Alcazar (recensione)

Un tema classico per Gianni Clementi, commediografo che ama raccontare la Seconda Guerra Mondiale con la vita degli ultimi

Carmen e Saverio
m&s - Carmen e Saverio (foto © media & sipario)

Utilizzando i tag presenti sul nostro giornale è facile comprendere che apprezziamo da sempre la scrittura di Clementi, che su queste pagine ricorre spesso, e che il prolifico autore romano, e non solo lui, è particolarmente affascinato dalla Seconda Guerra Mondiale, mettendo però attenzione sugli ultimi, su quei poveretti che la guerra l'hanno maggiormente subita, quella popolazione civile e umana che - fortuna loro e della società contemporanea - non ha dimenticata l'applicazione dei buoni sentimenti. Fuori i bombardamenti, le rappresaglie, i rastrellamenti, ma nelle case coesistono sì la fame, ma ancora e anche lo bontà d'animo, perché la guerra - da qualsiasi parte ci si trovi - non può far dimenticare di essere delle brave persone. Ed è il racconto di brave persone che è al centro dell'opera di Gianni Clementi che, nello specifico, vede la regia di Michele La Ginestra e impegnata sul palco la compagnia del Teatro 7 di Roma.

Tra uno che “pija d’aceto” e un altro che “ariva callo callo”, si dipana la storia della "pregiata" Compagnia di Varietà del Commendator Costantino Diotallevi. Due ballerine, Carmen e Iris (Francesca Baragli e Maria Teresa Pascale), non più di primo pelo ed in perenne conflitto, l'impresario caduto in disgrazia (Sergio Zecca) e sua figlia Mariuccia (Ilaria Nestovito), colpita dalla sfortuna nel corpo e nell'animo, Saverio (Tiko Rossi Vairo), ballerino di incerta inclinazione sessuale, un operaio (Alessio Chiodini) inventato ballerino per l'occasione e l'Attore con la "A" maiuscola (Alessandro Frittella), affamato ma ricco di charme. E' con quella che ricorda più l'Armata Brancaleone che una vera compagnia teatrale che il Commendator Diotallevi si appresta a debuttare, appunto, all'Alcazar, un teatro di varietà di terzo ordine, ma anche, in lingua spagnola, fortezza.

E nei momenti di pericolo la fortezza diventa rifugio. Ed è proprio in un rifugio antiaereo, nella Roma del '43/44, che una scalcinata compagnia di varietà, fra un bombardamento e l'altro, è costretta a preparare il nuovo spettacolo. La fame, la crudeltà e l'orrore della guerra si consumano quotidianamente alla luce del sole: gli americani sono sbarcati ad Anzio ormai e i bombardamenti sono sempre più fitti. La crudeltà dei tedeschi cresce esponenzialmente all'avvicinarsi dell'epilogo. Ma in quel luogo non c'è posto per la morte. Per il gruppo di disperati, stare lì in quel rifugio a provare incerti passi di ballo o monologhi comici che non fanno ridere nessuno, o ragionare su come procurarsi, alla borsa nera, la cipria per il trucco, significa esorcizzare il concetto stesso di fine. Le gelosie, le invidie, ma anche la tenerezza e l'amore sono amplificati dalla claustrofobia del luogo, dando luogo a momenti di irrefrenabile comicità e struggente commozione.

Andare in scena a tutti i costi è la loro missione. E solo una missione è in grado di cementare l'unione fra persone, caratteri tanto diversi. Dove, se non all'Alcazar, potrebbe debuttare simile compagnia? A beccarsi gatti morti, fischi, sberleffi. Ma il vero Alcazar, la vera fortezza, il vero rifugio dei nostri eroi continua ad essere per sempre quel buco umido, buio. Il rifugio delle loro anime. La resistenza al destino. Il luogo della speranza.

Officina Teatrale
in collaborazione con Teatro 7
presenta
ALCAZAR
di Gianni Clementi
con Sergio Zecca, Francesca Baragli, Alessio Chiodini, Alessandro Frittella, Ilaria Nestovito, Maria Teresa Pascale, Tiko Rossi Vairo
regia Michele La Ginestra
aiuto regia Ilaria Mariotti 
disegno luci Niccolò Santibelli
costumi sartoria Teatro 7 
scene Opusincertum

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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