Ballantini & Petrolini (recensione)

Dario Ballantini e Ettore Petrolini: sette volti per un genio della comicità italiana

Ballantini & Petrolini
m&s - Ballantini & Petrolini (foto © Pino La Pera)

Tra camerino a vista, costumi originali, musica dal vivo e omaggi pittorici, Ballantini riporta in scena le maschere immortali create da Petrolini, in un atto unico che unisce memoria e metamorfosi.

Nel segno della metamorfosi scenica e della memoria teatrale, Ballantini e Petrolini riporta sul palco sette tra le più celebri creature del comico romano nato a fine Ottocento. Gigi II Bullo, Salamini, la Sonnambula, Amleto, Nerone, Fortunello e Gastone si avvicendano in un flusso ininterrotto, ciascuno con il proprio abito, il proprio naso e una precisa impronta vocale e gestuale.

Dario Ballantini, fedele alla sua consueta ostinazione per il camuffamento totale, costruisce un atto unico che è al tempo stesso omaggio, rievocazione e laboratorio a vista. La scenografia è essenziale e allo stesso tempo suggestiva: una serie di lampadine sospese crea un’atmosfera sospesa tra camerino e palcoscenico, modulando gli effetti luce in sintonia con l’azione.

Al centro, la postazione del camerino aperto diventa il cuore pulsante dello spettacolo: qui Ballantini si trucca, si veste, racconta aneddoti, svela trucchi del mestiere e riflette sulla comicità di ieri e di oggi. Sulle pareti, i quadri di Petrolini dipinti dallo stesso attore, ulteriore segno di un legame artistico e personale. I costumi, disposti in bella vista, attendono il momento di essere indossati; ogni trasformazione è parte integrante della drammaturgia, scandita dall’annuncio del personaggio successivo. Un cono di luce accende la scena al suo ingresso, mentre il naso – elemento variabile e sempre presente – diventa una sorta di firma identitaria di ogni figura.

L’arte di Ballantini sta nella capacità di trasformarsi completamente, non solo attraverso il trucco e i costumi, ma soprattutto grazie a un controllo minuzioso della voce, del ritmo e del linguaggio del corpo. Ogni personaggio è restituito con coerenza e precisione di dettagli, dalle inflessioni dialettali alla postura, fino alla gestione dei silenzi. Questa grande abilità, maturata in anni di palcoscenico e televisione, gli consente di passare da una figura all’altra con una naturalezza che sorprende e diverte, mantenendo sempre alto il livello di energia.

Il trasformismo di Ballantini non è mai puro esercizio stilistico: dietro ogni maschera c’è uno studio accurato, un rispetto per l’originale e la volontà di restituirne lo spirito, senza rinunciare a un tocco personale. Si percepisce la sua doppia anima di interprete e artista visivo: lo stesso sguardo che usa per ritrarre Petrolini sulla tela sembra guidarlo anche nel restituirlo in scena, lavorando per luci e ombre, colori e sfumature. La regia di Massimo Licinio accompagna questo susseguirsi di apparizioni mantenendo intatto il ritmo tra cambi e interpretazioni, valorizzando lo spirito artigianale e innovativo che fu di Petrolini.

A intervallare la scena, compaiono di tanto in tanto il regista, il musicista e la coordinatrice, offrendo brevi interventi sul metodo con cui Ballantini affronta il lavoro di interpretazione e trasformazione. La musica dal vivo, affidata al virtuoso fisarmonicista Marcello Fiorini - anche arrangiatore delle melodie petroliniane - è parte integrante della messinscena. È lui ad aprire lo spettacolo, ad accompagnare ogni quadro e a farsi partner scenico dell’attore, soprattutto nella sequenza dedicata a Nerone, dove interpreta il popolo interagendo al buio. Il dialogo tra i due, fatto di battute, interventi musicali e improvvisi scambi di ruolo, arricchisce il tessuto comico e ne moltiplica le sfumature.

Prima del finale, Ballantini veste i panni di Gastone, icona assoluta del repertorio petroliniano, restituendone canto, gestualità e spirito. Poi il registro cambia: la comparsa del clown porta in scena un’altra maschera, sostenuta dalle immagini proiettate di un circo. Una grossa e grassa risata riempie lo spazio, poi il buio cala come un sipario invisibile. Il pubblico risponde con calore, alternando risate a momenti di silenzio attento, quasi a voler catturare ogni dettaglio delle trasformazioni.

In sala si avverte un’attenzione costante, alimentata dall’energia che arriva dal palco e dalla complicità che Ballantini sa creare con chi lo osserva. Ballantini e Petrolini non è solo uno spettacolo di imitazione, ma un esercizio di trasmissione: un ponte tra il genio di Ettore Petrolini e il pubblico di oggi, in cui il travestimento diventa atto poetico e la risata si mescola al rispetto per un patrimonio artistico ancora vivo. In questa operazione, il talento di Ballantini emerge in tutta la sua completezza: attore, trasformista, cantante, pittore, narratore. Un artista che non si limita a interpretare, ma rielabora, traduce e consegna al presente un patrimonio che rischierebbe altrimenti di sbiadire.

"BALLANTINI & PETROLINI"
atto unico tratto dalle opere di Ettore Petrolini
scritto e interpretato da Dario Ballantini
fisarmonica Marcello Fiorini
regia Massimo Licinio
scenografia Sergio Billi
costumi Dario Ballantini, Nadia Macchi
sartoria Enrica Bombardieri
direzione tecnica Claudio Allione
accessori trucchi Mariangela Palatini
coordinamento produzione Nadia Macchi
durata un atto unico di 70 minuti

teatrante
Attore, regista e formatore (docente di mimo, maschera e movimento). Svolgo attività teatrale in carceri, scuole e comunità, combinando arte e impegno sociale. Il mio tempo e le mie energie sono dedicate alla diffusione e alla pratica del teatro in tutte le sue forme.
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