leggere, e che guarda in maniera quasi oltraggiata quei "giornalini" così ordinatamente allineati.
Due donne nella loro vita hanno "ballato" tanto: a suon di musica, con i loro corteggiatori, con le amicizie, con gli affetti, e anche con la vita, con passi di valzer, in alcuni lenti, o anche a ritmo di rock, "saltellando" tra gli alti e i bassi della vita che forse si possono equiparare alle note alte e basse delle canzoni.
Gigi Proietti ha detto: "Viva il teatro, dove tutto è finto e niente è falso". E mai come nella piéce di I Jornet, che nel realismo attinge e si ispira ad Harold Pinter, le due donne in scena sono Vere. Vere negli atteggiamenti, nella sofferenza, nell'aggrapparsi disperatamente a qualsiasi cosa le faccia stare bene, che siano "giornalini" (messaggio biografico di I Jornet, amante da sempre di fumetti) o l'ipotesi di un nuovo amore o di una giornata vissuta senza pensieri. Nei pomeriggi passati insieme si "affrontano", si confrontano, si "beccano" come ogni donna fa con un'altra, prima di conoscerla, lottando contro la solitudine che attanaglia il loro animo anche quando sono insieme e quindi in una apparente compagnia.
La prima parla come un fiume, esprimendo i sentimenti ed ogni cosa che le passa per la testa scevra da ogni pudore mentre la seconda, nonostante sia amante della letteratura, si esprime a monosillabi ma è capace di grandi gesti, come regalare alla signora l'unico "giornalino" che le manca, in una contraddizione di ruoli che le fa sembrare ancora più vicine al vissuto quotidiano. Così diverse e così simili, così orgogliose e così amiche senza esserlo. Due Donne (e la d maiuscola non è un refuso) che potremmo riconoscere in ogni luogo che frequentiamo se solo fossimo più attenti a ciò che ci circonda. Se solo lo fossimo, ci risparmieremmo tanti errori.
DUE DONNE CHE BALLANO
di Josep M. Benet i Jornet
con Maria Paiato e Arianna Scommegna
regia di Veronica Cruciani
produzione Centro d’arte contemporanea Teatro Carcano – Milano
durata dello spettacolo 1 ora e 40 minuti senza intervallo









