Bus Stop (recensione)

I Five Quartet Trio danno corpo a tutta la fantasia del teatro per ragazzi che diverte e molto anche gli adulti

Bus Stop
m&s - Bus Stop (elaborazione AI © Google Gemini)

Come succede a tante altre persone, ogni giorno, ci posizionamo in attesa dell'autobus, alla fermata della linea 543. Il mezzo pubblico dovrebbe passare a minuti e percorrere Via A. De Luca, Via C. Fondelli, Via G.F. Venturini e teminare la sua e la nostra corsa a Largo Del Trio. Abbiamo ancora del tempo e non avendo altro di meglio da fare osserviamo l'umanità attorno a noi.

Un operaio, visibilmente assonnato, trascina stancamente la sua cassetta degli attrezzi fino all'indicazione dell'orario. Un'altra persona, dall'aspetto dell'impiegato puntiglioso, raggiunge la stessa fermata guardando più e più volte l'orologio. E comincia l'attesa per un autobus che non passa... in realtà ne passano due, ma entrambi lasciano a piedi i diversi eppur simili personaggi, che reagiscono al contrattempo in modi diversi: tamburellare nervoso di dita sulla ventiquattrore per l'impiegato che scruta nervosamente l'orizzonte in attesa di un nuovo arrivo, lanciare improperi tra sé e sé per l'operaio fino al cadere, dall'alto, di una pallina che sembra essere sbucata dal nulla. La pallina è invece stata lanciata da uno strano individuo che, calandosi dalla struttura del bus stop (prima era nascosto da una fotografia che emblematicamente dichiarava "Change your life"), trascina i due pendolari in un'atmosfera surreale con giochi di acrobazia, esercizi di giocoleria ed equilibrismi, spostando spesso indietro le lancette dell'orologio sopra la fermata.

La nostra memoria va al Labyrinth di Jim Henson (1986), dove il protagonista Jared, interpretato da David Bowie, incanta gli spettatori facendo ruotare delle sfere trasparenti tra le mani. Così i tre acrobati-giocolieri del Five Quartet Trio (da qui il numero del bus) che riescono ad affascinare grandi e piccini con palline che da una diventano tre, poi quattro e cinque. Le esclamazioni di sorpresa dei bambini (e anche dei grandi) seguono questa inaspettata forma espressiva di circo concettuale con attenzione e coinvolgimento. Apparentemente senza trama, lo spettacolo risveglia più di una curiosità non solo nei bambini: Ma quello mette indietro l'orologio della fermata, perché non vuole smettere di giocare? Ma la caffettiera ha fatto il caffè veramente? Ma come fa a stare sul palo tenendosi solo per le gambe?, sentiamo attorno a noi.

La trama, anche se seminascosta dalla spettacolarità delle acrobazie c'è e fa pensare. Quante volte a una fermata dell'autobus abbiamo incontrato personaggi simili a quelli che stiamo vedendo? Forse la mattina presto non si mettono a fare la verticale o tirano fuori dalla sacca un caffettiera per offrire il caffè (ma quanto ci piacerebbe a volte!) ai presenti, ma sicuramente le caratteristiche dei tre non sono tanto dissimili da quelle di un normale pendolare. E la pallina? Probabilmente il simbolo del mettersi in gioco, affrontando le proprie fantasie, tornando un po' fanciulli. E lo spostare indietro indietro il tempo? Il simbolo forse della poca importanza che si dà agli altri durante la normale frenesia quotidiana. Magari guardando un po' di più, ci si accorgerebbe non solo delle differenze, ma anche delle somiglianze. E l'autobus? L'autobus ripassa e i protagonisti scelgono di non prenderlo perché a volte perdere un treno, ops! un autobus, non è così sbagliato! Poi, tanto, ne arriva sempre un altro.

Five Quartet Trio
presenta
BUS STOP
di e con Alessandro De Luca, Cristiano Fondelli e Giulio Venturini
regia Adrian Schvarzstein
coproduzione  Festival Mirabilia

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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