Il cantante britannico Sting racconta in eccellenza musicale il dramma delle donne cilene, cui la dittatura ha strappato via figli, padri e mariti, Il poetico testo della Compagnia Tetraedro, con la regia a quattro mani di Francesco Cerra e Franco Heera Carola, rivolge la propria attenzione ad un'altra forma di "sottrazione", che da decenni spoglia il Sud d'Italia per favorire lo sviluppo del Nord, ora, del Belgio e dell'Europa, negli anni '50, degli Stati Uniti, ad inizio del XX Secolo. Un racconto di assenza di lavoro, di assenza dalla famiglia, di assenza di prospettive presenti e future. Un racconto simbolico di abiti che ballano da soli, in attesa che i loro "contenuti" tornino indietro, a casa, sempre che lo faranno mai.
Si susseguono davanti ai nostri occhi le montagne, la pianura, i campi che oggi sono deserti ma dove lavorano quasi esclusivamente braccia provenienti da terre lontane... Inerpicandosi lungo strade tortuose che oggi appaiono minacciose ma d'estate abbagliano per la loro vivacità (un trionfo di colori, frutti, alberi) si oltrepassa l'incrocio ed ecco la città abbarbicata sul monte: doveva essere molto bella una volta, prima che la frenesia di un abusivismo edilizio selvaggio prendesse il sopravvento... Lasciata la città sulla sinistra, ci si arrampica ancora più in alto... Si entra in un piccolo paese. Pochi abitanti. Le stradine strette e tortuose lasciano intravedere il vecchio centro storico. Casette basse, a due piani. Il paese è famoso per i suoi minatori.
La nota di regia che abbiamo riportato identifica così un piccolo paese della Calabria, dove solo le compagne vivono, in attesa di quel passaggio mensile (quando va bene) dei loro uomini (mariti, padri o figli, poco importa), che "scendono" al paese per prendersi qualche giorno di riposo e spurgare i polmoni dalla polvere delle miniere prima e degli scavi dell'alta velocità (che procede così tanto a rilento) oggi. Un solo attore è il simbolo dei tanti uomini in miniera e tante sono le donne (anche in scena) che attendono che la loro porta di casa si apra e una voce maschile annunci di essere "arrivato", la solita accoglienza festosa, con la speranza - sempre vana - che non lo faccia solo per il fine settimana o per le ferie estive. E quando la voce maschile si ferma, la tuta di lavoro viene gettata in terra, messa in lavatrice per pulirla dalla fatica e dalla sofferenza. Poi verrà stirata e preparata per essere indossata di nuovo, sempre troppo lontano dalla loro casa.
Le "donne" protagoniste rendono perfettamente i piccoli e grandi drammi personali di solitudini, di veniali voglie di riscatto, di giustificabile (quanto inutile) gelosia nei confronti di chi è lontano per lavorare, ma potrebbe essere distratto da "altro", di giornate passate davanti alle fiction televisive. Ma si fanno i conti anche con la sostenibilità di un possibile ricongiungimento familiare "al Nord", che non viene visto come un semplice luogo geografico (siamo lontanissimi dalle atmosfere di alcune commedie cinematografiche di successo), ma identificato come un nemico crudele che divide le famiglie e gli affetti, offrendo in cambio il miraggio della sopravvivenza. Un solo attore per simboleggiare tutte le sfaccettature degli assenti, che mutano l'abito da sposo nella tuta da lavoro, dalla fanciullezza passata al sole al buio del turno sottoterra, scandito dalla sequenza tot giornate di lavoro e tot di riposo.
Il testo è costantemente pervaso dalla malinconia, costruito in maniera superbamente efficace per lasciare un ricordo visivo, affidato non solo alle parole, ma anche a tanti gesti e ben calibrati elementi scenici (bellissima la proiezione nel baule!) che contribuiscono alla resa drammaturgica. Perfetti anche gli innesti sonori originali. Assistendo alla spogliazione teatrale del Sud di questo Paese, abbiamo in mente altre forme di proteste, sempre teatrali, come Petrolio (Basilicata) e M-Ilva (Puglia), simboli di come almeno la Cultura da sempre si sia accorta di quello che succede e sia comunque rimasta una voce inascoltata. Indipendentemente dal messaggio sociale, L'assenza è uno spettacolo da vedere, anche per comprendere che quella stessa spogliazione è stata ed è perpetuata nei confronti del Sud del Mondo: servirà a poco, ma essere consapevoli, in Teatro e fuori, è sempre un arricchimento, mai una sottrazione.
L’ASSENZA
di Tetraedro Compagnia Teatrale
consulenza ai testi Francesca Tardani
regia Francesco Cerra e Franco Heera Carola
con Alessandra Caruso, Eleonora Faccenda, Ylenia Di Luigi, Elisa Mazzoni, Moira Persi, Raffele Risoli, Giovanna Saccà
disegno luci Stefano Berti
costumi Nicoletta Di Paolo e L’Orlo di Munch
contributo video Stefano Fiori
contributo musicale Fabrizio Mecali e Rolando Macrini
durata 70 minuti, escluso intervallo









