Mozza (recensione)

Miglior Drammaturgia, Miglior attrice e Fringers to fringers al Roma Fringe Festival 2016

immagine di una ragazza in un barchino
m&s - Claudia Gusmano è Mozza (foto © Alessandro Pantano)

Un racconto teatrale - intimo e appassionato - che si staglia contro le mille tempeste che ostacolano la voglia di libertà della sua protagonista.

"Mozza" è una ragazza come tante, ma diversamente da tante ha scelto di praticare - non le è stato imposto - un mestiere da uomo in mezzo ad altri uomini, ma senza rinunciare al suo sorriso femminile (o al trucco appena accennato). Sta bene solo in barca, malgrado la mancanza del timone, perché Mozza il mare lo sente e lo vive, malgrado tutto e tutti, malgrado i consigli e la poca comprensione di chi non vuole accettarla così diversa dalle altre ragazze, così caparbiamente non allineata. Dopotutto lei è nipote di pescatore e la rete la sente come parte del suo sé, anche se esiste la regola "ognuno nella vita non fa quello che vuole ma solo quello che può". Ma chi dice che le regole sono tutte giuste e che tutte vanno obbligatoriamente rispettate? Chi ha deciso che ci si deve obbligatoriamente omologare?

Pesca forza tira pescatore / Pesca e non ti fermare / Poco pesce nella rete / Lunghi giorni in mezzo al mare / Mare che non ti ha mai dato tanto / Mare che fa bestemmiare / Quando la sua furia diventa grande / E la sua onda è un gigante

Mozza in poco meno di un'ora di monologo propone al pubblico la stessa forza, intensità, dramma e poesia che troviamo, ma in musica, in "Pescatore", duetto del 1980 tra Pierangelo Bertoli e Fiorella Mannoia. In entrambi i casi sono piccoli racconti di vita, difficili da comprendere, se nella vita si ha scelto di fare altro, o si ha scelto di non scegliere, per quieto vivere o per maggiore comodità. Ma che alternative ha chi nella vita è nata in una famiglia di marinai? Se non quella di andare per mare, ad ogni costo? Mozza deve stare in mare, perché il mare è la sua stessa fonte di vita, non è un pesce, perché respira aria e mangia cibo terrestre, ma da quel liquido chiaro trae la sua stessa essenza e senza non può sopravvivere. ”Mozza a mare deve stare“. Unico compromesso per una navigazione così difficile, la campana che la ragazza può suonare in caso di estrema difficoltà, per essere riportata a riva, ma è anche un personale simbolo di resa. La suonerà mai?

Un monologo complesso ma ben fatto, come un abito di buona sartoria, ovviamente cucito su misura della sua unica protagonista, ma come tutti i vestiti pensati bene è facile collocarlo in altri ambiti per divenire poi, quando ne viene preso possesso dallo spettatore, una metafora per qualsiasi altro libero pensiero, perché come Mozza anche chi la ossrva ha la libertà di trarre dal testo quel sentimento che maggiormente aggrada, dal puro spettacolo teatrale al racconto di libertà o emancipazione, o il rifiuto delle convenzioni.

Abbracciando temi letterari, che vanno dall'ovvio "Moby Dick" di Melville al più delicato "Gabbiano" di Bach o al "Robinson" di Defoe, Claudia Gusmano porta in sala una piccolo bomboniera, custodita gelosamente come lo scrigno pieno di gioielli di un pirata, che necessita di tutte quelle accortezze sceniche (non tutto ha funzionato nella serata cui abbiamo assistito per la prima volta) che quando non girano a dovere tolgono concentrazione a chi sta sul palco e piacere di visione a chi sta in platea. Ma, fortuna e piacere nostro, abbiamo recuperato successivamente.

Nelle mille difficoltà contro le quali si staglia il marinaio (ma anche il teatrante) può sempre succedere che qualcosa vada storto, fortunatamente c'è poi il porto sicuro dell'applauso che saluta il ritorno della piccola barca e la speranza - diciamo certezza - che il prossimo mare non sarà poi così in burrasca. Perché di sicuro un prossimo mare, ancora più bello, già è pronto per essere navigato e un nuovo pubblico è già in attesa di applaudire il ritorno in porto, prima di partire nuovamente.

MOZZA
di e con Claudia Gusmano
aiuto regia Laura Palmeri
musiche Ermanno Dodaro
disegno luci Michelangelo Vitullo
scenografia Martina Picchioni e Letizia Cascialli
regia Claudia Gusmano
durata un atto unico di circa 60 minuti

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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